Il più grande monumento diffuso d'Europa le Stolpersteine - Pietre d'inciampo

Un piccolo blocco quadrato di pietra  (10x10 cm), ricoperto di ottone lucente, posto davanti la porta della casa nella quale ebbe ultima residenza un deportato nei campi di concentramento e di sterminìo nazisti.

Ne ricorda il nome, l'anno di nascita, il giorno e il luogo di deportazione, la data della morte.
Sono le "Pietre d'lnciampo", iniziativa creata dall'artista berlinese Gunter Demnig come reazione ad ogni forma di negazionismo e di oblio, per ricordare tutte le vittime del Nazional-Socialismo, qualunque sia stato il motivo della persecuzione: religione, razza, idee politiche, orientamenti sessuali.

L'episodio decisivo per la nascita di 'Pietre d'lnciampo" avviene a Colonia nel 1990, quando un cittadino contesta la veridicità della deportazione nel 1940 di 1.000 sinti della città renana, in occasione dell'installazione di un'opera scultorea per ricordarne la persecuzione.

Da quel momento Gunter Demnig, nato a Berlino nel 1947, si dedica a costruire il più grande monumento diffuso d'Europa, attraverso l'installazione di "Pietre d'Inciampo", sui marciapiedi davanti alle abitazioni delle vittime delle persecuzioni naziste.

pietre inciampo a Colonia
Una iniziativa senza precedenti, che ha superato presto i confini della Germania in virtù della sua originale funzìone di stimolo alla coscienza collettiva in molti paesi europei.

Grazie ad un passa parola tanto silenzioso quanto efficace, oggi si incontrano oltre 50.000 Pietre d'Incìampo in più di 2.000 città di Austria, Belgio, Croazia, Francia, Germania, Grecia, ltalia, Lituonia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Ucraina e Ungheria.

Obiettivo della "Pietra d'Inciampo" è mantenere viva la memoria delle vittime della ideologia nazi-fascista nel luogo simbolo della vita quotidiana - la loro casa - invitando allo stesso tempo chi passa a riflettere su quanto accaduto in quel luogo e in quella data, per non dimenticare.

Un semplice sampietrino quindi, come i tanti che pavimentano le strade delle nostre città, ma dalla forza evocativa senza precedenti, perché collocato davanti all'abitazione dei deportati: da lì sono stati prelevati, strappati ai loro affetti  e alle loro occupazioni per essere uccisi senza ragione, finiti in cenere o in fosse comuni, privando così i famigliari e i loro discendenti persino di un luogo dove ricordarli.
Per spiegare la propria idea, Gunter Demnig - che posa personalmente quasi tutte le "Pietre d'lnciampo" - ha fatto proprio un passo del Talmud: "Una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome".

A Milano le prime sei "Pietre d'Inciampo", dedicate ad altrettanti deportati che non hanno fatto ritorno dai lager nazisti. Sono state posate il 19 gennaio 2017, grazie allo costituzione, avvenuta l'8 settembre 2016 del Comitato per le "Pietre d'Inciampo" - Milano, presieduto da Liliano Segre.
Obiettivo ambizioso del Comitato è di posare da 12 a 24 pietre ogni anno sino al 2021.
Non sufficientemente ambizioso però, da arrivare a ricordare tutti i caduti.  L'impegno è rivolto soprattutto a quelle vittime che non hanno più nessuno che le ricordi.

La pietra di ottone chiama quindi a riflettere su quanto sia importante "ricordarsi di ricordare" e vigilare perché ciò che è accaduto non si ripeta.

 

Ma qualcuno è riuscito a farle vietare.

Proprio nella città degli esordi del Fuehrer, delle prime violente scorribande delle camicie brune, dello sventato putsch nazista del 1922: Monaco di Baviera. Qui le pietre d’inciampo sono bandite: dal 2004 da Charlotte Knobloch, che le ritiene offensive, si batte perché restino confinate alle abitazioni private. Nel 2014 a titolo della comunità ebraica di Monaco e dell’Alta Baviera ha spiegato il senso della sua posizione:

«Mi fanno venire in mente le persone già buttate a terra che venivano prese a calci con gli stivali di ferro fino a farle montare sui camion che li deportavano. Persone rannicchiate, ferite, in fin di vita o già morte. Queste pietre possono essere bersaglio di sputi, sporcizia, graffi, escrementi animali o essere oggetto di gesti offensivi».

Tutta la comunità è compatta e appoggia la battaglia della Knobloch, ed anche altre iniziative nate in questi anni contro le pietre d’inciampo con l'accusa  ai sostenitori di essere antisionisti o antisemiti e l’artista che le ha inventate di fare soldi con l’Olocausto. Ma anche fuori da Monaco le pietre fanno discutere: nella comunità ebraica di Amburgo, Daniel Killy, ha accusato Demnig senza giri di parole di «aver fatto i milioni con milioni di vittime». Lo stesso artista ha contribuito ad attirare l’odio di una parte della comunità su di sé con una gaffe mostruosa, l’utilizzo di termini nazionalsocialisti sulle placche. Ad esempio su una pietra aveva scritto: «Gewohnheitsverbrecher», criminale recidivo, un termine cancellato dopo il nazismo perché sottintende che qualcuno lo sia quasi geneticamente.

Il presidente della comunità ebraica tedesca, Josef Schuster, difende le Pietre d’inciampo: «personalmente sono dispiaciuto per la decisione del comune di Monaco».

C'è un gruppo che si batte per introdurle anche a Monaco e non si perde d’animo. Ernst Grube, sopravvissuto a Theresienstadt, vuole una pietra d’inciampo da dedicare al padre di sua moglie. È indignato di doversi battere «per quella pietra minuscola», nella «capitale del movimento», nella città della «resistibile ascesa» del Fuehrer, come la chiamò Bertolt Brecht.

Mai riuscito a rispondere compiutamente alle uniche importanti domande della vita: “quanto costa?”, “quanto ci guadagno?”. Quindi “so e non so perché lo faccio …” ma lo devo fare perché sono curioso. Assecondami.

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