Gauguin? «Un assoluto coglione». Sotto accusa i suoi dipinti di donne nude

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di Alexander Adams  

La critica feroce è dei gatekeeper puritani e ha funzionato da censura per i curatori della mostra "Gauguin Portraits" in corso alla National Gallery di Londra, i quali non hanno incluso nessuno dei suoi famosi nudi polinesiani, anche se potrebbero essere descritti come ritratti. Paul Gauguin è sotto attacco da parte di sostenitori del post-colonialismo e del femminismo a causa dei suoi dipinti erotici di ragazze e di donne polinesiane. E’ costruttivo censurare per ragioni morali l’opera di artisti morti da tempo? 

Paul Gauguin. Natività (1902)Paul Gauguin. Natività (1902)

I curatori dell’attuale mostra di ritratti di Gauguin alla National Gallery di Londra non hanno incluso nessuno dei suoi famosi nudi, anche se potrebbero essere descritti come ritratti. Gauguin è sotto accusa a causa dei suoi dipinti erotici di donne polinesiane e del suo stile di vita nel periodo passato in Polinesia, dal 1891 fino alla sua morte, avvenuta nel 1903.

gauiguinGli attacchi provengono dai sostenitori del post-colonialismo e del femminismo. Gli studi accademici post-coloniali considerano il colonialismo e tutti i suoi prodotti come irrimediabilmente ingiusti; il femminismo è profondamente ostile a qualsiasi immagine erotica femminile realizzata da uomini. Alcune critiche a Gauguin (a sinistra nella foto) sono particolarmente feroci: “Era, in quasi tutti i sensi, un assoluto coglione.” “L’arte squisita di un Harvey Weinstein del 19 ° secolo,” aggiunge un’altra recensione.

La mostra sembra essere in parte una valutazione artistica e in parte un processo storico. 

“Gauguin ha senza dubbio sfruttato la sua posizione di Occidentale privilegiato per godere al massimo del lassismo sessuale a sua disposizione.” Così afferma una didascalia esplicativa alla National Gallery di Londra.
La verità della questione è, come previsto, più complicata di quanto la stampa e la critica vogliano farla apparire.
 
Le due ragioni per cui Gauguin si era recato nella Polinesia Francese erano il primitivismo e il sesso.
Era alla ricerca di una cultura “primitiva” in grado di rivitalizzare l’arte europea. Era anche interessato alle donne native. Tahiti affascinava gli Europei per il clima, la fauna, il cibo e la cultura; era anche famosa per la bellezza e la disponibilità sessuale delle sue donne. All’epoca del soggiorno di Gauguin, le usanze polinesiane erano state quasi tutte cancellate dalla conversione al cattolicesimo degli isolani attuata dai missionari e dagli amministratori coloniali francesi. Le relazioni sessuali tra gli Occidentali e le donne locali erano un’area grigia, con le tradizioni europee e quelle polinesiane intrecciate tra loro.
 
Prendendo un’amante tahitiana, Teha’amana (che aveva circa 13 anni quando si erano incontrati per la prima volta), l’artista (sposato) aveva probabilmente commesso un tradimento. Non abbiamo la testimonianza di Teha’amana, morta intorno al 1919.
Come sottolinea Elizabeth Childs in un testo in catalogo, la situazione non rappresentava però un vero e proprio abuso di potere. Relazioni del genere tra partner non sposati (e tra partner diversi per età e provenienza nazionale) non erano rare a Tahiti e sembra che la famiglia di lei potrebbe aver approvato la relazione.

gauguin

 

La debolezza dei musei

Fino a che punto dovremmo spingerci a giudicare moralmente gli artisti morti da tempo?

L’imposizione dei nostri standard a coloro che sono vissuti in epoche e società diverse dimostra una certa riluttanza ad entrare in empatia. I sedicenti rappresentanti di quei gruppi che hanno una crescente influenza su ciò che ci è permesso vedere provano una moralistica intolleranza per tutto ciò che è in contrasto con il loro modo di considerare il mondo.

Piuttosto che esaminare le questioni etiche in modo spassionato, la loro risposta è spietatamente autoritaria. Questi arbitri morali si comportano come madri tiranniche che proteggono i figli. Eppure non siamo bambini. Abbiamo i nostri standard morali e le nostre esperienze di vita, possiamo decidere da soli cos’è accettabile. Nessuno ha bisogno di essere protetto dai dipinti di Gauguin, che non sono né pericolosi né osceni.

Non rifiutiamo le teorie di scienziati o di matematici solo perché il loro comportamento era stato discutibile, però riteniamo che l’arte abbia una sua statura morale e questo ci rende sensibili all’etica personale degli artisti. Eppure, molti di noi sono in grado di separare l’arte dall’artista. Possiamo separare l’infedeltà di Picasso dai suoi dipinti. Possiamo amare l’arte di Richard Dadd senza dover perdonare il suo parricidio.

La vendetta sulla storia

Dobbiamo essere consapevoli che un’altra motivazione dei guardiani censori è la vendetta. Censurare i dipinti vuol dire vendicarsi del loro creatore. Perché questo criminale morale dovrebbe avere le sue opere artistiche esposte nei musei, visto che aveva commesso dei reati contro la moralità? Alcune opere d’arte vengono soppresse e i curatori si sentono in dovere di castigare pubblicamente l’artista nei loro scritti. Il moralismo presente nei cataloghi e nelle didascalie esplicative delle mostre (tra cui una recente su Gauguin, tenutasi al Van Gogh Museum di Amsterdam) dimostra che queste azioni sono rappresentazioni pubbliche, intese a dimostrare che l’élite culturale detesta “l’ingiustizia storica.” Questa è una dimostrazione di emotività che sminuisce l’arte, distorce la storia e tratta con condiscendenza il pubblico.

 L’idea di censurare l’arte per ragioni morali è controproducente. Quale modo migliore per spingere le persone a ragionare sull’esperienza coloniale se non mostrare i nudi di Gauguin per farci riflettere sulla vita di quelle donne? Nascondendo le prove del colonialismo, i gatekeeper puritani lo rendono di fatto irreale. I gatekeeper vogliono avere l’ultima parola su ciò che ci dovrebbe essere permesso vedere. Quanto tempo occorrerà prima che tutto il materiale del periodo coloniale venga rimosso dai musei? Quando verrà rimossa l’arte classica raffigurante lo stupro perché [la sua visione] potrebbe sconvolgere le vittime di violenza sessuale? Esistono già campagne che richiedono azioni simili e i musei occidentali sono terribilmente deboli nella difesa dei valori illuministici della cultura museale, gli unici in grado di difendere l’indipendenza dei musei.

Minacciati dagli attivisti e bistrattati da critici desiderosi di mostrare le proprie credenziali di “risveglio,” i musei occidentali sono un obiettivo morbido. Il personale dei musei non è disposto a difendere gli obiettivi tradizionali delle proprie istituzioni. Se le cose continueranno ad andare così, i musei saranno tenuti in ostaggio da una manciata di attivisti che sposteranno l’asticella sempre più in alto.

Dobbiamo rifiutare i gruppi di pressione moralizzatori facendo valere i nostri diritti di individui indipendenti ed informati, in grado di avere opinioni proprie sulla cultura e sulla storia.

Alexander Adams

Fonte: RT

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