Impazza il gelato al "puffo", ai tedeschi piace

Il "cono" viene consumato in ogni stagione, anche a dieci gradi sotto zero. I tedeschi hanno imparato a pronunciare senza errori “stracciatella” o “gianduiotto”, o “cassata”. E pretendono ogni anno una nuova “invenzione”. 

Rolando Bravi Gelati 1932 pastelli su cementite 52x67 cm

La cucina fa parte della cultura, non occorre ricordarlo. E della gastronomia, allora, i gelati sono la poesia. La forma più raffinata, leggera, e effimera. I primi gelatieri italiani giunsero da queste parti 150 anni fa, quando l´Italia unita non esisteva. E neppure la grande Germania. Oggi, non c’è paesetto sperduto sulle rive del Baltico o nella Foresta Nera, in cui nella piazza centrale non troneggi una “Gelateria Venezia”, tra una pizzeria e un ristorante cinese.

Sono almeno tremila le famiglie italiane che in Germania vivono producendo gelati. Nell’Ottocento, i primi gelatai furono venditori di marroni del Veneto, e di mele e pere cotte, che in estate rimanevano senza lavoro. Impararono il mestiere da un siciliano, e se ne partirono per l’estero, prima per Vienna e da lì per l’Impero di Francesco Giuseppe, invadendo la Mitteleuropa, seguendo nel loro peregrinare le linee ferroviarie: a ogni fermata offrivano ai passeggeri la loro tentazione meridionale.

Tra i pionieri c’era anche Italo Marchioni che, fu il primo ad avere l’idea di avvolgere il suo prodotto in una cialda. Era nato il cono da passeggio. Ma siamo sicuri che si faranno avanti altri a sostenere che l’idea nacque altrove. Il successo della leccornia esotica (fino ad allora conosciuta solo nelle Corti) fu immediato. La Germania di Guglielmo II fu conquistata del tutto solo alla vigilia della prima guerra mondiale.

Tra le due guerre, i gelatai italiani si insediano ovunque, superano indenni le bufere della storia, rivoluzioni, inflazioni, l’avvento di Hitler. In inverno tornavano a casa, e oggi centinaia di loro si ritrovano per ricordare nonni e bisnonni, compiendo il percorso in bicicletta, come una sorta di pellegrinaggio alla rovescia.

Ormai il gelato viene consumato in ogni stagione, anche a dieci gradi sotto zero. I tedeschi hanno imparato a pronunciare senza errori “stracciatella” o “gianduiotto”, o “cassata”. E pretendono ogni anno una nuova “invenzione”. I gelatai si prestano con generosità (eccessiva). Passi per il gelato alla liquirizia, poi è giunto il sorbetto all’asparago, infine abbiamo visto un cono “alla zuppa di piselli”. Superato dal gelato all’aglio. Con panna o senza?

C´è un gelato al “puffo”, di colore tra il violaceo e l´azzurrino. Non so come sia perché non l´ho provato. Ritengo che ci siano dei limiti al mio dovere professionale. Tanto, poi, bambini e genitori continuano a chiedere fragola e limone, o vaniglia e pistacchio.

Il padre di un mio amico, professore a Trieste, fa il gelataio a Stoccarda. Con successo. Al week end le famiglie si mettono in coda innanzi alla sua gelateria. E a volte al padre vengono i nervi, mi racconta il figlio professore. “Qualcuno sta in coda per mezz´ora, poi arrivato il suo turno mi chiede: ein Kugel, una pallina. Come si può fare la coda per poi chiedere una pallina?” Una prova dell’avarizia teutonica, o della passione germanica per il gelato all’italiana?  

La gelateria “Mino” in Kölnerstrasse 429 a Bonn, fece fortuna con i sorbetti finchè un giorno con orrore vide aprire un locale concorrente dall’altra parte della strada. “Italienisches Eis” prometteva l’insegna dipinta con i colori nazionali, il rosso, il bianco e il verde, fragola, limone, pistacchio. Fece causa. L’avversario, sosteneva, è turco e quindi non può vendere gelati italiani. Dopo una lunga vertenza, il giudice gli diede ragione, forse perché il suo avvocato si chiamava Dolce, nomen omen. Più bravo evidentemente del legale che non seppe tutelare gli spaghetti alle vongole di Salvatore.

Una sentenza che potrebbe fare scuola, ma che non è chiara, o che va chiarita. In un processo simile, nella vicina Colonia, un altro gelataio della penisola ha invece perduto. Il concorrente è sì libanese, ma ha sposato una giovane del Veneto, conquistando il diritto dunque di vendere gelati italiani. Anche se la consorte, magari, ignora i segreti zuccherini della granita al limone.

In alto: Rolando-Bravi-Gelati-1932-pastelli-su-cementite-52x67-cm

Roberto Giardina

Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. È presente su Berlin89 con la rubrica Pizza con crauti.  
Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. 

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