Sono sempre le donne a pagarne il prezzo

Che il mondo del lavoro non sia il paradiso dell’uguaglianza di genere è una realtà purtroppo ben nota. A parità di mansioni, le donne in media guadagnano il 18% in meno degli uomini. In parte ciò è dovuto al fatto che quattro lavoratrici su dieci sono impiegate part-time, mentre per i lavoratori la media scende a uno su dieci.

lavoro femminileMa c’è di più, come scrive sul Guardian Torsten Bell, direttrice della Resolution foundation.

A parte ogni discriminazione (illegale) in tema di retribuzioni, molto del divario è dovuto al fatto che le donne sono estremamente sotto-rappresentate nelle occupazioni che prevedono salari più alti.

E no, non c’entra nulla l’istruzione, perché più della metà della popolazione laureata in età di lavoro è costituita proprio da donne. Ciononostante rappresentano solo il 32% dei manager aziendali e il 21% degli scienziati e dei professionisti della tecnologia.

Ma c’è di più: le donne sono perfino più sotto-rappresentate se l’attenzione si sposta verso la cima.

Nel 2015, gli uomini costituivano il 95% degli amministratori delegati delle compagnie più grandi, quelle comprese nella Forbes 500.

A questo punto l’autrice cita un saggio del 2008, Nudge: la spinta gentile, di Richard Thaler e Cass Sunstein, che suggeriva come questo sia dovuto al fatto che è meno probabile che le donne si assumano rischi e si candidino per un lavoro se non si sentono pienamente qualificate per quella posizione. Ma nuove ricerche dimostrano che «i rischi» siano ben diversi da quelli che devono affrontare gli uomini.

Esaminando quello che succede alle lavoratrici svedesi, la ricerca rileva come paghino un prezzo immenso per l’avanzamento di carriera: i top jobs nella politica o nel business conducono a un più elevato rischio di divorzio. Per gli uomini invece non c’è differenza.

Per combinare successo e famiglia, gli autori della ricerca citano il suggerimento della politica svedese Birgitta Ohlsson: «Cercatevi il marito giusto». Decisamente non ha capito il punto.

Mai riuscito a rispondere compiutamente alle uniche importanti domande della vita: “quanto costa?”, “quanto ci guadagno?”. Quindi “so e non so perché lo faccio …” ma lo devo fare perché sono curioso. Assecondami.

Fonte: Guardian Corriere
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