Le ripercussioni economiche dell'attacco congiunto tra Stati Uniti e Israele e della rappresaglia di Teheran si stanno diffondendo rapidamente, spingendo i più vulnerabili verso il disastro. In Europa non sarà da meno. Il punto di vista del quotidiano britannico The Guardian.
Dal Texas al Brasile, dalla Nigeria alla Corea del Sud, 600 milioni di fedeli e forse più
Gli evangelici nel mondo contano fino al 25% dei 2,5 miliardi di cristiani globali. La loro presenza è particolarmente forte in America Latina, Africa sub-sahariana, Filippine, Cina e Corea del Sud. Non sono un voto monolitico, ma un ecosistema politico-religioso enorme.
USA: il cuore del potere evangelico
Il movimento NAR (New Apostolic Reformation) è diventato il principale motore delle politiche pro-Trump e della destra radicale, promuovendo una visione cristiana del governo. Figure come lo Speaker della Camera Mike Johnson e la deputata Marjorie Taylor Greene si sono allineate apertamente con questo movimento.
La rinnovata commistione della religione con la politica serve a quest'ultima per camuffare la propria caduta di credibilità con il fideismo mistico della prima. Le nuove destre latinoamericane, iperliberiste in economia ma politicamente dogmatiche, hanno la loro principale componente nell'estremismo tradizionalista cattolico e soprattutto evangelico.
Un sottufficiale dell'esercito americano ha dichiarato alla Military Religious Freedom Foundation (MRFF) di aver ricevuto l'ordine di dire ai suoi uomini che Trump è "unto da Gesù" e che la guerra con l'Iran, "fa parte del piano divino di Dio" per provocare l'Armageddon. Sono state almeno 110 le segnalazioni simili ricevute dal MRFF nel giorno in cui Trump ha lanciato i primi attacchi.
Marco Rubio alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco lo ha detto chiaramente: rafforzare l’Europa sul piano operativo senza emanciparla sul piano strategico. La forza richiesta non significa autonomia decisionale, ma la capacità di assorbire oneri, gestire crisi regionali e garantire stabilità periferica.
"La guerra condotta da Israele e dagli Stati Uniti contro l'Iran non ha fatto progredire la democrazia o i diritti umani in Iran.
La coesione interna è cresciuta. Persino prigionieri politici e intellettuali agli arresti domiciliari hanno condannato l'attacco all'Iran.".
Parla l'ayatollah Mohsen Kadivar, che insegna negli Stati Uniti. Egli dubita che il regime iraniano sia sull'orlo del collasso, benché consideri la Repubblica Islamica un fallimento. Lo dichiara in questa intervista pubblicata dal settimanale tedesco Der Spiegel che noi volentieri offriamo nella versione italiana perché è un cosiderevole aiuto per seperare il vero dal falso.