Incompresi, discriminati, vessati: DANNEGGIATI

Quando si parla di Disturbi Specifici dell’Apprendimento, sono pochi coloro che sanno realmente di cosa si stia parlando. DSA, dietro questo acronimo si nasconde l’infelice infanzia di tanti bimbi, con una sensibilità alle stelle ed un’autostima sotto le scarpe. Si tratta di un classico che prende le mosse quando il fanciullo inizia a misurarsi con il primo anello della società, la Scuola.

 Questo è il momento del silenzioso crollo delle aspettative future del nostro ragazzo.

La lettura di un semplice brano diventa un tormento, scatenando l’ilarità generale della classe. La scrittura comporta uno sforzo notevole, con errori grossolani da far perdere la pazienza a chiunque.
Doppie inesistenti, inversioni di “d”e “b”, come se una folata di vento avesse confuso tutte le lettere. Moltiplicazioni che diventano addizioni, tabelline studiate per una settimana intera e dimenticate in men che non si dica. Situazioni insormontabili, per quell’età, che sussurrano al piccolo la sua incapacità, sino a convincerlo completamente.

“È un ragazzo svogliato, pigro, non portato per lo studio, destinato ai lavori manuali”.

In Germania la frammentazione del sistema scolastico, dovuto alla suddivisione nei singoli Lander ed alla relativa autonomia, complica non poco la situazione, che di per sé non è alquanto uniforme.

Però vi è una alta consapevolezza del problema della dislessia a livello scolastico. Ma vi è una notevole differenza tra Lander e Lander, con solo in alcuni casi percorsi calibrati e integrati nel normale percorso scolastico. È lasciato molto alla iniziativa del singolo insegnante o genitore.

In Italia la normativa è recente, la Legge 170 del 2010, con decreti attuativi del 2011.

È una normativa “leggera”, ma eloquente. È (per ora) l’unico caso nel panorama europeo, se non mondiale, indirizzata specificatamente a garantire equità di diritti agli studenti affetti da DSA.

Sembra un'inezia, ma la Legge italiana si fa esplicito riferimento ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento, e tali disturbi sono specificati in forma chiara ed inequivocabile.

È un precedente notevole nel panorama normativo di tutti i Paesi.

In base alla norma, la Scuola, ad inizio anno scolastico, deve concordare e sottoscrivere con i genitori dei ragazzi dislessici il Piano Didattico Personalizzato (PDP), obbligando la Scuola ad attuare tutti i metodi dispensativi e compensativi necessari.

Tutte queste azioni vanno poste in essere all’interno della normale classe frequentata dal soggetto affetto da DSA (mainstreaming), con una maggiore integrazione scolastica.

La stessa normativa estende la sua tutela sino a tutto il percorso universitario, prevedendo adeguate modalità e tempistiche per gli esami. C'è da vantarsi, è una prima pietra nella costruzione delle tutele al diritto allo studio che ci porterà alla maturazione del nostro futuro capitale umano. Manca ancora una PICCOLA cosa che la normativa sia integrata anche nella tutela nel mondo del lavoro, come nei Paesi anglosassoni.

dislessia, salute, welfare, scuola

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