I nuovi tempi. Licenziamento facile, vessati come in una prigione

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Take the earth and what's inside, sembra un imperativo categorico, per alcuni personaggi delle vicende contemporanee.

Perchè comunque quando i conti non tornano, si può sempre rimediare.

lavoro neroCome a Seattle dove gli amministratori intendevano raccogliere, 47 milioni di dollari all’anno, da destinare alla lotta contro l’emergenza senzatetto nella città. Il sindaco aveva preannunciato un piano imponente di investimenti in abitazioni popolari, rifugi provvisori e strutture sanitarie – e comunque le risorse raccolte sarebbero state nettamente insufficienti a far fronte alla crisi. Stiamo parlando di un contributo (“head tax”) di 0,14 dollari (quattordici centesimi) per ogni ora lavorata da ogni dipendente delle aziende con un fatturato annuo superiore ai 20 milioni di dollari. Complessivamente, il costo per ogni lavoratore sarebbe stato di circa 275 dollari all’anno. Per Amazon ad esempio, con più di 45 mila dipendenti nell’area di Seattle: 12 milioni di dollari.  Il fatturato totale di Amazon è stato di 178 miliardi di dollari nel 2017

Questo rimedio ha un decorso particolare e si è chiuso con un ripensamento umiliante e senza precedenti da parte del consiglio comunale di Seattle. Il sindaco della città, Jenny Durkan (democratica), aveva firmato la legge il 16 maggio 2018 dopo che il consiglio comunale l’aveva approvata all’unanimità (9-0) due giorni prima. Dietro pressioni e ricatti di Amazon e delle altre più importanti compagnie dello stato, dopo 28 giorni l’imposta è stata abolita con il voto favorevole di sette consiglieri. La stessa Amazon ha dovuto aprire molti fronti "delicati" per consolidare questa sua posizione (opposizione).


 Seattle

 Nel novembre 1851 arrivò a Nordovest dello Stato di Washington, il gruppo di Denny, ventisette persone. Il leader; Arthur Denny, si immaginò che la storia di Seattle iniziasse con il loro arrivo, ma in realtà un tal Doc Maynard aveva già scoperto il luogo e ancor prima di lui, c´era già qualcuno che lo aveva visto arrivare. Erano gli Indiani d´America ed avevano vissuto qui per oltre seimila anni, in una terra fangosa, per loro era la “madre di tutte le vite” che aveva offerto loro tutto ciò di cui avevano bisogno.

Per Arthur Denny, questo territorio era la parte meno scomoda dello stretto del Puget Sound ma Denny era un giovane inesperto in cerca di fortuna.
Mentre, Doc Maynard, era maturo ed esperto. Sapeva che occorreva fondare una città che attirasse la popolazione e, nel rispetto grande che nutriva nei confronti degli indiani, la chiamò con il nome del loro capo, che era anche il suo migliore amico: Seattle.

Nel 1881 fu introdotto un sistema fognario a gravità che contribuì alla espansione della città sotterranea e recò numerosi danni a Seattle. Questa era Seattle nei suoi primi trentacinque anni: politicanti corrotti che derubavano la città ad ogni occasione; bambini che annegavano per le strade di una città dal sistema fognario malfunzionante; malcostume della società. Il rimedio, diremmo, fatale, giunse quasi per caso. Il 6 giugno 1889 divampò un incendio che rase al suolo l´intera città di Seattle. L'aspetto positivo fu che non fece vittime, se non appena due persone, ma morirono i milioni di topi, che avevano invaso la città.

La fine dell´incendio portò ad una nuova Seattle costituita da individui disposti ad unire le forze per ricostruire la comunità e la città: si progettò una città moderna, che sarebbe stata costruita a prova d´incendio, in posizione più elevata con muri di contenimento, scale, marciapiedi e strade all´altezza di tre metri. La popolazione di Seattle, costituita in gran parte da pionieri, si adattò a tutto questo.

 La febbre dell´oro

Nel 1897 impazzò la febbre della corsa all´oro del Klondike e Seattle ne ricavò ben 100 milioni di dollari attrezzando e divertendo gli aspirant minatori.

La nave Portland si avvicinò alla costa e approdò al porto. Enorme la sorpresa per tutti quando si scoprí che la nave era carica di due tonnellate di oro appena estratto dalle miniere a nord del Canada.

La notizia si sparse rapidamente attraverso gli Stati Uniti: in poche settimane migliaia di uomini in cerca di fortuna si riversarono a Seattle, ultima sosta prima di dirigersi verso Nord. Quello stesso anno, in estate e autunno, ben 74 navi salparono da Seattle alla volta di Skagway, AK e verso i territori dell´oro a Dawson City nello Yukon.

Oltre 40 mila cercatori passarono per Seattle: il governo canadese pretese che i cercatori portassero con sé un anno di provviste, per non morire di stenti, freddo o fame nel viaggio verso Nord. Il rifornimento dei minatori divenne un vero e proprio business per Seattle: la cittá diventò sede di banche per i depositi di oro e della fortuna trovata nello YukonBar, pubs, teatri e casini fiorirono in Pioneer Square. Molti commercianti, ristoratori, proprietari di taverne accumularono molta più fortuna degli stessi minatori!

Il Klondike Gold Rush, questa febbre della corsa all´oro, arricchí e portò gran benessere alla popolazione del luogo e permise la costruzione di ferrovie. Immigrati dalla Scandinavia, dall`Europa e dall`Asia contribuirono a un melting pot e a una grande integrazione. Seattle controllava gran parte del commerio con l`Alaska e dei Paesi sul Pacific Rim, la costa dell´Oceano Pacifico.
Nel 1910, per via della corsa all´oro e del Klondike Gold Rush, Seattle era diventata la città più importante della Costa a Nordovest del Pacifico.
Oggi a Seattle abitano circa 725.ooo persone tra le quali se la giocano Paperone e i vari 

Rockerduck d'America questa nuova World Gold Rush. Per banalizzare con un esempio fra tanti la Grecia ha un PIL di 249 miliardi di dollari, meno di Seattle con 258,8 miliardi di dollari.


   Lavorare per Amazon

Controlli continui sulla produttività, contratti mai fatti vedere, un sistema a punti che rischia ogni volta di portare al licenziamento facile, un magazzino simile ad una prigione con metal detector e una paga da 7 euro l’ora.

Per i lavoratori della gig economy e di Amazon di quella parte d'america nulla è cambiato nel trattamento da quello che era ai primi anni del 1900. Ed anzi Paperone ha capito che il modello produttivo e sociale come impostato a Seattle ha ottime possibilità di essere esportato, reintrodotto o replicato in ogni altra parte del globo.


Vuoi saperne di più? Nulla di più semplice. Basta andare su Amazon e comprare Hired: Six Months Undercover in Low-Wage Britain potrai così scoprire anche il marketing ammagliante di Amazon.

Mentre nel libro potrai scoprire la faccia oscura di come agisce Amazon per soddisfarti. James Bloodworth,  giornalista inglese, per 6 mesi ha lavorato in incognito in uno dei mega-depositi Amazon del Regno Unito
Ne è emersa una immagine a dir poco agghiacciante del trattamento subito da chi lavora secondo la visione di Amazon. 
La gig economy viene analizzata nei suoi aspetti negativi dal giornalista inglese, che racconta di come porti a situazioni deprimenti, stress e una vita al limite, in cui per ogni lavoratore ogni minuto passato a lavorare potrebbe essere l’ultimo.
Nessun preavviso e la soglia di povertà sempre li davanti pronta ad addentarti.
... un semplice ritardo di un minuto equivale ad un punto in meno, punteggio che porterebbe dritto al licenziamento una volta raggiunto il numero 6.
... stare male, a letto a casa con la febbre, significa 5 punti, con il rischio licenziamento ad un passo.
... andare in bagno può costare il lavoro, anche perché solo per raggiungerlo servono almeno 7 minuti a piedi considerando l’immensità di quei magazzini.
... Non c’è neppure tempo per un caffè
... magazzino simile ad una prigione con metal detector
... una paga da 7 euro l’ora.

E poi c’è la storia più inquietante, quella dei dipendenti costretti ad urinare nelle bottiglie per non intaccare gli obiettivi richiesti o per la paura di essere puniti. “La gente si limitava a fare pipì nelle bottiglie perché viveva nella paura di essere punita per via del ‘tempo di inattività’ e di perdere il lavoro solo perché aveva bisogno del bagno”.



    La filiera del Lavoro

La frase-chiave la dice in tribunale un ex-magazziniere: “They’re killing people mentally and phisically.”  Un modello esemplare: estrema precarietà del lavoro, in un clima di perenne ricatto e assenza di diritti; ritmi inumani, con velocità raddoppiate da un giorno all’altro (da 250 a 500 “colli” al giorno) senza preavviso, luoghi di lavoro insalubri e una temperatura interna superiore i 40° o inferiore ai 10°; provvedimenti disciplinari ai danni di chi rallenta il ritmo o, semplicemente, sviene per il caldo; licenziamenti “esemplari” su due piedi con il reprobo scortato fuori sotto gli occhi dei colleghi.

Amazon, “gigante buono” di cui si è sempre parlato in modo acritico, se non adorante e populista, in questi giorni in Italia deve fare i conti anche con i cosidetti "driver"  un'altro tassello della filiera produttiva, quelli che raccolgono i pacchi in magazzino e te lo consegnano a casa Cosa chiedono?  

«I carichi di lavoro sono insostenibili: servono e chiediamo altre persone per le consegne».

La mattina abbiamo 7-10 minuti per caricare tutti i pacchi nel furgone. Le consegne, poi, devono seguire il percorso stabilito dal dispositivo elettronico fornito da Amazon che impone certi ritmi.
Se fino a qualche anno fa avevamo cinque minuti per consegnare un pacco, oggi ne sono previsti 20 all’ora, cioè uno ogni tre minuti.
Consegnamo circa 300 confezioni per 170 fermate. Che aumentano se al momento della consegna il cliente non è in casa o in ufficio e allora dobbiamo ripassare.
Per ogni turno di lavoro percorriamo circa 230 chilometri. È da considerare che la prima consegna di solito è a più di 50 chilometri dal centro di distribuzione di Amazon.
 

Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini durante un presidio dei lavoratori a Milano. 

“Quando fanno acquisti su Amazon, gli italiani dovrebbero chiedersi anche che filiera ci sia nella consegna dei pacchi. Molto spesso i cittadini non ragionano su come dietro ai pacchi che acquistano ci siano delle persone e non si pongono il tema di come vivano queste persone. Anche i cittadini devono porsi il problema di ragionare sulla qualità del lavoro".

Ma di che parla? Non era Bolscevico? O forse si è perso qualche pezzo di storia delle lotte sindacali italiane.
We'll eat it in a bite - parola di Paperone. 

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Mai riuscito a rispondere compiutamente alle uniche importanti domande della vita: “quanto costa?”, “quanto ci guadagno?”. Quindi “so e non so perché lo faccio …” ma lo devo fare perché sono curioso. Assecondami.

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