Quel Reza Pahlavi di Persia che piace tanto a Trump

A seguito della rivoluzione popolare dell’11 febbraio 1979 nacque la Repubblica Islamica dell’Iran, ora è una “signora quarantenne” che vive in un momento di grande malessere, pressata com’è dalle sanzioni internazionali e dalle proteste nazionali.

Reza paleviDa qualche anno a questa parte circolano sul web e sulla stampa immagini della società iraniana prima della rivoluzione; ritraggono donne in bikini in riva al mar Caspio, di studentesse universitarie in minigonna, di donne in divisa militare, e di donne alla guida di automobili. Queste foto vorrebbero sottolineare “nessun velo e piena emancipazione”.

Con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca la macchina di propaganda degli USA, si è messa al lavoro diffondendo programmi e trasmissioni on line su quanto fosse meraviglioso la vita ai tempi dello scià. La diffusione e condivisione di queste immagini è diventata virale; l’unica cosa che la propaganda si ostina a non chiarire, e il perchè di una rivoluzione che in poco tempo e con una partecipazione del 95 per cento della popolazione, spazzo’ via tutta quella “emancipazione e modernità”.

È una “modernità” che vanta radici centenarie. Infatti, nel 1919 la Gran Bretagna ottiene, dall’ultimo Re della dinastia Qajara, il rinnovo del diritto al totale controllo dell’industria petrolifera. A Londra viene fondato l’Angolo Persian Oil Company (APOC), secondo la quale all’Iran spetta una tariffa fissa del 9 per cento per ogni barile estratto, senza il diritto di guardare i libri contabili della compagnia. Di questi enormi profitti, 200 milioni di sterline fino al 1950, all’Iran toccarono solo poche briciole. In questo stesso periodo l’80 per cento della popolazione iraniana viveva in uno stato di estrema povertà, la mortalità infantile arrivava al 51 per cento nel primo anno di vita. La vita media di un contadino sfiorava i 40 anni anche perchè l’assistenza sanitaria era pressochè inesistente.

Nell’agosto del 1941, il ventiduenne Mohammad Reza Pahlavi, fu messo sul trono dagli alleati, dopo l’abdicazione forzata del padre Reza Shah, costretto poi all’esilio, perché accusato di simpatie al nazismo. Il giovane Re, dotato di una certa eleganza nell’aspetto e nel portamento, grazie all’educazione ricevuta in un collegio svizzero, aveva passato i primi dieci anni di regno nel mondo dorato e sregolato dei play boy europei.

Veniva considerato l’imperatore dalle mille e una notte che non riusci`pero’ ad ottenere l’erede dalla bellissima Soraya, la sua seconda moglie. Questo fatto afflisse cuori dei lettori occidentali ben piu’ della miseria di milioni di persiani. Se si aggiunge che il giovane monarca conosceva poco del suo paese e aveva idee confuse sulla cultura islamica sciita gli era estranea, ben si capisce perché Mohammad Reza Pahlavi con la sua ignoranza piacque da subito alle grandi potenze.

Nel settembre del 1941 un gruppo di giovani neolaureati in Europa, insieme a 53 ex prigionieri politici, fondarono il partito Tudhe (massa) di ideologia marxsista;: Cinque anni più tardi poteva essere già considerato un partito di massa non soltanto di nome, con i suoi 50 mila membri e piu di 100 mila affiliati. Aveva 7 seggi in parlamento e 3 dicasteri (Istruzione, Sanità e Commercio) nel consiglio.

Mossadeghmohammad-150x150  Quel Reza Pahlavi di Persia che piace tanto a Trump“ E’ necessario porre fine al potere coloniale della compagnia inglese APOC; con la nazionalizzazione della nostra industria petrolifera cesserà la tutela inglese e al tempo stesso verranno eliminati la corruzione e gli intrighi che finora hanno esercitato la loro nefasta influenza sulla politica interna del nostro paese”, così disse Mohammad Mosadeq ( a sinistra nella foto) durante il suo primo discorso in parlamento (anno 1950). La nazionalizzazione venne approvata con l’appoggio del Tudeh ed in seguito Mossadegh, già capo del fronte nazionale, venne eletto capo del governo. Inizialmente la Gran Bretagna, e poi gli USA, diedero vita ad uno spietato boicottaggio economico, appoggiato da tutte le compagnie petrolifere.

La popolarità e il carisma di Mossadegh per essere riuscito a frantumare il monopolio inglese sulle risorse energetiche del paese, e la conseguente crescita del Tudeh, allarmarono i servizi segreti anglo-americani che decisero di mettere fine al governo

Tuttavia il primo tentativo di deporre l’anziano primo ministro fallì e lo scià fu costretto alla fuga. Trova riparo a Roma, ma 19 agosto 1953 il drammatico colpo di stato va a segno e lo scià torna trionfante a Teheran. Naturalmente i giacimenti petroliferi rimasero proprietà iraniana, una misura di facciata, tesa tutta a placare le ansie di una popolazione stremata dalle promesse non realizzate. In cambio lo scià fu costretto a pagare somme colossali di risarcimento ai britanici.

Si tenga a mente anche che alcuni capi religiosi sciiti si pronunciarono a favore del Re, purché garantisse che i comunisti del Tudeh non avrebbero mai potuto governare. Il fantasma del “pericolo rosso” sembrava a costoro piu temibile del dominio dispotico di uno scià. Pertanto nel 1957 sostenuto dalla “benedizione” di una parte autorevole del clero, il “Re dei Re”, come amava definirsi, fondo’ la famigerata polizia segreta Savak, forte di cinquantamila mila di agenti che incutevano terrore con i piu’ soffisticati sistemi di controllo e la tortura.

Intanto sul fronte del petrolio metà degli introiti dalla vendita dei barili sono ripartiti tra Usa (40 per cento); Regno Unito (40 per cento); Royal Dutch-Ehell (14 per cento); Francia (6 per cento), mentre all’Iran andava il 50 per cento dei profitti netti. Cosicché il giovane re con quella massa di denaro e con il sostegno degli americani, diventò un dittatore temuto che impose al suo popolo riforme “disegnate” dai grandi gruppi finanziari occidentali. Esse prevedevano un aumento dei privilegi e della ricchezza dei vertici della corte dello scià, dei grandi latifondisti del paese, e di quanti potessero assicurare il controllo ferreo del Paese con un particolare riguardo alle giovani generazioni.

Infine, nonostante l’appoggio di una parte del clero, lo scià aveva palesemente ignorato il ruolo e i valori dell’Islam nella storia del nostro paese. Il suo “laicismo” di convenienza, imposto dai suoi partner schierati sul fronte del petrolio, la valorizzazione degli antichi credi pre-islamici gli generarono nuovo odio.

La rivoluzione popolare del febbraio 1979 segnò la fine della monarchia dei Pahlavi e l’inizio delle severe sanzioni economiche dettate dagli Usa che non sono cessate mai. E’ storia nota che l’accordo sul nucleare sottoscritto da Obama sia stato ripudiato da Trump. La Cia da anni istruisce un Reza Pahlavi principe ereditario dell’Iran, pronto a tornare e riappropriarsi del titolo di Shah.

Per la nascita di un Iran laico e democratico servono forze dinamiche che favoriscano una convivenza tra le civiltà occidentali e quelle orientali. Una strada tutta in salita perchè, come ricordava Harry Truman, “Non c’è nulla di nuovo al mondo tranne la storia che non conosci”.

Kamran Babazadeh

Kamran BabazadehL’autore di quest’articolo Kamran Babazadeh  nel 1978 era tra i giovanissimi che a Teheran erano scesi in piazza per dimostrare contro il regime dello scià Reza Pahlevi.  All’indomani della rivoluzione è emigrato in Italia e poi in Svizzera dove per oltre quindici anni ha lavorato per OSAR ( l’organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati),

 

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