69°Berlinale. Quella Paranza di bambini che lascia i berlinesi a bocca aperta

Presentato alla 69° Berlinale il film di Claudio Giovannesi trasposizione cinematografica del romanzo di Saviano. E' un racconto sulla «perdita dell’innocenza, sul passaggio dal gioco alla guerra di un quindicenne e dei suoi coetanei.

paranza 1Rimangono quegli stessi bambini, che si confortano inzuppando nel latte la loro crostatina al cioccolato, prima di andare a dormire. Amarezza che lascia Claudio Giovannesi (serie TV Gomorra) alla Berlinale, con il suo film in concorso La paranza dei bambini dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano, che esce oggi in Italia. Girato a Napoli nel Rione Sanità, racconta le vicende di un gruppo di bambini che colmano il vuoto di potere nel loro quartiere, prendendo le redini camorriste nello spaccio, prostituzione e pizzo.

Questa è appunto la “paranza” un fenomeno in crescita al Sud in Italia (con Romania, Bulgaria e Sud America al seguito) dove la malavita organizzata è passata dalla micro alla macroeconomia scalando le borse e lasciando semiboss a sbranare quel che resta per loro conto, in una totale anarchia. Così gli scugnizzi di rione, vittime di situazioni familiari disastrate e per non essere da meno rispetto al modello “sfrecciano contromano alla conquista di Napoli”, scrive Saviano.

Paranza è un nome dal mare, di barche a pesca di pesci che abboccano beffati dalla luce. Il film però non racconta uno spaccato di società, qui si racconta di Nicola (Francesco di Napoli), Letizia (Viviana Aprea), Briatò (Mattia Piano Del Baldo), ‘O Russ (Ciro Vecchione), Lollipop (Ciro Pellecchia), Tucano (Ar Tem), Biscottino (Alfredo Turitto), Agostino (Pasquale Marotta), Cristian (Luca Nacarlo) e Limone (Carmine Pizzo) pesci guizzanti di vita "ingannati dalla luce", per i quali la vita è stata talmente amara da sembrare fin troppo lunga.

Così per una breve stagione di benessere, tra incoscienza infantile e disperazione insieme, si buttano nella mischia certi di non uscirne vivi. Ma che importa, per mille euro investiti in cocaina, il guadagno sarà di cinquemila, che in un anno diventeranno un milione. Questo hanno loro nella testa, almeno - se andrà male - lasceranno i genitori disperati ma consolati.

La violenza è il loro mondo, ma ancora bambini credono nel bene, e se non viene dall’alto allora lo faranno da soli. Coi soldi guadagnati si comprano i mobili nuovi alla mamma, il tricot a tutta la squadra dei cigni di quartiere e si azzera il pizzo ai più sfortunati. Loro conoscono tutti in strada da quando sono nati, e la strada ora impara a conoscerli come bravi guagliù.

L’ultima volta al cinema di scugnizzi armati fino ai denti per il controllo del quartiere, fu con Sergio Leone e il suo C’era una volta in America (1984). Mentre sono trascorsi ben trent’anni da Mery per sempre (1989) di Marco Risi ambientato tra adolescenti nella Palermo di mafia. La paranza dei bambini, non può che ricordarli, per quella stessa innocenza di colpevoli e nel modo con cui questi piccoli malviventi, perseguono l’idea di un futuro migliore non disgiunto dalla strada e dai suoi compromessi.

Giovannesi però aggiunge il senso della ritualità al mondo di questi ragazzi, dunque il peso di un universo difficile da scardinare, senza vie di uscita perché granitico nella sua consistenza, nella totale lontananza da un progetto politico o statale a contrapporvisi. Abbandonati a se stessi e a quel destino ineluttabile, li osserviamo nel film come pubblico impotente al saluto di condannati a morte: doveva finire in altro modo, ma è così che è andata a finire.

Salvatore Trapani
Salvatore Trapani vive a Berlino dal 1998. Ha corrisposto per le pagine di cinema e cultura del periodico romano Shalom-Mensile e del quotidiano nazionale Il Giornale. Si occupa di memoria storica e arti visive cooperando come referente alla formazione per il Memoriale agli Ebrei uccisi d’Europa a Berlino, per il Memoriale dell’ex campo di concentramento femminile di Ravensbrück  per l’Isituto Storico di Reggio Emilia, ISTORECO, dove ha fondato il progetto A.R.S. – Art Resistance Shoah. È anche autore di novelle (Edizioni Croce)
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