Casa dolce casa

Classificazione: Intervista Welfare - Casa

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Senatore qui a Milano il Sindaco, Beppe Sala, nel suo libro “Il secolo delle città” mette in luce come negli ultimi anni si sia accentuata la tendenza delle grandi città di accentrare tutto di sé e di come questo inevitabilmente comporti un allargamento dell’idea stessa di metropoli, dei suoi confini territoriali e da qui la necessità di avviare delle trasformazioni
   Ma ad oggi la Città Metropolitana e le Municipalità decentrate stentano a decollare e i quartieri popolari e le periferie sono        troppo spesso ancora luoghi di degrado e di abbandono, come si contrasta questa tendenza?
 
Da tempo ho ripreso a fare una serie di incontri nei quartieri delle periferie milanesi, per verificare le condizioni in cui continuano a vivere decine di migliaia di cittadini e capire come è possibile dare una mano dalle istituzioni per migliorare la situazione.
Sono stato nei quartieri delle case popolari ALER di Via Salomone, di Viale Ca’ Granda in zona Niguarda, di Via Gola, di San Siro, e poi nelle case comunali di Via Rizzoli, nel “bosco della droga” tra Rogoredo e Porto di Mare e nei luoghi difficili dello spaccio in Comasina.
 
In ogni quartiere ci sono comitati di cittadini che si dedicano con spirito di servizio e tanto del loro tempo a cercare di mettere in campo iniziative per migliorare situazioni difficili e rendere più vivibili le zone, strappandole al degrado e alla delinquenza, presentando denunce e sollecitando gli interventi delle istituzioni che non sempre ci sono o che sono troppo tardivi rispetto alle necessità.
Spesso sono queste persone e queste realtà associative a supplire l’assenza delle istituzioni in questi quartieri. 
 
Un tema prioritario, nei quartieri di case popolari, spesso è quello della legalità: insicurezze e paure crescono quando si ha la sensazione di essere abbandonati dalle istituzioni e i vandalismi con cui si distruggono gli arredi urbani, sono il modo con cui i delinquenti segnano il territorio e tutto ciò spesso è legato al racket delle occupazioni abusive.
 
Tocca alle istituzioni intervenire per impedire le occupazioni, prevenirle, assegnare velocemente gli appartamenti vuoti, far rispettare le leggi.
Quando si hanno parti comuni dei condomini devastate, piene di masserizie, vetri rotti, cantine e box come zone franche in cui avviene di tutto si trasmette il senso di abbandono. Le situazioni migliorano con i blitz delle forze dell’ordine ma non è sufficiente e spesso chi abita in questi quartieri si sente insicuro, in una terra di nessuno dove crescono la paura e il senso di solitudine, soprattutto negli anziani. 
 
Ci sono poi problemi strutturali degli immobili.
Molti palazzi hanno infiltrazioni, balconi pericolanti, tetti da rifare ma spesso gli interventi non vengono fatti per mancanza di risorse o vengono iniziati e poi abbandonati con tanto di ponteggi lasciati montati per il fallimento delle imprese che li avevano presi in carico. 

E poi, in alcuni quartieri, c’è un problema di servizi: i collegamenti con i mezzi pubblici sono scarsi, i negozi sono distanti, difficilmente raggiungibili per chi non guida e spesso le persone si trovano in difficoltà anche per fare cose apparentemente semplici.

C’è bisogno di una maggior attenzione da parte delle istituzioni e soprattutto di una maggior tempestività negli interventi affinché si riesca a produrre davvero un cambiamento.

Il Comune di Milano ha già avviato molti progetti di trasformazione di alcuni territori e di recupero e riqualificazione anche di quartieri difficili, come ad esempio il Lorenteggio. È chiaro, però, che anche ALER deve assumersi le proprie responsabilità e intervenire nei caseggiati di sua competenza per garantire decoro, legalità e sicurezza ai cittadini che vi abitano.

Fonte: berlin89 Dossier
https://berlin89.info/it/dossier-europa-menu/cose-di-casa.html
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