Quando c'erano Romolino e Romoletto Roma era un'altra cosa

"Fatevi sotto piccioncini miei" era l'intro classico alla scazzottata di Dick Fulmine, un popolare personaggio tutto italiano dei fumetti, e di cui gli eroi provenienti dagli Stati Uniti ebbero durante il fascismo i nomi italianizzati, Topolino divenne Tuffolino e Minni Mimma.

La principessa Daran, amica di Mandrake, fu trasformata, perdendo il suo sapore esotico, in Narda e lo stesso Mandrake si trovava a fare spionaggio per conto delle potenze dell'Asse. Il Corriere dei Piccoli, nel frattempo, pubblicava le avventure di Romolino e Romoletto.

Negli anni Trenta, le strip americane invadono l’Italia con Flash Gordon, l’Uomo mascherato, Tarzan, Topolino e altri personaggi leggendari. Il Minculpop le proibì nel 1940 ma ormai era troppo tardi. 

Balilla adunataÈ del 1938 l'esordio dell'eroe tutto italiano Dick Fulmine, amatissimo dai Balilla e dalla Gioventù italiana del Littorio.
I tratti fisionomici erano insieme, la fronte e gli occhi di Primo Carnera e l'importante mento di Benito Mussolini, anche se il disegnatore andava millantando che la parte superiore del viso fosse ispirata a Garry Cooper e la mascella autoritratta.  

Fulmine è personaggio "dichiaratamente fascista"

Nasce agente in borghese della polizia di Chicago, oriundo italiano, smargiasso e dal cazzotto facile. I suoi antagonisti rappresentano i pregiudizi razziali cari al fascismo italiano, combatte infatti contro personaggi connotati razzialmente: ebrei, neri, asiatici orientali, sudamericani. E sono rappresentati come esseri meschini, vigliacchi e traditori: il grosso e brutto nero Zambo, il "sordido ebreo Abramo Levi".

L'intervento di Fulmine è finalizzato a difendere, dalle persecuzioni dei nemici, italiani e italiane in difficoltà, personaggi descritti sempre come fieri e onesti.

Rivolta negra fumine due volte italianocalcinculo 

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale da investigatore smargiasso si trasformerà in un bellicoso soldato italiano. Il nome di battesimo "Dick", troppo anglosassone, è abbandonato, rimane il cognome italiano, "Fulmine". I suoi pugni risolutivi erano le armi esclusive utilizzate e i suoi nemici, alcuni dei quali ricorrenti, erano sconfitti dalla sua forza inarrestabile. Tra gli avversari si ricordano il nero cubano Zambo, il mago e illusionista Flattavion, dotato anche di capacità ipnotiche e Maschera Bianca, fuorilegge armato di pistola a gas soporifero.

Dick Fulmine è l'unico personaggio italiano a fumetti compromesso col regime ad aver potuto proseguire la sua carriera nel Dopoguerra, indisturbato o quasi.

 

La Legione del MisteroNell'Italia liberata una nuova storia "La legione del Mistero"
Fulmine in questa storia si trova in un albergo di Parigi. Qui inizia a trovarsi alle prese con una sfilza di avvenimenti enigmatici:
signori che camminano tranquillamente con un pugnale conficcato nella schiena,
politici e industriali che spariscono dalla circolazione per poi ricomparire comportandosi come se nulla fosse accaduto,
strani suicidi nella malavita e giornalisti impazziti mentre sono sulle tracce di un caso.
Alla fine, collaborando con la polizia locale, scopre l'orrenda verità: è tutto un complotto di una misteriosa associazione - controllata da un famoso nazista la cui identità è celata fino alla fine - che vuole prendere il controllo della Francia e poi di tutta l'Europa con l'utilizzo di insospettabili automi.
 
Ma "La legione del Mistero" nasconde più profondi misteri nelle pieghe di un finale di racconto mai terminato.

Il finale è mostrata più tardi e nella sua ristampa sui supplementi all'Albogiornale. Ma nessuno saprà veramente come si conclude La Legione del Mistero o forse più di 40 anni dopo, nella riproposizione del numero speciale della rivista Il Fumetto su Fulmine riservato in omaggio ai soci che si iscrivono alla associazione Amici del Fumetto. Questa contiene 6 pagine appositamente disegnate da Renato Polese per chiudere l'avventura degli anni '40.

«Questo intervento si è potuto effettuare proprio perché lo stesso Lavezzolo ci ha consegnato a suo tempo la stesura originale delle ultime puntate, tanto da permettere la realizzazione, sia pure ad altro artista, delle ultime pagine della storia che avrebbe permesso una nuova verginità al simpatico Fulmine.»

La trama delle 6 tavole di Renato Polese, legate a filo rosso con le ultime di Carlo Cossio per la storia originale:

Fulmine insegue il barbuto Professore fino alla cima del serbatoio. Avendo messo un piede in fallo, il Professore precipita nel paesaggio sottostante gridando Deutschland über alles! Sceso a terra, Fulmine, che ha già supposto che l'individuo indossasse una mascheratura, gli toglie il trucco e scopre con costernazione che si tratta di Hitler. Capisce quindi che il leader nazionalsocialista era all'ultimo momento fuggito dal bunker di Berlino, scampando in tal maniera alla cattura.

Fulmine, eludendo le domande dei giornalisti accorsi in massa alla villa, convince l'ispettore Belotte e il Ministro degli Interni a seguirlo, mentre la polizia crea un cordone intorno alla casupola e al serbatoio per non farvi avvicinare la folla, asserendo che la torre del serbatoio è minata e può esplodere da un momento all'altro.

Anche l'ispettore Belotte e il Ministro degli Interni vedono la realtà dei fatti (cioè che la mente dell'intera operazione era Hitler) e rimangono allibiti. Il corpo di Hitler viene quindi inumato in segreto nell'anonimo cimitero di Ivry, presso Parigi, sotto il falso nome di "Paul Landry".

Qualche giorno dopo l'ispettore Belotte e Fulmine discutono seduti al tavolino di un albergo. Belotte informa il secondo che il presidente della Repubblica ha deciso di conferire a Fulmine la Legion d'Onore per aver salvato il mondo da un altro bagno di sangue.

Ma Fulmine, insofferente a cerimonie e premi, scrive a Belotte un biglietto in cui gli comunica che è meglio il nastrino della Legion d'Onore sia dato al buon "Buenos-Ayres" e, se ne avanza, uno pure al suo amico Lapipe. Quando il biglietto arriverà a Belotte Fulmine sarà già al di là della Frontiera. Infatti parte immediatamente dall'aeroporto di Orly, o verso nuove avventure o verso un periodo di meritato riposo.

Un finale che si lega bene con la sceneggiatura originale. A Polese sembra vada a genio il compito di riprendere le redini grafiche di Dick Fulmine a più di 30 anni di distanza dall'ultima storia originale del personaggio (tanto che i giornalisti stupiti chiedono a Fulmine, quando se lo ritrovano davanti, che cosa abbia fatto tutto questo tempo). In queste 6 tavole vi sono dei tentativi molto curati di ricreare le espressioni desuete del linguaggio anni '40, le scorrettezze politiche tipiche di quell'epoca (i poliziotti prendono a manganellate i giornalisti per non farli avvicinare al serbatoio), menzioni di eroi a fumetti allora celebri come Mandrake (Fulmine risponde ironicamente ai giornalisti che, per sapere dove egli sia stato tutto il tempo, bisogna chiederlo a Mandrake). La lettura di questo finale spinge a considerare La Legione del Mistero uno dei primi esempi di ucronia nel fumetto italiano.

Ma qualcuno non è dello stesso parere, fu pubblicata una lettera di Gian Mario Traverso, indirizzata a Franco Grillo: 

Come ti ho accennato a proposito de La legione del mistero, il finale realizzato dal bravo Renato Polese non è l'originale che aveva in testa l'indimenticato Andrea Lavezzolo. Ricorderai anche tu che in occasione della prima edizione di Fumettamicizia a Genova, a metà degli anni Settanta, ci siamo incontrati con Andrea Lavezzolo e con Benedetto Resio (unico superstite dei disegnatori di Fulmine), che era disposto a disegnare le ultime tavole della storia.

È vero che il capo della legione era Hitler, ma solo in un primo momento; sviluppi successivi portavano poi a smascherare sotto le spoglie del dittatore il criminale A. Eichmann sopravvissuto davvero al crollo del regime nazista, ricercato per anni, processato e condannato in Israele.

Che il finale a te consegnato da Andrea non è l'originale risulta da tre lettere personali, che egli mi indirizzò all'epoca. Se avessi avuto notizia della ristampa che intendevate fare, mi sarei messo in contatto prima. Ho parlato di quanto sopra con Silvana Lavezzolo e ti prego di informare i soci ANAF del vero epilogo. Tanti, tanti cordiali saluti. Così Grillo rispondeva chiamando a testimoni i fogli manoscritti di Lavezzolo con la sceneggiatura delle ultime pagine, risalenti (secondo lui) alla fine degli anni Quaranta.

La cosa non è limpida, comunque. Resta ancora da chiarire perché il testo originale di Lavezzolo sia stato eventualmente modificato nell'edizione ANAF, e da chi

Così a tutt'oggi, ufficialmente non vi sono stati sviluppi nella risoluzione di questo piccolo enigma. Ma è una storia che all'Italia non interessa.

Mai riuscito a rispondere compiutamente alle uniche importanti domande della vita: “quanto costa?”, “quanto ci guadagno?”. Quindi “so e non so perché lo faccio …” ma lo devo fare perché sono curioso. Assecondami.

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