Questa è la storia di una di loro. La DB

Al di là del parere degli esperti, si nota nei commenti italiani nel giudicare la Deutsche Bank una bella dose di Schadenfreude, parola tedesca intraducibile, la gioia quando a qualcuno altro va male, soprattutto se a essere bocciato è, a sorpresa, il migliore della classe. Confesso subito un conflitto d’interessi, anzi d’affetti.

furto di banca

La DB è la mia banca dal lontano 1969, nei belli e nei cattivi tempi, suoi non miei, perché il mio conto tende con ostinazione verso il rosso. Ho un Kontoführer, parola che inquieta, il funzionario che sovraintende al tuo conto, ti conosce e sa quali sono i tuoi interessi e le tue possibilità. Sempre lo stesso, ha fatto carriera nonostante me, e non mi abbandona.
 
Alla Deutsche Bank sono affezionati i tedeschi, pure quelli che non hanno mai avuto un conto presso la prima banca nazionale, anche se da anni non è più deutsch, ufficialmente almeno dal 2002 da quando al vertice arrivò lo svizzero Josef Ackermann.
Lo disse chiaramente: «Io devo badare agli interessi dei miei azionisti, che non sono solo tedeschi».
Poi venne l’angloindiano Anshu Jain, che in tedesco sapeva solo Guten Tag. Imparerò, promise. Non fece in tempo.
 
1-x3odplcD8qUoVYoO5yx9gg-300x170 Questa è la storia di una di loro. La DBAdesso alla guida c’è il britannico John Cryan. Prima, la DB aveva un ruolo nazionale e sociale.
Dirigenti e funzionari pensavano di dover tutelare gli interessi del paese, e dei suoi clienti, anche i piccoli.
Ha avuto un ruolo nella storia tedesca nel bene e nel male: è nata nel 1870, insieme con il Reich di Bismarck, tentò invano di tenerci fuori dalla Grande Guerra tramando attraverso la sua figlia italiana, la Banca Commerciale (entrammo in guerra un anno dopo, e ben due anni dopo contro la Germania, nel 1916).
 
Fu il suo capo, Alfred Herrhausen, a consigliare Helmut Kohl, suo amico personale, su cosa fare della Ddr dopo la caduta del muro: «Compriamola». Costò 4 mila lire a metro quadrato. La Deutsche Bank era ancora deutsch ma, per dire la verità, fu Herrhausen il primo a essere preso da manie di grandezza internazionali (le stesse che hanno portato al suicidio la Volkswagen).
La banca era al sedicesimo posto al mondo, se non ricordo male, lui voleva essere il primo:
«Quel che ammiriamo e non possediamo è la cultura anglosassone nella gestione finanziaria».
 
Fu l’inizio della fine. Il 27 novembre acquistò la britannica Morgan Grenfell per 2,7 miliardi di marchi. I terroristi della Baader-Meinhof lo uccisero tre giorni dopo.
Nel 1999, la DB compra per 17 miliardi di Deutsche Mark la investmentbank americana Bankers Trust, una banca di biscazzieri, dicevano a Wall Street.
Già allora più della metà dei 100 mila dipendenti lavoravano all’estero.
La DB diventa la prima banca al mondo, come sognava Herrhausen, con un bilancio di circa 900 miliardi di euro, nel 2000 gli utili superano i 5 miliardi di euro. Nel 2007, arrivano a 6 miliardi, la metà attraverso l’investmentbanking, settore diretto da Anshu Jain.
«È un genio», si entusiasmano alla DB. Le azioni toccano i 102 euro, oggi hanno perso il 90%.
 
Un giorno che avevo qualche euro che non sapevo come spendere, chiamai il Kontoführer: «Perché non compriamo azioni della DB?» Mi rispose: «Io a questo, per fairplay, proprio non le posso rispondere». Non lo avrebbero mai assunto a Banca Etruria.
«Le banche tedesche sono peggio delle nostre», gioisce Matteo Renzi.
C’è una differenza: i guai della DB sono stati provocati dai banchieri, quelli del Monte dei Paschi, dai politici.
 
Fallisce o no la DB? Non vi fidate di me. Come mi sono già vantato, presi 30 ad economia politica. Lasciai per ultima scienza delle finanze. Nel frattempo ero passato da Roma a Torino, dove lavoravo come cronista. Il libro di testo romano era di 1.500 pagine, 1.800 quello sabaudo.
Feci l’esame con un giovane Francesco Forte, confondendo i due testi. «Quel che dice sarebbe anche giusto per qualcuno, mi disse, ma dove l’ha studiato?»
Confessai che non lo ricordavo. Vuole 19? Risposi di sì, ormai non avrebbe influito sulla mia media. Da allora sono convinto che la scienza delle finanze non esista.
Quindi, non vi fidate della mia analisi.
 
La DB avrebbe 50 mila miliardi investiti su fondi fatti d’aria, prima o poi salterà. Ma fra una partita e l’altra, i debiti reali sarebbero circa 8 miliardi, la sua liquidità si aggira sui 200 miliardi. «Wir schaffen das», dice John Cryan traducendo la Merkel, «yes we can», ce la faremo, o qualcosa di simile.
La multa degli americani, giudici e complici allo stesso tempo, passa da 14 miliardi di dollari a 5, uno sconto da mercante di tappeti persiani (ed era previsto). Le azioni rimbalzano su e giù in poche ore, mi sembra che qualcuno stia speculando dietro le quinte.
Attenti alla Schadenfreude: se salta la DB, salta la Germania, l’Italia, e l’Europa. Spero che la Deutsche Bank torni a essere deutsch, e sono convinto che non fallirà. Anche se continua ad avere un cliente come me.
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Roberto Giardina

Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. È presente su Berlin89 con la rubrica Pizza con crauti.  
Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. 

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