La protesta da sola non basta
La risposta più realistica, quindi, è: sì, è possibile, ma solo attraverso un movimento sociale ampio, organizzato e capace di trasformare le proteste in istituzioni, leggi e rapporti di forza nuovi. Altrimenti il sistema può assorbire gli slogan, concedere qualche misura limitata e continuare sostanzialmente come prima. La lezione del Maggio francese del 1968.

Il neoliberismo può essere sconfitto in Europa, ma non semplicemente sostituendo un governo con un altro. Per“sconfiggerlo” è meglio ribaltare alcune sue delle sue priorità fondamentali: privatizzazione dei servizi, precarizzazione del lavoro, subordinazione della politica agli interessi finanziari, austerità permanente e trasformazione della casa in un bene speculativo. La crisi di questo modello è evidente. Nell’Unione Europea, tra il 2013 e il 2024, i prezzi delle abitazioni sono aumentati di oltre il 60%, mentre gli affitti medi sono cresciuti di circa il 20%; circa una persona su cinque è ancora a rischio di povertà o esclusione sociale.
Perché esiste una possibilità reale i temi — casa, pensioni, pace, salari e futuro dei giovani — possono unire generazioni e categorie sociali diverse. Sono questioni concrete, comprensibili e difficili da ridurre a una semplice contrapposizione ideologica.Inoltre, esistono strumenti che possono limitare il potere del mercato: sindacati forti, contrattazione collettiva, salari minimi adeguati, edilizia pubblica, sanità e istruzione universali, tassazione progressiva e controllo pubblico dei settori strategici.
Una ricerca dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro rileva che sindacati, contrattazione collettiva e salari minimi possono attenuare il legame tra concentrazione del potere economico e disuguaglianza salariale. Anche il fatto che la Commissione europea abbia adottato nel Maggio 2026 la prima strategia europea contro la povertà e proposto misure sull’esclusione abitativa mostra che il problema non è più facilmente occultabile. Tuttavia, riconoscere il problema non significa ancora superare il neoliberismo: dipende da chi controlla gli investimenti e da quali interessi vengono protetti. Il punto decisivo: dalla protesta al potere sociale. Le proteste possono aprire una breccia, ma da sole non bastano. Per una trasformazione duratura esse dovrebbero collegare:
▪️ studenti e lavoratori, invece di lasciarli in movimenti separati;
▪️ pensionati e giovani, perché la sicurezza previdenziale e il diritto alla casa sono collegati;
▪️ autotrasportatori, lavoratori industriali e servizi pubblici, superando la frammentazione;
▪️ lotte contro la guerra e lotte sociali, mostrando quanto denaro pubblico viene destinato al riarmo mentre mancano case, salari e servizi;
▪️ movimenti locali e coordinamento europeo, perché capitale, finanza e grandi imprese operano oltre i confini nazionali.
La casa è un terreno particolarmente importante. La stessa Unione europea riconosce un forte deficit di investimento abitativo e indica la necessità di aumentare l’edilizia accessibile e sociale; ma il piano europeo combina investimento pubblico e privato, quindi non equivale automaticamente a una politica antineoliberista.

Gli ostacoli. Il principale ostacolo è che il malcontento potrebbe essere indirizzato verso bersagli sbagliati: migranti, minoranze, dipendenti pubblici o altri lavoratori. In quel caso la rabbia sociale viene trasformata in nazionalismo e autoritarismo, mentre banche, grandi patrimoni e imprese rimangono fuori discussione.Un secondo ostacolo è la dipendenza dei governi dai mercati finanziari e dalle regole fiscali europee. Senza una modifica delle priorità di bilancio, molte promesse — sanità pubblica, pensioni, case popolari, riconversione industriale — restano parziali.Il terzo è la repressione dello spazio sindacale e democratico. L’International Trade Union Confederation ha segnalato che nel 2025 l’Europa ha raggiunto il peggior livello dall’inizio del suo indice sui diritti dei lavoratori, con un restringimento dello spazio per l’azione sindacale e civile. Che cosa significherebbe una vera sconfitta del neoliberismo? Non significherebbe abolire ogni mercato o ogni impresa privata. Significherebbe che la democrazia stabilisce i limiti del mercato, invece del contrario.Un programma coerente dovrebbe comprendere:
▪️ Piano europeo per l’edilizia pubblica e cooperativa, con affitti sostenibili e stop alla speculazione nelle aree in emergenza abitativa.
▪️ Rafforzamento dei contratti collettivi, salari reali più alti, riduzione della precarietà e maggiore potere dei lavoratori nelle imprese.
▪️ Tassazione progressiva di patrimoni, rendite finanziarie e profitti straordinari, con contrasto effettivo all’elusione fiscale.
▪️ Difesa e ampliamento dei servizi pubblici, soprattutto sanità, istruzione, trasporti, energia e assistenza.
▪️ Riconversione industriale, affinché la transizione ecologica crei lavoro stabile invece di scaricare i costi sulle famiglie.
▪️ Politica estera autonoma e diplomatica, con la priorità alla prevenzione dei conflitti e alla protezione dei civili, non alla corsa permanente agli armamenti.Il neoliberismo non viene sconfitto soltanto denunciandolo: viene sconfitto quando milioni di persone organizzate riescono a rendere politicamente inevitabili casa, lavoro, pace e servizi pubblici.

Le principali differenze. Contesta l’autorità, il conformismo e le gerarchie sociali. Contesta la precarietà, il caro-vita e l’incertezza del futuro. Chiede una trasformazione culturale e politica profonda. Chiede garanzie materiali per studiare, abitare e lavorare. È animato da una forte fiducia rivoluzionaria. È segnato da preoccupazione economica, ma anche da solidarietà. Coinvolge studenti e operai in uno sciopero generale. Coinvolge studenti, famiglie, lavoratori precari e cittadini. Usa slogan provocatori e utopici. Usa messaggi legati ai diritti essenziali: casa, studio, lavoro, dignità.
Le somiglianze. Nonostante le differenze, i due momenti condividono alcune motivazioni profonde. In entrambi i casi, i giovani avvertono una distanza tra le promesse della società e la loro esperienza concreta.Nel 1968 la promessa era quella di una società moderna, ma molti studenti si sentivano ancora sottoposti a regole antiquate. Nel 2026 la promessa è quella di un’istruzione capace di garantire un futuro, ma molti giovani temono che il merito non basti senza sicurezza economica.In entrambi i casi, la protesta nasce anche dal bisogno di essere ascoltati. Le assemblee, i volantini, i cortei e gli slogan non sono soltanto strumenti di protesta: diventano occasioni per scoprire che un problema personale può essere condiviso da migliaia di persone.
Il confronto tra il Maggio 1968 e l’Ottobre 2026 mostra come la contestazione giovanile cambi linguaggio insieme alla società. Nel 1968 i giovani mettevano in discussione il potere e sognavano una libertà più ampia. Nel 2026 chiedono che la libertà abbia basi concrete: una casa accessibile, un’istruzione pubblica forte e un lavoro che permetta di vivere.Le due proteste, però, trasmettono lo stesso messaggio: quando i giovani si uniscono, le loro domande possono diventare un tema pubblico e costringere l’intera società a interrogarsi sul proprio futuro.
Paolo Molina.
Mai riuscito a rispondere compiutamente alle uniche importanti domande della vita: “quanto costa?”, “quanto ci guadagno?”. Quindi “so e non so perché lo faccio …” ma lo devo fare perché sono curioso. Assecondami.

