Voglia di Rivoluzione, i tedeschi ci provano

Da quattro settimane ogni sabato e ogni domenica centinaia di migliaia di tedeschi scendono nelle piazze di tutta la Germania con un intento politico: manifestare in difesa della democrazia. E’ un evento straordinario in un paese dove le manifestazioni antigovernative sono rare.  

demonstration berlin   Copia

Soltanto la Francia aveva offerto nella prima metà del 2023, un spettacolo di malcontento di tale longevità, con quei mesi di contestazioni legate alla riforma che, avrebbe innalzato l’età pensionabile da 62 a 64 anni. Ma la motivazione che sorreggeva la protesta dei francesi era economica. Semmai un paragone possibile è con la rivolta dei Gilets Jaunes del 2018-2019 che, invocavano la verifica popolare sull’operato del governo e la condanna dei partiti politici tradizionali e delle istituzioni statali.

Certo è che, quanto accade in Germania è un segnale di un malessere diffuso in tutta Europa, che i tedeschi per primi hanno evidenziato con queste manifestazioni di massa sparse su tutto il territorio nazionale. «Metà della popolazione tedesca si è svegliata», commenta Andreas Zick, direttore dell'Istituto per la ricerca sui conflitti e sulla violenza (IKG) dell'Università di Bielefeld. C’è una nuova presa di coscienza della società, che non si appoggia più ai partiti e - spiega il professore - si è compattata intorno a «una motivazione condivisa sul nuovo modo di intendere la gestione della democrazia nel senso che, sia rispondente alle necessità della gente in questa fase di sconvolgimenti planetari».

Il partiti non hanno risposte da offrire, non hanno argomenti, tacciono. Un silenzio agghiacciante, non soltanto in Germania. La gente che, manifesta rappresenta le associazioni più diverse, da quelle sportive, a quelle dei magistrati, dei piccoli commercianti, dei precari, delle aziende, delle Chiese, dei circoli operai, degli artigiani., per non dimenticare le associazioni culturali, universitare. Non ci sono rappresentanze dei partiti in questi cortei. Un fatto inedito per i tedeschi.

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Le manifestazioni sono una reazione a un’inchiesta pubblicata a inizio gennaio dal sito tedesco di giornalismo investigativo Correctiv, secondo il quale a fine dicembre ci sarebbe stato un incontro tra alcuni leader di AfD e diversi membri del movimento neonazista tedesco e finanziatori del partito. L’obiettivo della riunione sarebbe stato quello di discutere un piano di espulsioni su larga scala delle persone richiedenti asilo, di immigrati con permesso di soggiorno e anche di cittadini tedeschi di origine straniera. L’operazione è stata definita “remigrazione”.

Se si tiene presente che negli ultimi sondaggi di metà gennaio l'ultra-destra AfD, ha raggiunto il 24 per cento, posizionandosi come secondo partito, dietro la Cdu-Csu al 29 per cento, è ragionevole preoccuparsi.

Beninteso, non è un ritorno alla Germania del gennaio 1933 quando la nomina di Hitler a cancelliere faceva parte di un "piano generale per il cambio di regime", firmato da personaggi essenziali della classe dirigente, come lo erano il magnate degli armamenti, delle miniere e dei media Hugenberg; gli Junker ovvero i signori di campagna prussiani; l'intellighenzia di destra delle università e della letteratura; l’alto clero della Chiesa protestante dell’Elba orientale.

Parlare delle somiglianze tra NSDAP (Partito Nazista) e AfD (Alternative für Deutschland), sebbene in situazione economica e sociale completamente diversa dai tempi della repubblica di Weimar, suscita una sensazione comunque rabbrividente, poiché a quattro mesi dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo un dato sembra ormai incontrovertibile: l’Europa sta virando a destra e non cambierà rotta da qui a giugno. Secondo l'ECFR (European Council on Foreign Relations), i partiti della destra nazionalista sono al momento in testa in nove stati (Austria, Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia), mentre in altri nove si potrebbero piazzarsi secondi o terzi (Germania, Spagna, Portogallo, Svezia, Finlandia, Romania, Bulgaria, Estonia e Lettonia). A trainare l’impennata di seggi dovrebbe essere proprio il gruppo della destra più estrema, di cui fanno parte, oltre alla Lega in Italia, il Rassemblement National di Marine Le Pen in Francia e i neonazisti di Alternative für Deutschland in Germania.

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Le manifestazioni confermano che, “metà della Germania” e forse più si oppone a qualsiasi partecipazione dell’AfD al governo. A Berlino, non sventolano le bandiere ucraine davanti ai municipio come ho visto a Vilnius, a Riga, a Tallinn, le capitali degli Stati baltici, per dire il clima che si respira nella capitale tedesca. Domenica quattro febbraio a dimostrare di fronte al Bundestag, il parlamento federale, c’erano, sotto una pioggerellina fastidiosa 150 mila persone, famiglie con i bambini, giovani e molti anziani, qualche bandiera palestinese, nessuna israeliana, nessuna dei partiti di governo e tanto meno quello della Die Linke , il partito dell’estrema sinistra che a ottobre si è scisso perdendo lo status di gruppo al Bundestag.

Tareq Sydiq, psicologo e ricercatore sull’origine dei conflitti dell'Università Philipps di Marburg parla di, «dimostranti che hanno già raggiunto un successo con il loro cartello contro la Destra, a tal punto che, è prevedibile la nascita di un movimento di protesta di lungo termine, un’esperienza alla quale non siamo abituati.».

Il problema è che la pace sociale della Germania si basava su un modello economico — il tanto decantato Modell Deutschland — che è praticamente fallito.  La locomotiva tedesca è crollata nel quarto trimestre del 2023 (crescita negativa dello 0,3% del Pil) a causa dell'aumento dei prezzi dell'energia, della riduzione della produzione industriale per la debole domanda europea, della stagnazione dei consumi interni e la perdita di competitività rispetto al resto del mondo, che si è tradotta in un forte calo dell’1,2% delle esportazioni nel 2023.

Secondo un recente rapporto dell’UE, 7,5 milioni di tedeschi lavorerebbero nel settore occupazionale a basso reddito (minijobs) e secondo la ONG Paritätischer Gesamtverband, la percentuale di persone a rischio povertà in Germania sarebbe del 14% (il 16,6% della popolazione ). Il Fondo Monetario Internazionale ha rivelato che, l’anno scorso la Germania ha avuto la peggiore performance al mondo, e ora il Paese sta barcollando sotto i morsi della recessione.

La sensazione diffusa tra i dimostranti e non soltanto loro è che, l’eccessivo zelo con il quale il governo Scholz esegue gli ordini dell'America di Biden, ha sacrificato gli interessi tedeschi vitali- Sicché la recessione, il declino economico, l’erosione del welfare si sono tradotti in paura. Un governo che ha chiuso un occhio, anzi due sul sabotaggio orchestrato dagli americani dei suoi gasdotti Nord Stream, che gli consentivano di avere il gas russo a prezzi bassi, è stata una follia con conseguenze tragiche. Se parlare di “deindustrializzazione” sembrava esagerato un anno fa, ora è la nuova normalità. I consumatori risparmiano, le aziende si trasferiscono o chiudono, gli scioperi si moltiplicano. Conclusione: questa per i tedeschi non è soltanto una crisi economica, è una crisi esistenziale.

E’ questa consapevolezza che ha spinto la gente in piazza. «Al Bundestag sui banchi dell'AfD non siedono né i disoccupati, né i precari. Sperare che questo partito possa migliorare le condizioni di vita delle fasce più deboli è una sciocchezza. La gente che protesta questo lo sa, ma vuole andare oltre, vuole si rimetta ordine nella gestione della democrazia.», risponde Tareq Sydiq. Voglia di rivoluzione? Il professore non si esprime, ma se ne respirava l’aria in quell’adunata dell’altra domenica davanti al Bundestag. Almeno così pareva.


 maddaloniVincenzo Maddaloni,  come inviato speciale è stato testimone in molti luoghi che hanno fatto la storia del XX secolo. E’ stato corrispondente a Varsavia negli anni di Lech Wałęsa (leader di Solidarność) ed a Mosca durante l'èra di Michail Gorbačëv. Ha diretto il settimanale Il Borghese allontanandolo radicalmente dalle storiche posizioni di destra. Infatti, poco dopo è stato rimosso dalla direzione dello storico settimanale fondato da Leo Longanesi. È stato con Giulietto Chiesa tra i membri fondatori del World Political Forum presieduto da Michail Gorbačëv. È il direttore responsabile di The Berlin89, magazine del Centro Studi Berlin89.

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