C'è voglia di rivoluzione nell'Europa che conta

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La rivolta dei Gilets Jaune nella quale i dimostranti hanno sempre sostenuto di non essere né di sinistra né di destra; le manifestazioni di Berlino e di Milano contro il rincaro degli affitti e del costo della vita; la straordinaria vittoria dei Verdi alle ultime elezioni per il Parlamento europeo, sono esempi recenti di una opposizione ai malgoverni che aggrappandosi ai Verdi prende le distanze dai movimenti sovranisti e populisti. Ci sono tutte le premesse di un ribaltamento epocale.

europa pescecaniE' una realtà poco conosciuta che sconcerta. In Germania, un dipendente su quattro - circa otto milioni di persone - guadagna meno di 10 euri lordi l'ora, A livello europeo la proporzione è di uno a sei, comunque la sostanza non cambia. Chi percepisce un basso stipendio ha difficoltà di pagare l'affitto tanto meno potrà comperarsi una casa, avrà di conseguenza una pensione bassa il che vuol dire una vecchiaia in povertà. Uno scenario che incombe anche sui giovani tedeschi, che hanno contribuito alle elezioni per il Parlamento europeo alla vittoria dei Verdi, i Grünen, diventato in Germania il primo partito per gli under 30.

I Verdi non sono partiti monotematici, che si spendono soltanto sui problemi ambientali. Fin dai loro esordi, nei primi anni Ottanta, in Germania come negli altri paesi dell'Unione si sono presentati con una agenda “libertaria-ecologista”, dove i diritti civili, la parità di genere, la partecipazione diretta alle decisioni sono nei cardini del partito, tanto quanto l’opposizione al nucleare e la difesa ambientale. Infatti la tedesca Franziska “Ska” Keller, che guiderà insieme all’olandese Bas Eickhout il gruppo dei Verdi europei (cresciuto da 52 a 71 parlamentari) ha tranciato ogni dubbio affermando che, «chiunque si vorrà coalizzare con noi dovrà dimostrarsi pronto ad accettare tre principi chiave: lotta ai cambiamenti climatici, difesa dei diritti civili e giustizia sociale».

Così si spiega perché i Verdi, almeno quelli del Centro e del Nod Europa non soltanto hanno sfruttato il “momento Greta”, ma hanno raccolto il frutto di una coerenza di lungo periodo su un ventaglio di temi che spaziano dall’economia verde alla parità di genere, dalle questioni sociali alla qualità della vita, con un occhio particolare alle disuguaglianze che vanno crescendo e che dilaniano le comunità che vi sono afflitte. Ne è un esempio - proprio in Germania - il sostegno dei Verdi a una proposta di legge di iniziativa popolare che mira a calmierare l'aumento degli affitti, il moltiplicarsi degli sfratti per morosità e i pignoramenti, la crescita a dismisura dell'incidenza dell'affitto sulle famiglie con redditi bassi.

Insomma i Verdi hanno fatto leva nell' Europa che conta su quel senso di fallimento che pervade soprattutto i giovani, di fronte all'incapacità di rispondere adeguatamente alle nuove realtà che scollegano definitivamente il già mal conciliato lavoro precario e la qualità della vita creando così le condizioni di un malessere permanente.

La spinta dei Verdi in Germania (27,8%), in Francia (13,5%), in Finlandia (16%), e in generale - come detto - nei paesi del Centro e del Nord Europa riconferma l' ansia di una buona parte della «società civile» di trovare vie di scampo possibili per placare la paura di essere condannata alla povertà.

A monte, c'è l'angoscia di dover rimodellare ogni giorno il proprio futuro. Poiché la flessibilità che sta per precarietà in un mondo postindustriale dove da tempo non si parla più di divisione del lavoro, ma di “divisione della disoccupazione” significa - conferma il sociologo Ulrich Beck - che la società del lavoro diventa sempre più precaria e che parti sempre più grandi di popolazione hanno “pseudoposti di lavoro” sempre più insicuri.

Pertanto la stanchezza, l' inquietudine che ne consegue sono più che naturali, e con esse una presa di distanza contagiosa dalla politica che non glissa sulle «questioni sociali», poiché esse sono difficili da gestire, perchè l' oggetto del contedere oltre ai posti di lavoro sono le condizioni di vita che dai salari dipendono. E’ storia nota che nell’Occidente sviluppato la quasi totalità delle famiglie ha redditi inferiori rispetto alle generazioni precedenti. Un trend che riguarda il 70 per cento della popolazione occidentale. Non era mai accaduto dal dopoguerra fino al passaggio del Millennio. Naturalmente, l’Italia si distingue fra tutti i paesi avanzati, come quello in cui questo ribaltamento generazionale è più traumatico. È in assoluto il paese più colpito. Il 97 per cento delle famiglie italiane da dieci anni a questa parte è con il reddito fermo al punto di partenza, eroso dagli aumenti del costo della vita.

Risultato? In soli cinque anni, in Italia, “il consenso di riferimento” per formare un governo è velocemente passato dal Pd di Renzi (2014) ai Cinque Stelle (2018) e ora alla Lega di Salvini. Non è cambiato nulla, per “la gente”, in questi passaggi. La “velocità di rotazione” non ha prodotto, non produce risposte ai “tanti perché” della società civile.

Quando esse ci sono, nella maggior parte dei casi non sono soddisfacenti, non appagano, creano malessere appunto. Non a caso si va parlando di “voto liquido” poiché esso gira da un partito all'altro, da una lista all'altra, di elezione in elezione, come l'acqua che circola nei tubi di un sistema idraulico senza via d' uscita. Come dire che si vota perchè siamo in democrazia benché non funzioni come dovrebbe funzionare.

Beninteso, ogni giorno siamo travolti da un’offensiva mediatica che falsa i fatti per sostenere l’immagine di un mondo diviso in due, ciascuno alternativo e incomunicabile all’altro, ma è altrettanto vero che se i professionisti dei media, del mondo accademico, i volontari, gli intellettuali della società civile, lavorano in sinergia saranno sempre più in grado di cogliere, di analizzare, di denunciare le nefandezze del sistema di potere e di chi lo sostiene e di rilanciare il progetto di una nuova etica globale, che privilegi le «questioni sociali». Determinati in una sorta di rivoluzione, insomma. In Germania, in Francia, a migliaia hanno manifestato con il voto ai Verdi la voglia di provarci. In Italia il compito se lo è accaparrato Salvini.

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Vincenzo Maddaloni
Vincenzo Maddaloni ha fondato e presiede il Centro Studi Berlin89, l'associazione nata nel 2018, che si propone di ripercorrere analizzandoli i grandi fatti del mondo prima e dopo la caduta del Muro di Berlino. Professionista dal 1961 (per un decennio e passa il più giovane giornalista italiano), come inviato speciale è stato testimone in molti luoghi che hanno fatto la storia del XX secolo. E’ stato corrispondente a Varsavia negli anni di Lech Wałęsa (leader di Solidarność) ed a Mosca durante l'èra di Michail Gorbačëv. Ha diretto il settimanale Il Borghese allontanandolo radicalmente dalle storiche posizioni di destra. Infatti, poco dopo è stato rimosso dalla direzione dello storico settimanale fondato da Leo Longanesi. È stato con Giulietto Chiesa tra i membri fondatori del World Political Forum presieduto da Michail Gorbačëv. È il direttore responsabile di Berlin89, rivista del Centro Studi Berlin89.
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