L'ultima trovata. Venezia capitale mondiale della sostenibilità

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Secondo un copione già visto, in previsione dell’arrivo di ingenti risorse finanziarie (5 miliardi di Euro), i grandi potentati economici si stanno organizzando per assicurarsene il controllo mentre le pubbliche amministrazioni collaborano predisponendo i documenti formalmente necessari. Ovviamente in questo tripudio, nessuno spazio è stato dato al rapporto di Legambiente del settembre 2021 che classifica il comune di Venezia il più inquinato d’Italia, dopo Torino, o alla inarrestabile emorragia di residenti.

 Usicco Pino2Venezia Piazza San Marco. La Luce e il Tempo/ Immagine di Pino UsiccoLapprovazione da parte della giunta della regione Veneto, nell’ultima seduta del 2021, dello schema dello statuto della istituenda “Fondazione Venezia capitale mondiale della sostenibilità” non è l’ennesima trovata propagandistica dei locali amministratori per promuovere eventi che nulla hanno di sostenibile, ma fa parte di un ambizioso progetto, ideato da potenti lobbisti in grado di forgiare le decisioni delle pubbliche istituzioni al fine di catturare enormi risorse finanziarie.

Ufficialmente la vicenda è iniziata nel marzo 2021, quando la giunta regionale deliberò di sviluppare un piano di interventi “funzionali allo sviluppo sostenibile del territorio, con fulcro la città capoluogo” denominato “Venezia capitale mondiale della sostenibilità”.
L’idea, chiarì il presidente Luca Zaia, gli era stata suggerita da Marco Alverà, amministratore delegato di Snam, società monopolista del trasporto del gas, il cui principale azionista è Cassa Depositi e Prestiti.

Il gruppo dei promotori si è rapidamente ampliato e, nel corso della conferenza dei G20 che si è tenuta a Venezia nel luglio 2021, l’accordo preliminare è stato sottoscritto, oltre che dal sindaco e dai ministri dell’Economia e della Pubblica amministrazione, da importanti istituzioni culturali – Università di Ca’ Foscari, Iuav, Università di Padova, Conservatorio Benedetto Marcello, Accademia di Belle Arti, Fondazione Giorgio Cini – nonché da Confindustria Veneto, ENI, Generali e Boston Consulting Group.

In quell’occasione Alverà spiegò che “sostenibilità significa ESG, ossia ambiente, sociale e governance… oggi, ci sono settanta triliardi di capitali pronti ad investire in ESG e questi diventano improvvisamente la più grande opportunità di sviluppo che abbiamo mai visto… Venezia può giocare un ruolo, essere un posto in cui si studia e promuove questo nuovo schema di gioco”. Dichiarandosi completamente d’accordo, il ministro Renato Brunetta assicurò che già erano disponibili “da 2,5 a quattro miliardi di euro pubblici e privati”.

Dal canto suo Zaia, a cui giudizio “la congiuntura astrale è unica, è un big bang della storia, un contesto nel quale la sostenibilità è l’equilibrio perfetto tra fonti energetiche ed emissioni inquinanti”, si concentrò sui miracolosi effetti che il progetto avrà sulla città: “Noi portiamo in dote un palcoscenico internazionale… avremo investimenti per 4-5 miliardi di euro, un Pil da dieci miliardi, venti mila posti di lavoro e dodici mila nuovi residenti. Per noi non è fuffa, siamo pancia a terra sulla partita. Attendiamo con ansia i finanziamenti del Pnrr”.

I soci fondatori si sono poi impegnati in una serie di iniziative promozionali, anche a livello internazionale. In ottobre si sono recati in missione all’EXPO di Dubai, dove il sindaco Luigi Brugnaro, dopo aver indicato Venezia come “modello di resilienza ai cambiamenti climatici”, ha sentenziato che l’appello alla sostenibilità “arriva in modo corale dalla saggezza dei giovani e chiede un cambio di marcia nelle politiche dì sviluppo economico. È un’occasione storica che non possiamo mancare, nel momento in cui ci usciamo dalla pandemia”. Ovviamente, in questo tripudio autocelebrativo, nessuno spazio è stato dato al rapporto di Legambiente del settembre 2021 che classifica il comune di Venezia il più inquinato d’Italia, dopo Torino, o alla inarrestabile emorragia di residenti.

Alla trasferta a Dubai ha partecipato anche il presidente della Biennale Roberto Cicutto che ha proposto di aggiungere alle già numerose biennali veneziane una nuova “Biennale della sostenibilità”. Pochi giorni dopo, nell’ambito della Biennale di Architettura, SNAM ha organizzato all’Arsenale, il convegno “Le nuove città, resilienti e sostenibili”. Nel suo intervento Alverà, orgoglioso perché Snam è stata “tra le prime aziende in Italia ad aver messo Esg nello statuto”, ha espresso qualche preoccupazione, perché “la parte della governance è più difficile da realizzare”. Serve innovazione, ha detto, per questo “noi vorremmo che Venezia diventasse la capitale della sostenibilità, che sta diventando una scienza e quindi cultura, è necessario che arrivino in città ricercatori e studiosi pronti a imparare e a lavorare per mettere a punto questa governance”.

Governance, come è noto, è un eufemismo per non dire che il governo della cosa pubblica, invece di venire esercitato secondo i meccanismi ordinati dalla Costituzione nazionale, è stato sostituito da un sistema decisionale che mette insieme attori pubblici e privati. Ed è in questa logica che, contestualmente all’approvazione da parte della Regione dello schema di statuto della Fondazione, il comune di Venezia ha stanziato cinquanta mila euro per consentirne il formale avvio. I prossimi passi saranno la nomina dei vertici della Fondazione che, si dice, sarà presieduta dal ministro Brunetta. E già stato deciso, invece, che la sede sarà nel complesso delle Procuratie Vecchie in piazza San Marco, di cui è prossima la fine dei lavori di ristrutturazione e che verrà “restituita alla città” in concomitanza con l’inaugurazione della Biennale del 2022. L’annuncio è stato dato da Philippe Donnet, amministratore delegato di Generali, società proprietaria dell’edificio e uno dei primi promotori della nuova Fondazione.

Secondo un copione già visto, in previsione dell’arrivo di ingenti risorse finanziarie, i grandi potentati economici si stanno organizzando per assicurarsene il controllo e, allo scopo, cooptano le istituzioni culturali, mentre le pubbliche amministrazioni collaborano predisponendo i documenti formalmente necessari. A qualcuno potrebbe ricordare il sistema MOSE, che a Dubai, con fine senso dell’umorismo, il sindaco Brugnaro si è detto disposto a vendere ai paesi poveri che ne hanno bisogno.


Paola SommaPaola Somma è da anni, la voce più radicale e lucida sulla situazione drammatica, e sul destino, di Venezia.
Ha insegnato Urbanistica presso lo IUAV di Venezia ed è stata visiting professor all’Università Americana di Beirut.
Svolge ricerca indipendente con attenzione ai rapporti tra l’organizzazione fisica e la struttura economica e sociale del territorio.
È membro del comitato editoriale della rivista «Open House International» e collabora a «Emergenza cultura»
Fra le sue pubblicazioni Venezia Nuova (1983), Spazio e Razzismo (1991), Beirut: guerre di quartiere e globalizzazione (2000), Privati di Venezia (2021).

 

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