Quando la politica sponsorizza la fabbrica del falso

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La  guerra in Ucraina ha accantonato i dibattiti sull' invasione dei migranti,  sull'abuso del reddito di cittadinanza e dei diritti violati dei no-vax e si parla di politica in senso più appropriato. Gli europei hanno paura e la paura è tra gli ingredienti principali della "sapienza" politica.

Se volessimo intendere la “politica” in senso autentico non dovremmo certo parlare degli intrighi quotidiani che riempiono la stampa italiana o certi talk show da tifoseria e neppure di geopolitica dove sono ormai consolidati concetti e tradizioni interpretative che consentono di leggere i rapporti di forza nel medio periodo ed elaborare strategie più o meno valide.

Certo è giusto e valido, nel sapore della democrazia avanzata, preferire il soccorso umanitario all’invio delle armi a uno dei contendenti per una causa ingiusta, o di cercare di bloccare l’allargamento a Est di Nato e Ue, o di scendere in piazza in difesa della pace senza se e senza ma, o inginocchiarsi e pregare con il Papa (il solo e unico) che cita l’art. 11 della nostra Costituzione, o invocare soluzioni diplomatiche e la mediazione di terze parti che vogliono dilazionare lo scontro per trarne maggior vantaggio alla fine.
 
Non è certo il caso di fare gli schizzinosi, visto il vento che soffia.
Tutto è meglio della corsa all’abisso salutata, come nel 1914, o dal plauso prezzolato dei media, dall’orgia delle fake news e dai cori incoscienti sui balconi.

Eppure riflettendo, questo non basta ora, oggi anche, perchè entrambe le parti in causa hanno armi atomiche e il conflitto, già prima di dilagare, ha spinto in secondo piano le talmente poche strategie politiche di contenimento della catastrofe ecologica che erano state, con enorme ritardo, proclamate indifferibili. È forse una scelta politica assenata la rapidità del ritorno al carbone o la facilità con cui sono stati trovati i soldi per il riarmo e scavallare le procedure europee più vischiose allo scopo di uccidere e non di salvare vite.

Nel 1914, in una situazione di cui l'attuale sembra essere fotocopia, di imperialismo multipolare, di governanti folli e opposizioni deboli un certo Lenin, comprendendo e così  rimangiandosi la convinzione che un movimento operaio internazionale potesse bloccare sul nascere la guerra per la spartizione del mondo, lanciò realisticamente la parola d’ordine di trasformare la strage fra i popoli in guerra civile contro la borghesia imperialistica.
Ci vollero anni, ma alcuni banditi responsabili del massacro furono cacciati dal potere, e l'ultimo zar Nicola II, la moglie Alexandra e i loro cinque figli che avevano tra i 10 e i 20 anni vennero giustiziati in uno scantinato di Ekaterinenburg e, anche se non si aprì proprio un’èra di pace e benessere in Europa, il vecchio mondo si dileguò.
Nel frattempo, Lenin fece uscire la Russia dal conflitto, liquidò il ceto dominante zarista e liberal-interventista, che ne era stato responsabile, e restituì l’indipendenza nazionale (e Putin ancor oggi ci rosica) a Polonia, Finlandia, Lituania, Estonia, Lettonia, Ucraina, repubbliche centro-asiatiche e caucasiche, ma poi venne la seconda guerra mondiale, l'accordo a Yalta e Stalin.

Oggi, al confronto della I guerra mondiale e della II che sbrigò i conti rimasti in sospeso, abbiamo, in apparenza, una piccola guerra, che ha suscitato grande emozione in un’opinione pubblica implicitamente razzista perché coinvolge solo bianchi europei cristiani.

Ma non solo la guerra è orrenda, con vittime innocenti e rancori duraturi, per ora virtualmente ma da ora sicuramente micidiale perché i contendenti veri sono Biden e Putin e già si sta minacciando da entrambe le parti l’uso di armi nucleari su scala non locale. Questo vuol dire ad esempio come minimo Aviano e Sigonella, giusto? Quindi potrebbe non trattarsi più solo di una riedizione della guerra fredda.

Senza dimenticare che nei primi mesi del 2021 Biden e Putin hanno siglato il rinnovo del trattato New Start. Quello che stabilisce dei limiti concordati per le testate nucleari ed i vettori strategici di Stati Uniti e Russia.

small putin biden trattato nucleare new start

Ora con questa decisione i due presidenti sono riusciti ad evitare che si riaprisse una corsa agli armamenti strategici e che venissero meno le ultime misure di verifica reciproche ancora in vigore tra i due Paesi dopo la denuncia di importanti accordi sull’arms control da parte dell’amministrazione Trump.
La proroga di cinque anni, che è quella massima prevista dal trattato, darà il tempo per negoziare ulteriori riduzioni che potrebbero questa volta anche includere altri Paesi detentori di armi nucleari.

Ma rimangono aperti i rischi di possibili spirali armamentistiche in settori quali quello delle armi nucleari a raggio intermedio non più sottoposte ad una disciplina internazionale a seguito del rigetto da parte della precedente amministrazione Usa del Trattato Inf che prevedeva la totale eliminazione di tale tipo di armamenti. Sarà difficile ripristinare tale accordo che era essenziale per la stabilità in Europa, dove tali missili erano stati dispiegati e poi rimossi e la cui denuncia è stata subita dall’Europa con eccessiva condiscendenza.
Continuano a rimanere senza alcun controllo internazionale anche le armi nucleari tattiche di Usa e Russia, che erano state ridotte unilateralmente a fine del secolo scorso ma senza alcun accordo specifico e senza alcun controllo. Appartengono a tale categoria di armi fuori controllo anche le armi nucleari tattiche che americani e russi detengono ancora in Europa.
Resta inoltre aperta la questione dell’ammodernamento degli arsenali, non proibito da alcuna norma internazionale, cui stanno procedendo praticamente tutte le potenze nucleari per dotarsi di testate sempre più sofisticate e di vettori sempre più rapidi e precisi.

 

C'è poi che da noi le destre, ma anche in tutta Europa, sono tornate all’attacco contro le “utopie” ecologiche e il ritorno al carbone e l’incremento delle spese militari sono diventate ovvietà nel quadro di tutti i piani di ripresa e resilienza.

L'equivoco stato di belligeranza della Russia contro Ucraina, due paesi ad alta incidenza di Covid e basso tasso di vaccinazioni, con esodo di massa degli sconfitti, non lascia certo prevedere un miglioramento della situazione sanitaria europea, che stava avviandosi verso l’endemizzazione stagionale. E non sono neppure all'orizzonte pensieri politici su come risolvere le conseguenze dello stato attuale, di questa guerra, ovvero la ricostruzione dell'Ucraina, solo si accenna di una nuova Norimberga.

Comunque vadano o meglio andranno le trattative in corso, sebbene a singhiozzo, il problema della guerra continuerà a incombere all’orizzonte e con esso lo spostamento degli investimenti dal green e perfino dal greenwashing e dalla sanità alle armi, convenzionali e nucleari.
Stiamo esportando mitragliatrici e missili, non vaccini.
 
Quindi è per questo che potremmo dire che nel medio periodo l’unica alternativa resta quella proposta addirittura, in una situazione meno pericolosa, da Lenin: l’estirpazione dei vari gruppi di briganti, oggi al comando in Russia e Usa, che stanno precipitando il mondo verso l’olocausto nucleare rapido o verso l’appena più lento collasso ecologico. Ma è evidente che è un pensiero estremo soprattutto perchè non sarebbe possibile convincerli con le buone maniere. Né loro e neppure Xi che al momento sembra più freddo e razionale, più sicuro di sé.

 

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Mai riuscito a rispondere compiutamente alle uniche importanti domande della vita: “quanto costa?”, “quanto ci guadagno?”. Quindi “so e non so perché lo faccio …” ma lo devo fare perché sono curioso. Assecondami.

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