Diventare fantasma per capire il corpo

Il corpo ispezionato dalla tecnoscienza, dissacrato dagli hacker, sminuito di ogni valore, trasformato in spettro perchè, " consente di rimettere in discussione che cosa sia il nostro corpo", è il ritratto offerto dalla new generation, riassunto in questo intricato saggio di Federico Squillacioti, 25 anni, filosofo, che volentieri pubblichiamo quale esempio del nuovo modo di pensare, "interpretare" con il quale siamo obbligati a confrontarci, per non essere definitivamente cancellati come menti e come corpo.

 Ncorpi celesti vanessa foxCorpi celesti/ Photo: Vanessa Foxick Land, il padre anti-biologico dell’Accelerazionismo delle origini, è terrorizzato ed esaltato contemporaneamente all’idea dell’incontro tra esseri umani e ignoto, lungo la strada maestra che condurrà l’umana specie alla fine dei tempi. Il percorso verso il futuro è costellato di macchine, cibernetica applicata, sistemi organizzativi di regolamentazione umana, strutture e sovrastrutture, ma la costante in ognuno di questi campi è il desiderio che, inarrestabile, brucerà le anime e consumerà la ragione collassante. Il merito di Deleuze e Guattari, su tutti, è quello di aver reso un tributo a questo desiderio bruciante: intelligenza sintetica, più che umana, contraria all’idea di un conoscere normativo, da Socrate a Kant, valore assoluto dell’illuminismo. L’imperativo categorico, come perno del mondo conoscibile, senza alterità accettabili che a queste siano esterne, crea una bolla normativa che non accetta infiltrazioni. Scrive Helen Hester

Il nostro destino è legato alla tecnoscienza, dove nulla è tanto sacro da non poter essere riprogettato e trasformato in modo da allargare la nostra prospettiva di libertà, estendendola al genere e all’umano. Dire che nulla è sacro, che nulla è trascendente, né può essere sottratto alla volontà di conoscere, di ritoccare, di hackerare, significa dire che nulla è sovrannaturale.  

Un hacker interviene su quanto sacralizzato per rimodellarne i caratteri in un gioco potenzialmente infinito. Nel gioco della norma, o meglio, della Norma Imperante che prevale nel panorama di pensiero di volta in volta egemonico, l’altro – o l’Altro – sono accettati solamente quando rientrano nello scambio legittimo ammesso dal mercato, dal capitale, dalle regole imposte, dalla struttura e via dicendo. Tuttavia, questo tentativo di tenere sotto controllo quelle forze che si rendono attive in contrapposizione a un Ordine, qualsiasi esso sia, ha un prezzo da pagare, uno scarto ineludibile che non possiamo pensare di eliminare senza fare i conti con il suo scarto, il suo alter ego, il suo spettro

Laura Tripaldi, nel saggio Materialismo Spettrale, spiega come l’osservazione e lo studio degli spettri in chimica, ossia la variazione di una proprietà di una sostanza al variare della frequenza delle radiazioni con cui essa interagisce, sia curiosamente legato fin dalle origini all’astronomia. Infatti, sia l’osservazione degli astri sia lo studio degli elementi chimici prevedono l’analisi della scomposizione della luce riflessa, sfruttando ad esempio uno strumento come il prisma su cui essa si infrange. Lo spettro può quindi essere definito come l’impronta digitale della sorgente luminosa, visibile in quanto etimologicamente legato al verbo latino specĕre (guardare).  Per paradosso, almeno apparente, lo spettro, che invade i nostri film dell’orrore, nascosto allo sguardo e che si cela nelle tenebre, nasce e si plasma invece per apparire, manifestarsi, quando lo trattiamo nel significato che assume in chimica. 

La contraddizione crolla non appena, appellandoci sempre all’etimo, prestiamo attenzione al collegamento tra la figura della tradizione letteraria e cinematografica chiamata spettro e la stessa figura come intesa invece nella tradizione latina: lo spettro è infatti, anticamente, un’apparizione, un fenomeno nel senso letterale di «colui che si mostra», e proprio per questo diventa sinonimo di fantasma, apparizione ultramondana, entità che, seppur nascosta, non è tale se a un certo precisissimo momento non viene vista o percepita.  

Il filosofo della scienza Gennaro Auletta affronta il fenomeno quantistico che di solito colpisce maggiormente i non esperti del settore: la sovrapposizione. Quando parliamo di oggetti macroscopici, abbiamo a che fare, almeno all’apparenza, con un determinato oggetto che occupa una propria posizione e non ne occupa un’altra nello stesso tempo. A livello quantico invece, gli oggetti microscopici, se possono trovarsi in uno stato oppure in un altro egualmente possibile, allora potranno ritrovarsi contemporaneamente in entrambi e in qualsiasi combinazione tra loro. Ciò ha enormi implicazioni anche nel ramo informatico: un apparecchio sufficientemente elaborato potrebbe infatti seguire parallelamente diverse strade di calcolo per le proprie funzioni, arrivando in maniera molto più rapida alla soluzione ricercata.

Tornando ora ai nostri spettri, potremmo supporre che la loro presenza sotto forma di entità che invadono i nostri incubi e tormentano le nostre notti sia lo scarto tra queste possibilità, se intese in senso macroscopico: lo spettro della mia scelta X si identificherebbe con un rimasuglio, un non-concepito, non-scelto. Avendo avuto la possibilità di scegliere tra un oggetto e un altro, una porta d’accesso a un determinato mondo piuttosto che un’altra adibita a un mondo alternativo, nel momento in cui si mette in atto il potere di decidere, automaticamente si attiva lo spettro, che da nascosto o invisibile diviene ora palese, esibito, per quanto escluso. 

Anche il dispendio di energia funziona notoriamente in questa maniera: non si disperde se non per riconfigurarsi, non sfugge al mondo ma si ricompatta in nuovi utilizzi. 

Il femminismo glitch dichiara che un corpo senza nome è un errore, un glitch per l’appunto, parola tecnica che in informatica indica qualcosa che va storto durante un processo, un’operazione logica, un tentativo di connessione e così via. Ma l’errore non viene qui inteso come fallimento nel tentativo di raggiungere uno scopo, bensì come fallimento messo in piedi per raggiungere un obiettivo (diverso da quello che avrebbero voluto imporci dall’esterno e che ci pareva poco incline alle nostre aspirazioni). L’autrice del suo Manifesto dichiara che mentre camminava per casa con la maglietta corta e senza reggiseno, durante l’adolescenza, il padre ha esclamato «Legacy, ora, ha il seno? E da quando?». Da questo momento, e non dalla effettiva crescita del seno, la ragazza diventa portatrice di un organo femminile incasellato e stabilito nella sua natura dall’esterno, dall’osservatore.

Per questo motivo, prosegue la filosofa, noi siamo hyperlink, termine traducibile come iper-collegamenti, segni e significanti che attendono di essere cliccati dal mouse dell’utente che ci consuma, brucia, eppure che ci crea. Per riuscirci, lo spazio web deve diventare surrogato e copia di quello reale, con tutte le dinamiche di potere e di dominio che in esso avvengono e ci intrappolano, semplicemente trasposte sul piano del cyberspazio. Essere corpo, essere incorporato: per diventare un’identità corporea dobbiamo prima essere incapsulati, da astratti a concreti, da ciò che era possibile a ciò che hanno stabilito per noi.  

L’alternativa proposta, e che ci sentiamo di appoggiare anche se parzialmente, è quella di diventare fantasma, spettro, giocando l’ironia sulla parola inglese ghosting (quando si decide di terminare una relazione cessando la comunicazione e quindi sparendo dalla persona che ci cerca e prova a raggiungerci per qualsiasi chiarimento). Solamente questa forma di sparizione ci permette di rimettere in discussione che cosa sia il nostro corpo, senza abbandonarlo, ma abbandonando la forma attuale per passare a quella seguente, qualsiasi desiderio vogliamo realizzare. 

Lo spettro diviene alter-ego indefinito di qualsiasi alterità possibile nel nostro cammino verso la definizione cangiante ma viva di chi saremo. Per questo resta fondamentale chiarirci sul significato della parola: troppo a lungo la natura spettrale di qualcuno o di qualcosa ha sottinteso una sparizione, un nascondimento, come se lo spettro incarnasse la resa di fronte alla realtà materiale, pesante, concreta. 

Transghost è un’identità temporanea e in attraversamento. La parola si compone di due parti: trans è utilizzato in gergo come un termine inclusivo, che raggruppa una grande quantità di violazioni delle norme di genere, accomunate da una discontinuità tra il genere assegnato alla nascita e l’identità e/o l’espressione di genere di una persona. 

Il prefisso latino trans- indica un «passaggio oltre un termine», un «attraversamento», un «mutamento da una condizione a un’altra», mentre in Transghost fa riferimento a un passaggio visibile o invisibile da uno stato del corpo a un altro. Tale mutamento non è unico, univoco, irreversibile e irrimediabile. I mutamenti di Transghost compiono infatti una modifica della percezione del sé e della società. 

Il termine ghost indica la materia attraverso cui i corpi fisici diventano metafisici. I fantasmi non prolungano gli organismi nell’immaginario, ma topologizzano la materialità dei corpi. Questa dimensione fantasmatica svincola il corpo dal dilemma vero-falso, essere-non essere, per attuare una pratica ludica di finzione del corpo che si costituisce come egualmente importante rispetto alla sua fisicità. 

Il Transghost Manifesto, scritto da Rooy Charlie Lana e Giulia Zulian del collettivo artistico -Ness -, precisa con grande cura le parole che ne compongono il nome, lo slogan, l’urlo di battaglia così particolare per l’accostamento che palesa. Transitare significa «passare attraverso», ma a differenza della connotazione latina che vedrebbe il soggetto – in questo caso il corpo – spostarsi dal punto A al punto B, scegliendo una strada consona, qui il momento dell’attraversamento non conosce mete o punti stabili che lo cristallizzino. Dunque il trasferimento, proprio come si trattasse di dati, informazioni, flussi cibernetici liberi, non avrebbe alcuna forma da rispettare per essere ritenuto valido da qualsiasi struttura esterna o punto di vista altrui che voglia incasellarne la natura. 

Il soggetto che agisce lo spostamento non ne viene travolto e mantiene il controllo su quanto accade, salvo mettere volontariamente in discussione la propria identità A, quella di partenza, conscio che dopo il percorso di transazione avrà acquisito connotati dell’identità B, che assieme alla precedente crea un ibrido acefalo e pulsante di possibilità creative. 

Il carattere fantasmatico di cui abbiamo parlato, invece, non si riferisce ovviamente alla smaterializzazione del corpo, alla sua sparizione, come fosse un peso di cui liberarsi in nome di un’anima, coscienza o entità astratta a vostro piacimento che mortifichi la carne di cui siamo e sempre (?) saremo composti. 

Lo spettro di cui parliamo è invece entità capace di essere senza essere per sempre, trovare forma per poi metterla in discussione e creare da capo le condizioni di esistenza. Se parliamo di corpi, per eccellenza materiali e presenti concretamente, definirne il carattere fantasmatico significa liberarli da condizionamenti vincolanti, permettere che la natura o presunta tale subisca modifiche e hackeraggi di ogni sorta, come se ogni arto e ogni organo fosse componente rimpiazzabile di un progetto di corpo più ampio. 

Se il corpo è sacro, non è corpo ma gabbia corporea.
Se il corpo evapora, non è corpo ma idea.

Anche la pelle, in quanto presunto confine del corpo, dev’essere riconcettualizzata non più come membrana escludente, ma come superficie visibile del corpo vivo che dentro e assieme a essa pulsa organicamente di vita, chimica, ormoni, sede farmacologica e bio(il)logica dell’Essere Vivente genericamente tale. All’insulto becero di chi dice «sei superficiale», un Corpo Progetto come quello che ci stiamo sforzando di descrivere risponde con il sorriso di chi scrive e riscrive codici vitali proprio sulle superfici corporee che sfoggia. Sempre pronto a fare la muta e tra-muta-re la sua Essenza in vulnerabile e rimpiazzabile materia, allontana l’anima come allontana Dio, ateo e vegeto, religioso solo in quanto amante della sperimentazione e a essa devoto. 


Fonte: Not

Squillacioti FedericoFederico Squillacioti nato a Milano nel 1995, laureato in scienze filosofiche alla Statale di Milano con tesi sul concetto di profanazione nell'arte contemporanea, ha scritto articoli e recensioni su musica metal e cinema horror d'autore, oltre che di filosofia contemporanea. Attualmente concentra le sue ricerche sui temi dell'accelerazionismo di sinistra, il cyber e xeno femminismo, il catastrofismo filosofico speculativo.

 

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