La capsula del tempo ri-sputa l'Unità

Non certo, per celebrare i 95 anni dalla sua fondazione ha fatto la sua comparsa annuale e semiclandestina, l'Unità. Ma nella storia di oggi, 25 maggio 2019, è stato un atto complesso e contradditorio: nella forma, nei metodi e nei tempi.


Certo sarà acquistato dai collezionisti e pochi curiosi nelle due piazze scelte con cura, di Milano e Roma. Certo le copie restanti non potranno soddisfare un inserto su La Verità o su Panorama, ma comunque forniranno un buon ritorno pubblicitario.
Infatti nessuna originalità negli otto fogli di quest'anno, salvo la motivazione ampiamente divulgata dal direttore responsabile, Maurizio Belpietro, appunto lui.
“Me l’ha chiesto l’editore”, solo che non lo scrive su l’Unità dove non figurano suoi articoli, né editoriali, ma su La Verità, il quotidiano che dirige tutti i giorni, dove, sotto la testatina “Nemici di ogni censura”, su sei colonne di apertura, racconta ai propri lettori: “Vi spiego perché firmo ‘l’Unità’”, di cui per altro “non condivido nulla di ciò che vi è scritto” (NR: non è necessario leggerlo).

Dunque un'uscita che ha più l'aria di un messaggio maffioso o piduista, per rimarcare l'inifluenza e l'impotenza dei giornalisti, nell'era del quinto potere.

Un risultato imprevisto, per il quotidiano del Pci, poi Ds, Pds e Pd, anche nelle devianti o strumentali, inchieste della Gabanelli o di Travaglio, che sembrerebbe negli ultimi tempi essere in possesso della sfera, del cristallo della conoscenza.
Una operazione di marketing ben congeniata, e al tempo stesso fuzionale al mantenimento tecnico della proprietà del marchio.

pessinaunitàLa storia recente è nota: Pessina Costruzioni e Guido Stefanelli costituiscono la società Piesse, che diventa proprietaria dell’80 per cento dell’ex quotidiano del Pci; il restante 20 per cento è fornito da Eyu (Europa Youdem Unità), ovvero del Pd in quei giorni controllato da Matteo Renzi. Partenza secondo aspettative, ma quasi subito la cosa si fa difficile, segue una crisi lunghissima e dolorosa, che sembra concludersi il 2 giugno 2017, quando l’editore annuncia la sospensione delle pubblicazioni.

L’Unità è di un privato”, è il commento tombale di Renzi. Il “privato”, ritorna alla sua attività di costruttore. Certo ha perso soldi in questa parentesi editoriale. Non è grave, perchè ha visto rifiorire il suo core business (certo più prosaicamente reditizio), ha acquisito commesse e ha aperto nuovi cantieri.
Sul web qualcuno insinua, non pochi con soldi pubblici.

Rimane il fatto che Antonio Gramsci, il suo fondatore, si è fatto undici anni in carcere fascista e ne è morto, E non ha sprecato nessun secondo di questo tempo, Tutti gli altri li vediamo sorridere, nonostante.


 Nota commerciale: siccome non ho provato nè il piacere del profumo della carta e dell'inchiostro su queste pagine, nè dei contenuti consoni alla sua storia (qui si nota lo zampino di Belpietro), e siccome ho speso 1+125 € per trovare un'edicola, e potere possedere la mia copia, la metterò in asta su eBay con base d'asta 126 €.
A meno che, come dirà Mannoia domani sul Corriere (ho anch'io la sfera di cristallo), il PD non mi chieda scusa, boh.
Buon voto e buona fortuna.

PS: Un particolare ringraziamento all'immigrato Siriano, che oltre ad aver riesumato una professione d'edicolante, ormai abbandonata dagli italiani, mi ha subito apostrofato con "ma léi é un Cóllèzionista", ovviamente confondendosi sugli accenti, è dura la lingua italiana parlata a Milano.

Mai riuscito a rispondere compiutamente alle uniche importanti domande della vita: “quanto costa?”, “quanto ci guadagno?”. Quindi “so e non so perché lo faccio …” ma lo devo fare perché sono curioso. Assecondami.

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