Ad Adriano Olivetti Steve Jobs rubò l'idea e nacque Apple

«Picasso ripeteva che “i buoni artisti copiano, i grandi artisti rubano”. E noi non ci siamo mai vergognati di rubare grandi idee», amava dire Jobs. Per uno come il cofondatore di Apple Inc. equivaleva a un sincero riconoscimento.  

Considerate la vostra semenza NERDi$$imi: precussori, inventori, filosofi, ideatori del futuro nel tempo moderno. Perché questo nostro mondo, fatto di personal computer, smartphone e Internet, si è sviluppato grazie a due invenzioni: il microprocessore e il touchscreen.

Inventare delle cose ma sono già state inventate tutte! 

Paolo Monti Servizio fotografico BEIC 6337225 creative Common360px Apple Piazza Liberty

Negozio Olivetti (Venezia) ha ispirato l'architettura degli attuali Apple Store 

Adriano Olivetti

Olivetti Manifesto M1Primo manifesto della macchina per scrivere Olivetti M1

Affascinante la personalità di Adriano Olivetti, singolare la sua storia per l'Italia del tempo e ancor oggi per l'intera Europa: figlio di Camillo, ebreo, e di Luisa, valdese, nacque l’11 aprile 1901 sulle colline piemontesi, nei pressi di Ivrea. La sua vivace personalità e la forte inclinazione alla ricerca e alla sperimentazione lo portarono a interessarsi di ingegneria, chimica, urbanistica, politica e cultura. 

Le sue capacità manageriali e di gestione aziendale resero l’Olivetti la prima azienda del mondo nel settore dei prodotti per ufficio: era profondamente convinto che lo sviluppo industriale potesse armonizzarsi con l’affermazione dei diritti umani e con la democrazia partecipativa, sia dentro sia fuori della fabbrica.

Direttore e poi presidente della Società fondata dal padre Camillo fu oppositore, all’avanzante regime fascista, come militante attivo. Ad esempio, con Sandro Pertini, Ferruccio Parri e Carlo Rosselli fu tra i liberatori di Filippo Turati.

«La sfida di mio padre si è giocata su questo campo: su un radicale cambiamento di mentalità rispetto al mito del progresso e del profitto a tutti i costi sulla pelle dei lavoratori. Al contrario, la fabbrica era considerata uno strumento di crescita del territorio, per migliorare le condizioni di vita di tutti, con un welfare su misura, servizi, educazione e appunto, cultura», racconta Laura la figlia di Adriano.

«Abbiamo portato in tutti i villaggi le nostre armi segrete: i libri, i corsi, le opere dell’ingegno e dell’arte. Noi crediamo nella virtù rivoluzionaria della cultura che dona all’uomo il suo vero potere». Così riassumeva le sue convinzioni di Fabbrica-Comunità e quell’utopia di un’economia che si muovesse verso il fine più alto dello sterile e crudo indice del profitto e aprisse la strada a un cammino di civiltà e di elevazione per tutti.

Sin dal 1930 e fino al 1960 Adriano Olivetti affrontò per primo i problemi dell'ambiente, della tutela del territorio e dello sviluppo compatibile. Mise in guardia sulla natura non infinita delle risorse naturali, impegnandosi direttamente nelle iniziative che riteneva utili alla comunità.

La materia da lui prediletta era  l’urbanistica. Le competenze di Olivetti si ampliarono a tal punto che nel 1956 fu eletto sindaco di Ivrea, successivamente direttore del piano regolatore della Val d’Aosta e poi presidente dell’Istituto nazionale di urbanistica (Inu).

L'Olivetti

«L'anno 1908, li 29 del mese di ottobre nella città di Ivrea ed in loco proprio del Signor Ing. Camillo Olivetti situato alla regione Ventignano e Crosa, avanti a me Gianotti Cav. Felice regio notaio iscritto presso il Collegio Notarile di Ivrea, ivi residente ... »

Il capitale sociale iniziale fu di 350.000 lire, Camillo vi partecipò con 220.000 lire costituite dal valore di alcuni terreni e di un fabbricato industriale. Sul tetto della fabbrica a due piani in mattoni rossi venne affisso un cartellone, grandissimo che riportava la scritta: ING. C. OLIVETTI & C. PRIMA FABBRICA NAZIONALE MACCHINE PER SCRIVERE.

 Olivetti S.p.A. è, oggi, una società del gruppo Telecom Italia che opera nel settore dell'informatica. È ricordata come una tra le aziende più importanti al mondo nel campo delle macchine per scrivere, da calcolo e dell'elettronica. 

 

Federico Faggin

 faggin ObhamaTrova lavoro alla Olivetti a Borgolombardo, vicino Milano. Giovane e appena diplomato costruisce un computer da solo.
«Di dimensioni ridotte, grande quanto un piccolo armadio. Un lavoro che poi, in piccola parte, servirà per arrivare all' Olivetti "Programma 101", il primo personal computer al mondo».

Negli anni ’70 parte per la California ed entra in contatto con il già vivace mondo della Silicon Valley: da allora non tornerà più in Italia. Dice di essere favorevole ai ragazzi che decidono di fare esperienze all’estero perchè in Italia mancano molte possibilità. Lavora per la Intel una start up; e mette a punto il primo microchip che consente di ridurre drasticamente le dimensioni dei pc e di renderli dunque usabili da tutti.

La California e l'invenzione del microprocessore 4004.
«Il risultato di una serie di conoscenze accumulate fino a quel momento tra il lavoro fatto all' Olivetti, università e prime esperienze lavorative alla Fairchild e alla STMicro».

La sindrome NIH - Not Invented Here (non inventato qui).

«Nelle grandi imprese ci sono diversi gruppi di lavoro e ciascuno di questi, per principio, si rifiuta di mettere in pratica l' invenzione di un altro, anche se avvenuta all' interno della stessa azienda. Così impieghi più tempo a far accettare la scoperta che a farla. La ricerca e la realizzazione dei prototipi richiedono investimenti e i soldi li ottieni solo dimostrando che quell' invenzione farà decollare i fatturati.

Dovendomi occupare anche della parte imprenditoriale dei miei progetti, tanto valeva mettermi in proprio».

ZiLOG

Fonda una nuova società in California nel 1974 dopo aver lasciato Intel, e dopo aver lavorato sull'Intel 8080. Qui inizia la produzione ed il notevole successo dello Z80. ZiLOG introdusse CPU a 16-bit (lo Z8000) e a 32-bit (lo Z80000), ma non ebbero grande successo e la compagnia si concentrò sul mercato dei microcontroller, producendo sia CPU base che circuiti integrati per applicazioni specifiche (ASIC) e prodotti standard (ASSP) progettati attorno a CPU. 

«Vendetti la Zilog e fondai altre start up. Avevo guadagnato abbastanza da smettere di lavorare, ma il mio motore non sono i soldi. Nel 1986 cominciai a interessarmi di intelligenza artificiale utilizzando le reti neurali. Dicevano che erano stupidaggini, fantascienza.»

La Zilog divenne una sussidiaria di Exxon nel 1980, ma la dirigenza ed i dipendenti la ricomprarono nel 1989. Divenne pubblica nel 1991, ma fu acquisita nel 1998 dalla Texas Pacific Group, che, a seguito del crollo del prezzo dei chip, riorganizzò la compagnia secondo il capitolo 11 del codice di bancarotta statunitense, sul finire del 2001. Ha centri di ricerca e sviluppo a San Jose in California, a Meridian nell'Idaho, a Seattle nello Stato di Washington, a Bangalore in India ed a Shanghai in Cina. Ancora oggi, a 45 anni dalla sua introduzione, ZiLOG produce e commercializza il suo prodotto più famoso, lo Z80, che si è dimostrato essere una tra le più longeve CPU mai realizzate, impiegata in una moltitudine di sistemi embedded.

 

Synaptics

L'azienda sviluppa soluzioni di interfacciamento umano per aziende di elettronica come Apple, ASUS, Dell, HP, LG, Logitech, Nokia, Samsung, Sony, Sony Ericsson, Toshiba e altre. La produzione si concentra soprattutto su componenti hardware come touchpad e touch screen, utilizzati per le più svariate funzioni e applicazioni su personal computer, notebook e smartphone.
«In base ai parametri sociali dominanti, avevo raggiunto tutto ciò che occorreva per essere felici. Invece ero più insoddisfatto di quando avevo cominciato. Avevo contribuito a creare macchine che, secondo la vulgata comune, prima o poi avrebbero fatto meglio dell' uomo. Ma proprio questo materialismo, secondo il quale tutto si risolve sul mercato, mi sospingeva in una profonda crisi»

Steve Jobs

 Steve Jobs non è ancora nato, quando, nel 1954, Adriano Olivetti chiede agli architetti Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti e Ernesto Rogers di progettare un negozio al numero 584 della Fifth Avenue di New York, tra la 44esima e la 45esima strada, nessuno può sapere che quel negozio è destinato a diventare l’Apple Store più bello di sempre. Un negozio che il Time definisce «il più bello della Quinta Strada», mette in vetrina visioni e intuizioni che avrebbero scritto la storia dell’elettronica nei successivi cinquant’anni.

negozio olivetti new yorkLa Apple nascerà 22 anni dopo, nel 1976. 

Difficile, dopo di Adriano Olivetti, pensare davvero “differente”. Il design dei prodotti Apple - così come quello dei suoi negozi - è piuttosto l’incarnazione meglio riuscita di quelle intuizioni. L’evoluzione compiuta.
«Picasso ripeteva che “i buoni artisti copiano, i grandi artisti rubano”. E noi non ci siamo mai vergognati di rubare grandi idee». Parola di Steve Jobs. Per uno come lui, che ai suoi collaboratori diceva «Meglio essere pirati, che arruolarsi in marina!», equivaleva a un sincero riconoscimento.

 Apple

Alla fine degli anni ’70, quando i due Steve cercavano disperatamente degli investitori per la loro neonata mela morsicata. Proprio questa ricerca di fondi ha prodotto l'incontro tra Carlo De Benedetti, ai tempi alla guida di Olivetti, e i giovani precursori dell’informatica consumer. L'incontro, purtroppo, non produsse risultati, peccato per tutti.

Racconta in seguito De Benedetti «È vero, ho conosciuto Steve Jobs e Wozniak, smanettavano su delle piastre elettroniche. È stato proprio Wozniak, e non Steve Jobs, a farmi la proposta: mi chiedeva 200.000 dollari per finanziarli, in cambio del 20% della Apple. […] Io allora con la Olivetti ero in bancarotta. Però è vero: è stato l’errore più grande della mia vita».

Mai riuscito a rispondere compiutamente alle uniche importanti domande della vita: “quanto costa?”, “quanto ci guadagno?”. Quindi “so e non so perché lo faccio …” ma lo devo fare perché sono curioso.

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