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Dopo la richiesta di espulsione della Russia da parte del governo italiano e dalla commissione europea

--Diversi artisti e curatori della Biennale Arte 2026 di Venezia hanno firmato lettere aperte per chiedere l'esclusione di Stati Uniti, Russia e Israele dalla manifestazione, motivando la richiesta con accuse di crimini di guerra.

 

Già a marzo 2026, quasi 200 artisti e curatori (tra cui Alfredo Jaar, Yto Barrada e l'Anga - Art not Genocide Alliance) avevano chiesto di impedire l'esposizione israeliana all'Arsenale, con l'artista Belu Simion Făinaru. Una petizione precedente del 2025 contava 24.000 firme solo contro Israele

 

Ma la richiesta si estende stavolta anche oltre Israele. I principi enunciati dalla Biennale nell'ormai noto comunicato del marzo 2022 contro la Russia che aveva invaso l'Ucraina, scrivono i firmatari, «riteniamo siano validi ancora oggi e che si applichino a Israele, Russia e Stati Uniti. Esiste una soglia oltre la quale la partecipazione alla Biennale non dovrebbe essere considerata normale. Facciamo appello al Presidente e alla direzione della Biennale affinché si uniscano a noi nel fare di Biennale Arte 2026 un luogo in cui, come scrisse Koyo Kouoh, "la dignità di tutti gli esseri viventi sia salvaguardata"» conclude la lettera.

I motivi principali ruotano intorno a queste imputazioni, estendendo una precedente protesta contro Israele da parte del collettivo Art Not Genocide Alliance (ANGA).

 

Motivi contro Israele

I firmatari denunciano il "genocidio sionista e apartheid in corso" in Palestina, sostenendo che ospitare il padiglione israeliano (con l'artista Belu-Simion Făinaru all'Arsenale) interferisce con la mostra principale e crea "violenza e paura" dovute alle misure di sicurezza. Richiedono solidarietà con "colleghi artisti palestinesi" e fine del "genocidio".

 

Motivi contro Russia

La critica si basa sull'invasione dell'Ucraina, richiamando la posizione della Biennale del 2022 che aveva escluso Mosca per "atti di aggressione militare" . I firmatari chiedono coerenza: se la Russia fu esclusa allora, deve esserlo ora .

 

Motivi contro USA

Gli Stati Uniti sono inclusi come responsabili di "crimini di guerra" (rappresentati dallo scultore Alma Allen), equiparati a Russia e Israele per presunte atrocità attive, senza dettagli specifici nella lettera ma nel quadro generale di "regimi" contestati . La Biennale difende la "neutralità" e la libertà artistica, rifiutando esclusioni .

 

a Biennale Arte 2026 di Venezia, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, ha assunto una posizione ferma contro l'esclusione di Russia, Stati Uniti e Israele, difendendo l'inclusione di tutti i paesi come principio inderogabile.

 

Principio di Neutralità

La Fondazione ribadisce l'impegno per la "libertà artistica", distinguendo nettamente tra espressione degli artisti e politiche governative. In 131 anni di storia, non ha mai applicato censure o esclusioni, rifiutando di commentare direttamente le lettere di protesta per non alimentare polemiche.

 

Dichiarazioni di Buttafuoco

Il presidente ha dichiarato pubblicamente: "Io apro a tutti, non chiudo a nessuno", includendo Russia, Iran, Israele, Ucraina e Bielorussia, e annunciando anche artisti palestinesi. Questa apertura è stata confermata nonostante le critiche e le minacce UE di tagliare 2 milioni di fondi per la Russia.

 

Contesto Politico

Il governo italiano ha espresso contrarietà alla partecipazione russa, ma la decisione spetta autonomamente alla Biennale. Buttafuoco contrappone il dialogo veneziano alle esclusioni, mantenendo la manifestazione come spazio universale.

 

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Vincenzo Maddaloni
Vincenzo Maddaloni ha fondato e presiede il Centro Studi Berlin89, l'associazione nata nel 2018, che si propone di ripercorrere analizzandoli i grandi fatti del mondo prima e dopo la caduta del Muro di Berlino. Professionista dal 1961 (per un decennio e passa il più giovane giornalista italiano), come inviato speciale è stato testimone in molti luoghi che hanno fatto la storia del XX secolo. E’ stato corrispondente a Varsavia negli anni di Lech Wałęsa (leader di Solidarność) ed a Mosca durante l'èra di Michail Gorbačëv. Ha diretto il settimanale Il Borghese allontanandolo radicalmente dalle storiche posizioni di destra. Infatti, poco dopo è stato rimosso dalla direzione dello storico settimanale fondato da Leo Longanesi. È stato con Giulietto Chiesa tra i membri fondatori del World Political Forum presieduto da Michail Gorbačëv. È il direttore responsabile di Berlin89, rivista del Centro Studi Berlin89.
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