Per non dimenticare Andrea "Andy" il giornalista assassinato dai fascisti di Kiev

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Andrea "Andy" Rocchelli è morto a 30 anni. E' stato ucciso insieme al suo collega ed amico Andrej Mironov (giornalista e attivista politico russo, iscritto per alcuni anni al Partito Radicale) mentre documentava le condizioni dei civili intrappolati durante il conflitto del Donbass. I due - inermi -  furono colpiti da una scarica di mortaio durante gli scontri fra l’esercito e la Guardia nazionale ucraini, da una parte, e gli indipendentisti filorussi. Insieme a loro si trovavano un autista locale e un fotoreporter francese, William Roguelon, rimasto gravemente ferito.

La  giustizia italiana non è riuscita ad accertare le responsabilità per la morte di Andy Rocchelli, fotoreporter pavese, ucciso sotto un fuoco di mortai il 24 maggio 2014 nell’Ucraina Orientale, dove era impegnato a documentare giornalisticamente le violenze contro i civili durante gli scontri armati fra militari governativi e indipendentisti filo-russi.  È stato ucciso mentre visitava una zona del Donbass che da mesi era contesa con le armi fra le forze governative e gruppi indipendentisti filo-russi.

Quel giorno si era recato a bordo di un taxi nei pressi di Sloviansk, insieme a due suoi colleghi e amici: il fotoreporter francese William Roguelon e l’attivista e giornalista russo Andrej Mironov. Il loro taxi era di fronte alla collina Karachun quando sono stati colpiti da colpi di mortaio che hanno causato gravi ferite a ognuno di loro. Andrea Rocchelli e Andrej Mironov sono morti. Soltanto William Roguelon è sopravvissuto.

In Ucraina si è festeggiato Vitaly Markiv, con entusiasmo come un eroe nazionale e come una vittima fortunosamente sfuggita alle grinfie della giustizia italiana.  Figura forse secondaria ma complice, l'ex volontario della Guardia Nazionale Ucraina, che è nato in Ucraina e ha poi ottenuto la cittadinanza italiana, il 12 luglio del 2019 era stato condannato dalla Corte di Assise di Pavia a 24 anni di reclusione per la morte del fotoreporter Andy Rocchelli. Poi, il 3 novembre 2020 a Milano, dopo oltre tre anni di carcere, Vitaly Markiv è stato assolto in appello con formula piena e rimesso in libertà. La Corte di Cassazione ha confermato, il 9 dicembre 2021, l’assoluzione dell’italo-ucraino Vitaly Markiv, decretata dalla Corte d’Appello di Milano. Era l’unico imputato.

Di solito l’assassinio di civili e di giornalisti in zone di guerra è trattato come un danno collaterale, spiacevole ma inevitabile e in quanto tale non punibile.

Altre poche volte diventa oggetto di indagini e inchieste giudiziarie e dà vita a un processo che subisce ogni sorta di ostacoli: depistaggi, insabbiamenti, veti politici o diplomatici, segreti di stato...
È raro che i giudici possano accertare responsabilità individuali perseguibili. ne è esempio il deludente andamento dei procedimenti avviati in Italia per scoprire i responsabili dell’uccisione di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, di Antonio Russo, di Vittorio Arrigoni e di molti altri giornalisti.

bambini rifugiati ucraina Sloviansk 2014©Rocchelli, Ucraina, Sloviansk, maggio 2014, Bambini rifugiati in uno scantinato per proteggersi dai bombardamenti

  • Nel 2019, per punire i responsabili della morte di Andrea Rocchelli la giustizia italiana ha emesso una condanna di primo grado esemplare nel suo genere. Il processo di primo grado presso la Corte d’Assise di Pavia si è concluso nel luglio 2019 con la condanna a 24 anni di reclusione inflitti a un italo-ucraino, attualmente detenuto, che era membro della Guardia Nazionale ucraina. Ossigeno ha seguito con particolare attenzione tutte le udienze e ne ha dato conto. La sentenza di Pavia è  stata appellata ed è stata contestata dalle autorità ucraine e da altri. La parola torna quindi ai giudici. Qualunque possa essere la loro decisione la sentenza di primo grado ha già segnato un importante precedente rispetto alle giustificazioni di solito invocate dagli imputati in questi processi: non si possono attribuire genericamente e impersonalmente alla guerra le responsabilità per l’uccisione dei giornalisti durante i conflitti militari. Esistono infatti anche i crimini di guerra e le responsabilità personali che devono essere perseguite, a tutela dei cronisti e di tutti i testimoni scomodi che rischiano la vita per documentare in nome pubblico le violazioni dei principi umanitari e le atrocità che si compiono a danno dei civili, dei più deboli, affinché vengano impedite e punite.
  • 2016 – In maggio sono state ritrovate le ultime foto scattate da Andrea Rocchelli mentre si trovava sotto tiro, prima di essere ucciso. Esse documentano fra l’altro la tempistica degli spari, la conformazione del luogo ove si trovavano le vittime e il fatto che lui e le persone che erano con lui indossavano abiti civili.
  • 2017 – Il primo luglio, dopo tre anni di indagini della Procura di Parma e dei ROS dei Carabinieri, viene arrestato, al suo arrivo all’aeroporto di Bologna, l’italo-ucraino Vitaly Markiv, accusato di aver partecipato al gruppo della milizia della Guardia nazionale che avrebbe sparato i colpi di mortaio che hanno ucciso Andrea Rocchelli e Andrej Mironov e ferito gravemente il francese William Roguelon. L’accusa è di concorso in omicidio volontario. Vitaly Markiv è nato in Ucraina nel 1989 ed è arrivato in Italia nel 2002 insieme alla madre e alla sorella. Due anni dopo sua madre sposa un italiano, divenendo cittadina italiana e, quando compie 18 anni, anche lui prende la cittadinanza italiana. La famiglia vive nelle Marche. Poi per motivi di lavoro lui si trasferisce in provincia di Rimini. Quando esplode il conflitto del Donbass, tra milizie governative e filo-russi, Vitaly Markiv torna nel Paese d’origine e si arruola  volontario nella Guardia nazionale. Qui avrebbe avuto un ruolo di comando in una milizia installata su una collina della cittadina di Sloviansk, dove Rocchelli e Mironov hanno trovato la morte.
  • 2018 – Il 6 luglio comincia a Pavia il processo per concorso in omicidio nei confronti di Vitaly Markiv, 29 anni, ex militare della Guardia nazionale ucraina con doppia cittadinanza italiana e ucraina. Vengono accettate la costituzione di parte civile dei familiari di Andy Rocchelli, che chiedono che per la sua morte risponda lo stato dell’Ucraina. Si costituiscono parti civili anche la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) e l’Associazione lombarda dei giornalisti (Alg); l’associazione di fotografi Cesura. Il processo viene seguito con una copertura giornalistica approfondita da Ossigeno per l’informazione in collaborazione con La Provincia Pavese, l’Unione Nazionale Cronisti Italiani  e l’Ordine Giornalisti Lombardia. Le cronache di Giacomo Bertoni sono pubblicato sul sit0 ossigeno.info e sono inoltrate a Vienna al Rappresentante per la Libertà dei Media dell’Osce, Harlem Désir, che segue con attenzione l’andamento del processo.  Molta attenzione al procedimento è stata dedicata anche dalle autorità ucraine e dalla comunità ucraina in Italia. In particolare, ad assistere ad una delle udienze, il 17 maggio 2019, è il ministro dell’Interno ucraino Arsen Avakov, giunto a Pavia per stare al fianco dei vertici della Guardia nazionale ucraina chiamati a testimoniare, e secondo il quale Vitaly Markiv è innocente ed è considerato in patria “un eroe di guerra”.
  • 2019 – Il processo si chiude il 12 luglio, con la condanna di Markiv a 24 anni di reclusione, sette in più di quelli richiesti dal pm Andrea Zanoncelli in quanto la Corte d’Assise non ha ritenuto sussistenti le attenuanti generiche invocate dall’accusa. Nella sentenza la Corte dispone la trasmissione al Governo della richiesta, avanzata dalla Procura, di procedere penalmente nei confronti di un ufficiale della Guardia nazionale ucraina, Bogdan Matkivsky, all’epoca dei fatti comandante di plotone dell’imputato.”Per noi è comunque un momento difficile. Ma questa sentenza rende giustizia ad Andrea e a tutti i giornalisti che rischiano la vita per raccontare la verità”, dichiarano i genitori di Andrea Rino Rocchelli ed Elisa Signori.“Questa sentenza – scrive Alberto Spampinato –  ha suscitato sorpresa e le proteste dei sostenitori dell’imputato, secondo i quali l’impianto probatorio non giustifica la condanna. Tutto ciò sarà riesaminato nel processo d’appello. C’è da augurarsi che lo sforzo per assicurare alla giustizia sia confermato, insieme al “no” secco, assoluto, che la sentenza oppone al fatalismo che ha sempre dominato queste vicende, giustificando, perdonando, riducendo a danni collaterali di lieve importanza i crimini con i quali le forze militari in campo eliminano dalle aree di crisi, dalle zone di guerra i testimoni più scomodi, i giornalisti che potrebbero documentare atti disumani contro i civili, o l’uso spropositato e strumentale della forza militare. (…). Le statistiche dell’UNESCO dicono che l’impunità per questi omicidi è quasi assoluta. La sentenza di Pavia interrompe questa impunità”. Le conclusioni cui giungono i giudici di Pavia sono pubblicate sul blog intitolato a Rocchelli.La decisione stigmatizza anche l’omertà, i depistaggi e l’atteggiamento non collaborativo delle autorità ucraine nella ricerca della verità.Il 17 luglio il ministro degli Esteri ucraino convoca l’ambasciatore italiano a Kiev definendo la sentenza “ingiusta” e chiede “un’inchiesta esauriente e imparziale” in vista del processo di appello. Il 25 luglio il presidente Volodimir Zelensky parla con il premier italiano Giuseppe Conte, definendo la sentenza “ingiustificatamente severa”.
  • 2020 – Critiche alla sentenza di Pavia sono venute anche dai Radicali Italiani che fra l’altro sostengono il progetto di inchiesta sulle circostanze della morte di Rocchelli e la produzione del documentario “The Wrong Place”, realizzato da giornalisti indipendenti, patrocinato dalla Federazione italiana diritti umani (Fidu) e presentato a Roma il 14 febbraio 2020. Il documentario – a cura di Cristiano Tinazzi, Olga Tokariuk, Danilo Elia e Ruben Lagattolla – è fra i vincitori del 2020 Investigative Grant Programme della Justice for Journalists Foundation (JFJ), propone una diversa ricostruzione dei fatti e uscirà nel settembre 2020.
  • 2020 – Il 29 settembre inizia a Milano il processo di appello. Le autorità ucraine chiedono di assolverlo. La difesa vuole un sopralluogo in Ucraina. 
  • 2020 – Il 1 ottobre la Corte rivela intimidazioni a un’interprete e chiede di indagare. Viene disposta la trascrizione integrale di una intercettazione in cui il condannato in primo grado direbbe fra l’altro “Abbiamo fottuto un reporter”. Il Ministro ucraino: “Markiv è nostro cittadino”.
  • 2020 – Il 15 ottobre la pubblica accusa e gli avvocati delle parti civili spiegano in aula perché chiedono la conferma della condanna di primo grado a 24 anni di carcere emessa nel 2019 a Pavia, per Vitaly Markiv. Ma secondo la difesa di Markiv non ci sono prove per condannarlo.
  • 2020 – Il 3 novembre viene emessa la sentenza di appello dalla Corte d’Assise di Milano Vitaly Markiv viene assolto con formula piena. L’imputato viene assolto “per non aver commesso il fatto” e viene scarcerato. La Corte d’Assise d’Appello inoltre revoca i risarcimenti accordati in primo grado anche a carico dello Stato ucraino, ritenuto responsabile civile. Annunciato ricorso per Cassazione dalla Procura generale.
  • 2020 – A dicembre la Russia ‘riapre’ il caso Andy Rocchelli. Viene emesso un ordine di cattura e estradizione per Vitaly Markiv, con l’accusa di omicidio multiplo, per la morte di Andrei Mironov e del fotoreporter italiano.
  • 2021La Corte di Cassazione ha confermato, il 9 dicembre 2021, l’assoluzione dell’italo-ucraino Vitaly Markiv, decretata dalla Corte d’Appello di Milano. Era l’unico imputato.

Andy è morto e l'Ucraina ne rivendica orgogliosamente l'omicidio, e intanto richiede l'ingresso alla Europa Unita mostrando il suo volto di stato sovrano, quello disegnato in particolare delle sue autorità, e del suo percorso di avvicinamento all'europa.

Arsen Avakov, Ministro dell'interno ucraino, che ha seguito di persona la sentenza di primo grado e quasi tutte le udienze di secondo grado. Fuori dal Tribunale ha fatto delle foto con Markiv e con i sostenitori presenti, foto subito rilanciate sul profilo Twitter del Ministro: «Felici! Gloria all’Ucraina!», il primo commento. Poi, la mattina successiva, la foto di Markiv che in uniforme stringe il pugno in segno di vittoria accanto al Ministro, su un jet privato diretto a Kiev. Poche ore dopo un video. Markiv si fa un selfie in piazza Santa Sofia a Kiev, davanti a uno striscione così grande da coprire l’intera facciata di un palazzo: #FreeMarkiv si legge. E ancora il ministro twitta: «L’avevamo promesso alla mamma».

Volodymyr Zelens’kyj, Presidente dell’Ucraina, scrive su twitter: «Accolgo con favore la decisione del tribunale italiano di assolvere la guardia nazionale ucraina Vitaly Markiv. La sua liberazione è una vittoria della giustizia! #FreeMarkiv l’hashtag può essere lasciato per la storia. Grato a tutta la squadra che ha lavorato per questa vittoria!», taggando i profili ufficiali del premier Giuseppe Conte e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una mobilitazione imponente, che il Ministro Avakov aveva confermato fuori dal Tribunale: «L’Ucraina non abbandona i suoi soldati».

Le autorità italiane sono rimaste in silenzio. A parte un tweet del presidente della Camera Roberto Fico all’inizio del processo di Milano, le istituzioni italiane hanno taciuto persino di fronte alla pressione politica esercitata dall’Ucraina, dai suoi massimi dirigenti, per annullare la condanna di Markiv. «Qui non si fa politica, non si prende posizione per lo stato ucraino o per i separatisti ma si esamina soltanto un reato e la sua responsabilità», si è sentito in dovere di avvertire il sostituto procuratore generale in aula il 3 novembre, poco prima della sentenza, replicando ad alcune affermazioni fatte nelle arringhe della difesa.

Network ucraini e alcuni social italiani lanciano insulti che non stupiscono: la rete è aizzata da hater di mestiere. Ma più gravi gli attacchi giunti da portavoce istituzionali ucraini.  Anton Gerashenko, viceministro degli Interni. Ha detto che la famiglia di Andy era a caccia di risarcimenti in denaro. Ma i media, i giornali e le tv hanno parlato poco di questa vicenda o l'hanno taciuta. Pochi italiani sanno che cosa avevano deciso i giudici di Pavia e a quali opposte conclusioni sono poi arrivati, un anno dopo, i giudici di Milano. Solo in Ucraina e su pochi social dichiaratamente allineati si sono scaldati gli animi degli innocentisti.

I risultati del lavoro investigativo delle stesse istituzioni italiane, ricco di prove e testimonianze raccolte in sei anni di lavoro, sono state smentite per ragioni che la storia chiarirà e resteranno ancora più fissate nella memoria di #FreeMarkiv. Ma lo vediamo ripetersi in molte occasioni e non se ne capisce la ragione.

Foto di copertina Ritratto di Andrea Rocchelli, a cura di Arianna Arcara (Cesura)

 

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Mai riuscito a rispondere compiutamente alle uniche importanti domande della vita: “quanto costa?”, “quanto ci guadagno?”. Quindi “so e non so perché lo faccio …” ma lo devo fare perché sono curioso. Assecondami.

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