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Al popolo di ragazze e ragazzi l'eredità del 25 aprile


l'Elaborazione del lutto.

L'Europa a 75 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, WWII (1º settembre 1939 - 8 maggio 1945), non riesce ancora ad elaborare il lutto e gli sconvolgimenti che si produssero nel secolo "breve".

Da una parte i vincitori che a vario titolo ne raccontano la loro personale rappresentazione, dall'altra i vinti tra i quali l'Italia. Che fuori dal coro propone di se stessa più d'una rappresentazione tutte inacettate o ignorate dai vincitori.

Con il proclama di armistizio Badoglio l'8 settembre 1943  annuncia l'entrata in vigore dell'armistizio di Cassibile firmato dal governo Badoglio per il Regno d'Italia con gli Alleati della seconda guerra mondiale.

È il trattato di pace firmato a Parigi fra l'Italia e le potenze alleate che mette formalmente fine alle ostilità.

tre popoli una guerra

I suoi contenuti erano stati definiti a seguito dei lavori della Conferenza di pace, svoltasi parimenti a Parigi, tra il 29 luglio e il 15 ottobre 1946.

Le potenze definite come "alleate ed associate", firmatarie del trattato furono: l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, l'Impero Britannico (Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord), India, Australia, Canada, Nuova Zelanda, Unione del Sud Africa gli Stati Uniti d'America, la Repubblica di Cina, la Francia, il Belgio, la Repubblica Socialista Sovietica di Bielorussia, il Brasile, la Cecoslovacchia, l'Etiopia, la Grecia, i Paesi Bassi, la Polonia, la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.

Il trattato prevedeva una clausola specifica (articolo 16) per proteggere militari e civili che, fin dall'inizio della guerra, avevano appoggiato gli Alleati: "L'Italia non incriminerà né molesterà i cittadini italiani, particolarmente i componenti delle Forze Armate, per il solo fatto di aver espresso simpatia per la causa delle Potenze Alleate e Associate o di aver svolto azioni a favore della causa stessa durante il periodo compreso tra il 10 giugno 1940 e la data di entrata in vigore del presente trattato".

Ai sensi dell'art. 90 dello stesso, il trattato entrò formalmente in vigore all'atto del deposito simultaneo delle ratifiche dei quattro grandi (USA, URSS, Gran Bretagna e Francia) e dell'Italia, avvenuto al Ministero degli Esteri francese il 15 settembre 1947.
L'art. 45 prevedeva, altresì, l'impegno dell'Italia di assicurare l'arresto e la consegna, ai fini di un successivo giudizio, di tutte le persone accusate di aver commesso o ordinato crimini di guerra. L'Italia, in seguito, riuscì a ottenere la rinuncia all'applicazione di tali clausole, impegnandosi a provvedere direttamente al giudizio di tutti i presunti criminali individuati dalla Commissione ONU.

Nel frattempo dal 4 all'11 febbraio 1945 presso Livadija (3 km a ovest di Jalta), in Crimea, nel pieno degli orrori della guerra mondiale, fu tenuta la Conferenza di Jalta nel quale i capi politici dei tre principali paesi Alleati presero decisioni importanti sul proseguimento del conflitto, sull'assetto futuro della Polonia, e sull'istituzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. La conferenza era identificata nei documenti segreti con il nome in codice "Argonaut".

I protagonisti furono Franklin Delano RooseveltWinston Churchill e Iosif Stalin, capi rispettivamente dei governi degli Stati Uniti d'America, del Regno Unito e dell'Unione Sovietica.

Lo svolgimento della famosa conferenza e le decisioni politico-diplomatiche che furono raggiunte hanno dato luogo ad accese controversie in sede di analisi storiografica e di polemica politica internazionale.

Per alcuni fu considerata l'origine della Guerra fredda e della divisione dell'Europa in blocchi contrapposti a causa soprattutto dell'aggressivo espansionismo sovietico, secondo altri analisti, politici e storici rappresentò invece l'ultimo momento di reale collaborazione tra le tre grandi potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, i cui risultati sarebbero stati vanificati soprattutto a causa di una serie di decisioni prese da parte occidentale, e di situazioni verificatesi nei mesi seguenti del 1945.

La Storia non si può riscrivere ma si possono correggere omissioni o smentire leggende storiche affermatasi in letteratura.

Resistenza e partigiani

In Italia il 1943 è l’anno cruciale per le sorti della guerra e per quelle del regime fascista, e vede il consolidarsi di un movimento di opposizione organizzato (politico e militare), che prende il nome di Resistenza. La sconfitta delle Armate dell’Asse sul fronte orientale a Stalingrado e su quello dell’Africa Settentrionale a El Alamein, lo sbarco degli americani in Marocco e Algeria e la ripresa del controllo sul Mediterraneo determinano un mutamento nell’andamento delle operazioni belliche: l’iniziativa passa infatti alle forze alleate contro le dittature nazifascista.

Le notizie che vengono dal fronte incoraggiano i movimenti di opposizione interna al regime ormai in affanno; nel marzo del 1943, nelle città industriali del nord, si verifica un’ondata di scioperi di massa – i primi dopo vent’anni di dittatura – che assumono un evidente carattere politico: le richieste economiche di aumenti salariali e di migliori razioni alimentari sono accompagnate dalla richiesta di porre fine alla dittatura e alla guerra.

Negli anni che precedono la guerra d'Europa, poi divenuta seconda guerra mondiale, l'europa fu teatro di fortissime tensioni. Che si tradussero in ditttature che offrirono spazio e linfa per insane ideologie. Leader, movimenti poi partiti politici si impadronirono di stati e nazioni come Italia, Spagna e Germania. Si produssero al contempo anticorpi, oggi celebrati con sempre minor attenzione sotto il nome di Resistenza.

Alcune Nazioni non ebbero modo di produrre questi anticorpi, altre non ne ebbero necessità e furono interessate a difendere, con gli eserciti, gli aspetti commerciali, economici e finaziari propri o di altre (nazioni) e più potenti.

Successe dunque che i movimenti di resistenza organizzati nei vari paesi occupati dalle armate di Hitler in Europa acquistarono ciascuno una propria fisionomia particolare dovuta alle condizioni di ciascun paese, alla sua situazione politica, economica, militare e diplomatica che ne delinea i tratti essenziali, gli scopi e le finalità.

La Resistenza in Germania, una storia di tragedie molto complicata

La resistenza contro Hitler è tragica per vari motivi: è tragica perché ha costato la vita a decine di migliaia di persone ( i tedeschi rinchiusi nelle carceri e nei Lager sono oltre 800 mila; ben 350 mila sono quelli morti nei lager, nelle prigioni, fucilati, impiccati o uccisi dalla mannaia del boia). È tragica perché è sempre rimasta una resistenza di persone o di gruppi isolati che agivano indipendentemente tra di loro e che non avevano mai una base forte nella popolazione come per esempio la resistenza in Francia, in Italia o in Iugoslavia.

La protesta dissennata di Rosenstrasse in quel marzo del '43

Sfidarono il Führer, lo sconfissero, eppure la loro vicenda è scivolata nelle pieghe della storiografia ufficiale, talvolta mortificata a pie' di  pagina, per mezzo secolo ostinatamente amputata di voci e di volti.

L'attentato a Hitler. Il colonnello Claus von Stauffenberg stimato da vivo e dimenticato da morto

Molto si è discusso sul fatto che l'attentato a Hitler del 20 luglio 1944 sia stato messo in atto quando la sconfitta era ormai certa, con i Russi che premevano verso il Reich e gli alleati saldamenti attestati in Francia. Fu il colonnello Claus Schenk von Stauffenberg che pose le due bombe per uccidere Hitler all'interno della Wolfsschanze, il quartier generale del Führer, sito a Rastenburg, nella Prussia Orientale.  Una stanza è stata dedicata al colonnello von Stauffenberg nel Gedenkstätte Deutscher Widerstand (Memoriale della Resistenza Tedesca). Ma sull'operazione Walkiria, (nome in codice dell'attentato) come episodio da ascrivere nella storia della Resistenza le opinioni rimangono controverse, e il Memoriale della Resistenza Tedesca non è uno delle mete dei "tour turistici". 

Morte del partigiano - Spagna foto Live

Spagna e le Brigate internazionali

La Guerra Civile spagnola è considerata la “prova generale della seconda guerra mondiale”. In primo luogo, per la contrapposizione tra gli schieramenti che qualche anno dopo si sarebbero affrontati nel conflitto mondiale, le forze fasciste, sostenute economicamente e militarmente dall'Italia mussoliniana e dal Terzo Reich, e le forze repubblicane, appoggiate innanzitutto dall'Unione Sovietica. In secondo luogo, la guerra di Spagna è prova generale perché rappresenta, per gli schieramenti contrapposti, l'occasione per testare nuove armi e strategie, tra le quali il bombardamento terroristico diretto a colpire strutture civili, e quindi la popolazione, e la guerriglia, le cui tecniche verranno riprese dai movimenti europei di Resistenza al nazifascismo.

  La lunga Resistenza  

De Gaule, Churchill

Charles De Gaulle, il generale che disse di no a Churchill e risollevò la Francia

In un afoso pomeriggio d’estate il 18 giugno 1940, la BBC presenta ai suoi microfoni un personaggio praticamente sconosciuto che legge un proclama rivolto alla Francia. Questo alla fine di un programma senza molta importanza. La trasmissione non è tecnicamente perfetta, l’ora non è delle migliori, la gente oltre la Manica ha mille altri pensieri. Una voce ignota lancia una proposta assurda, continuare a combattere per l’onore della Francia. È De Gaulle deciso a non arrendersi.

La resa di Varsavia

La rivolta di Varsavia

Agosto del 1944, le forze sovietiche si avvicinano a Varsavia, il governo polacco in esilio sollecita la rivolta della città, con l'intenzione di reinstallarsi nella capitale e cercare di prevenire la presa del potere dei comunisti. L'AK, comandata da Tadeusz Komorowski, dà il via alla rivolta. Le truppe sovietiche si trovano a meno di 20 km dalla capitale ma su ordine dell'Alto Comando Sovietico non fornisco assistenza.

Stalin descrisse la rivolta come un'"avventura criminale".
I polacchi chiesero aiuto agli Alleati occidentali e la Royal Air Force e la Forza Aerea Polacca, di base in Italia, paracadutarono alcuni quantitativi di armi ma, come nel 1939 e nel 1943 per la strage del Ghetto gli aiuti da parte degli alleati furono minimi.

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