Biennale di Venezia. Guerra alla "libertà artistica"

Una settantina di artisti e curatori della Biennale Arte 2026 di Venezia hanno firmato lettere aperte per chiedere l'esclusione di Stati Uniti, Russia e Israele dalla manifestazione, motivando la richiesta con accuse di crimini di guerra.

Biennale 2026 Presentazione del Padiglione Centrale ai Giardini della Biennale. Il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco .

Già a marzo 2026, duecento artisti e curatori (tra cui Alfredo Jaar, Yto Barrada e l'Anga - Art not Genocide Alliance) avevano chiesto di impedire l'esposizione israeliana all'Arsenale, con l'artista Belu Simion Făinaru. Una petizione precedente del 2025 contava 24.000 firme solo contro Israele. 

Ma la richiesta si estende stavolta anche oltre Israele. Scrivono i firmatari, «Esiste una soglia oltre la quale la partecipazione alla Biennale non dovrebbe essere considerata normale. Facciamo appello al Presidente e alla direzione della Biennale affinché si uniscano a noi nel fare di Biennale Arte 2026 un luogo in cui, come scrisse Koyo Kouoh, "la dignità di tutti gli esseri viventi sia salvaguardata"» conclude la lettera. I motivi principali ruotano intorno a queste imputazioni, estendendo una precedente protesta contro Israele da parte del collettivo Art Not Genocide Alliance (ANGA). 

Motivi contro Israele. I firmatari denunciano il "genocidio sionista e apartheid in corso" in Palestina, sostenendo che ospitare il padiglione israeliano (con l'artista Belu-Simion Făinaru all'Arsenale) interferisce con la mostra principale e crea "violenza e paura" dovute alle misure di sicurezza. Richiedono solidarietà con "colleghi artisti palestinesi" e fine del "genocidio".

Motivi contro Russia. La critica si basa sull'invasione dell'Ucraina, richiamando la posizione della Biennale del 2022 che aveva escluso Mosca per "atti di aggressione militare" . I firmatari chiedono coerenza: se la Russia fu esclusa allora, deve esserlo ora . 

Motivi contro USA. Gli Stati Uniti sono inclusi come responsabili di "crimini di guerra" (rappresentati dallo scultore Alma Allen), equiparati a Russia e Israele per presunte atrocità attive, senza dettagli specifici nella lettera ma nel quadro generale di "regimi" contestati . La Biennale difende la "neutralità" e la libertà artistica, rifiutando esclusioni . 

La Biennale Arte 2026 di Venezia, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, ha assunto una posizione ferma contro l'esclusione di Russia, Stati Uniti e Israele, difendendo l'inclusione di tutti i paesi come principio inderogabile.  

La Fondazione ribadisce l'impegno per la "libertà artistica", distinguendo nettamente tra espressione degli artisti e politiche governative. In 131 anni di storia, non ha mai applicato censure o esclusioni, rifiutando di commentare direttamente le lettere di protesta per non alimentare polemiche.

Il presidente Pietrangelo Buttafuoco  ha dichiarato pubblicamente: "Io apro a tutti, non chiudo a nessuno", includendo Russia, Iran, Israele, Ucraina e Bielorussia, e annunciando anche artisti palestinesi. Questa apertura è stata confermata nonostante le critiche e le minacce UE di tagliare 2 milioni di fondi per la Russia. Buttafuoco contrappone il dialogo veneziano alle esclusioni, mantenendo la manifestazione come spazio universale.

 

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