L'Italia paga la crisi del mercato tedesco

Esemplare la situazione in Veneto dove stretti sono i legami tra Germania e Nordest dove tutte le imprese leader, a capo di grandi filiere, sono tedesche. Forti dolori per la picchiata delle vendite delle auto.

veneto De 1Forse l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono, esagera quando sostiene che, «in fondo il Veneto è un distretto della Baviera». Ma l’amministratore delegato di Fincantieri, un gruppo da oltre 5,5 miliardi di fatturato e venti stabilimenti in quattro continenti, sa quello che dice. Bono non fa che sottolineare una realtà: Nordest e Germania sono legati a filo doppio. Nel bene e nel male. Il Pil tedesco vola? Lungo la A4 si inanellano record su record di esportazioni. Berlino rallenta? L’intera economia nordestina frena. Così è.

L’ennesima conferma arriva dall’ultimo Monitor di Intesa Sanpaolo: dopo un lungo periodo di crescita, l’export dei distretti veneti, nel primo trimestre dell’anno, segna un calo dello 0,6%. Non basta. Il segnale negativo diventa assai più allarmante per la meccanica strumentale di Vicenza (meno 8,1%) e la termomeccanica scaligera (meno 5,7).

Un brusco stop che ha soprattutto una ragione: le difficoltà economiche della Germania, principale cliente di sbocco della meccanica made in Veneto. E dentro queste difficoltà, la crisi (ormai conclamata dell’auto, settore che vede le imprese del Nordest grandi fornitrici. Qualche dato chiarisce meglio il concetto.

Il Veneto vende in Germania merci per 8,5 miliardi, il 14% del totale delle sue esportazioni. Fortunatamente c’è di tutto, compreso l’agroalimentare, le calzature, il fashion. La meccanica, però, la fa da padrona. La sola componentistica per l’automotive vale due miliardi. Un’altra bella fetta è rappresentata dalle macchine utensili, che dopo il boom dei mesi scorsi registrano a loro volta una discesa a doppia cifra. Fatto sta che se la produzione industriale tedesca cala del 2% e lo stesso governo di Angela Merkel continua a rivedere al ribasso le previsioni di crescita (il Pil salirà al massimo dello 0,5%), per l’Italia, e per il Nordest in particolare, sono dolori. Se a questo si aggiunge, nello specifico dell’auto, che già nel 2018 i produttori avevano tagliato 500 mila vetture e che nel primo semestre del 2019 Audi è a meno 1,9, Volkswagen a meno 4,8 e Porsche addirittura a meno 21,6%, beh, si capiscono perfettamente le preoccupazioni che aleggiano nel mondo imprenditoriale.

«Non ci sono dubbi» spiega Laura Dalla Vecchia, presidente della sezione meccanica di Confindustria Vicenza, «i legami tra Nordest e Germania sono sempre più stretti. Ormai tutte le imprese leader, a capo di grandi filiere, sono tedesche. Chi opera nella subfornitura, volente o nolente, deve adeguarsi. E inevitabilmente subisce gli scossoni dei mercati».

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Illustration: Rose Wong

Laura Dalla Vecchia guida la Polidoro di Schio, azienda specializzata in componenti per caldaie (45 milioni di fatturato). «Certo» aggiunge «non abbiamo i problemi di chi è attivo nell’automotive, ma anche nel nostro caso i maggiori clienti sono i colossi tedeschi. Di recente abbiamo aperto stabilimenti in Turchia e Cina proprio per seguire Bosch ». Deutschland über alles, dunque.

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