Il musicista che filmando treni e vagoni s’inventò Metropa

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E’ Stefan Frankenberger artista viennese che con il suo universo di rotaie e locomotive in corsa progetta di ricongiungere le città europee con una rete ideale di super-metropolitane ad alta velocità, che ci connettono e riconnettono alle reciproche culture riducendo di molto le distanze mentali.

di Salvatore Trapani

FrankenbergerStefan Frankenberger  © Michael Marginter  E se potessimo raggiungere ogni angolo di questo Continente ricoprendo grandi distanze come su un unico tessuto?
Stefan Frankenberger di Vienna, può darci una risposta tangibile e visiva con il suo progetto Metropa che abbattendo i confini ricongiunge città europee con linee diversificate dal colore, trasformando questa grande Europa, in un unico tessuto urbano, appunto, come attraversato da linee metropolitane.

Così al posto delle fermate cittadine, note per toponomastica ai soli abitanti di una provincia, ci sono in questa rete le grandi città europee che tutti conosciamo, quantomeno per nome. Frankenberger si è inventato una rete ideale di super-metropolitane, ad alta velocità, che ci connettono e riconnettono alle reciproche culture.

Con una inversione dei fini, l’Europa sembra essere stata unita per permettere alla grande finanza di produrre capitali.
Così una maggiore libertà di movimento, senza muri e confini, alla luce di ciò ne è diventato più l’effetto pratico. Il bello messo in secondo piano, appunto, rispetto a interessi di pochi e grafici spread.

Aldilà dei soldi, ci siamo accorti di quanta cultura ci leghi gli uni agli altri? Con le compagnie low cost si paga poco per volare, è vero; ma non ci offrono quella stessa spontaneità che una metropolitana ci permette, muovendoci sicuri, esperti e agili come tra le fermate metropolitane delle nostre città. Senza dimenticare l’ambiente, profondamente intaccato dai voli facili nell’epoca della globalizzazione.

MetropaEcco Metropa, l’Utopia rispettosa che porta in viaggio, riduce distanze (mentali) e emissioni facendo interiorizzare e abbracciare il Vecchio Continente, come fosse rimpicciolito a nostra città (e con fermate tutt’altro che scontate).

Che cosa spinge un musicista a inventarsi questo universo tra rotaie e treni in corsa verso mete europee? Perlustrando il mondo di Frankenberger, tra social networks e YouTube, scopriamo una personalità artistica interessante, proprio perché molto legata a treni e vagoni. Tanti video di sue esibizioni trovano luogo dentro una gabina metropolitana o dentro ai treni.

Tanti suoi pezzi musicali hanno come ambientazioni treni con gente verso un luogo. Un’immagine anche molto poetica – e inusitata - della musica, che ora si sposta e si muove, che usa metropolitane e treni come palcoscenici in movimento.

Stefan con Metropa mette se stesso, musica e Europa in un treno. Ci dice: “Metropa lo sto sviluppando da dieci anni ormai; da poco dopo la crisi finanziaria e prima della Primavera Araba. Con le guerre che ne sono derivate. Per poi passare alla cosiddetta ‘crisi dei rifugiati’ e dei cambiamenti climatici”. La L1 (“L” sta per “linea”) con un capolinea a Tel Aviv-Jaffa e uno a Marrakech, passa da Ankara, Lubiana, Verona e Milano.

Affacciandosi su Metropa con la L7, invece, abbiamo un capolinea a Oslo e uno a Napoli, da dove la Med congiungente Barcellona a Atene, passando da Roma, diventa Med8 e ci porta a Palermo. Basta un semplice e comune cambio di linea.

E che dire poi della L6 che collega Parigi a Kiev. Nel sogno di Stefan c’è anche Mosca, un capolinea della L9, l’altro è Glasgow. Passa per Minsk, Varsavia, Berlino, Hannover, Bruxelles e Londra. Tagliando tuttavia le altre linee di Metropa, la L9 come linea che collega Est e Ovest, è anche la più geniale, perché riconnette a tutte le altre e dunque permette tutte le direzioni.

“Per molto tempo – continua Frankenberger – nessuno è stato veramente interessato alle idee e alle intrinseche conclusioni di Metropa, né in termini di ecologia né di processo d’integrazione europea. Quindi abbiamo continuato a stampare poster e cartoline, regalandoceli tra amici.”

 
Osservare la rete di Metropa riempie d’entusiasmo, come essere già in viaggio in un luogo scelto per andare in vacanza e avere tutte le possibilità su un unico piano.
Da qui parte la narrazione di un viaggio, con le scelte, le fermate per raggiungere i posti di interesse, quegli stessi che ci hanno spinto a arrivare fino a li.
Usando però un mezzo ecologico, il treno, che ci porta nei tanti cuori culturali d’Europa. Il treno, appunto, come mezzo ineguagliabile, perché volando possiamo rendere uno spostamento solo più veloce, ma mai viverlo come in una carrozza.
Solo con il treno subiamo il fascino del viaggio e ci prepariamo a raggiungere un luogo, perché non ti ci proietta ma ci arrivi.

Metropa è il punto di congiunzione inespugnabile e in formato grafico di tutti gli argomenti che a livello europeo – s’intende parlamentare – sono all’ordine del giorno: mobilità, cambiamenti climatici ma anche migrazione e integrazione.

“Con la sua grafica semplice – dice Frankenberger – parla alla gente come in una mappa attuale, facendo credere alle persone che tutto è già vero. E più aumentano le persone che ci credono, più aumenta la pressione sui responsabili: l’UE, le aziende, i capi di governo, fino a che forse un giorno diventerà realtà”.
E dove trovare i soldi? Stefan Frankenberger non ha dubbi: “Dovrebbero essere i nostri soldi, presi dalle risorse della UE come principale obiettivo politico di questo progetto.
Per fare ciò riduciamo i fondi per l’aviazione, i trasporti motorizzati individuali e militari e costruiamo queste ferrovie”.

Con Metropa ci viene subito in mente la favola di Pollicino con gli stivali dalle sette leghe, magicamente capaci di ridurre distanze e dunque avvicinare.

Tutto questo però ha in sé temi così concreti e reali da proiettarci nel possibile.
Puntare sulla forza dell’arte è il fine, secondo Frankenberger:
Sono un musicista e un artista. Il mio unico lavoro è attenermi a Metropa per aiutarlo a diffondersi.
Ci vorranno scienziati, economisti, politici e soprattutto i cittadini europei stessi per sviluppare questa idea e portarla alla sua realizzazione.”
Salvatore Trapani
Salvatore Trapani vive a Berlino dal 1998. Ha corrisposto per le pagine di cinema e cultura del periodico romano Shalom-Mensile e del quotidiano nazionale Il Giornale. Si occupa di memoria storica e arti visive cooperando come referente alla formazione per il Memoriale agli Ebrei uccisi d’Europa a Berlino, per il Memoriale dell’ex campo di concentramento femminile di Ravensbrück  per l’Isituto Storico di Reggio Emilia, ISTORECO, dove ha fondato il progetto A.R.S. – Art Resistance Shoah. È anche autore di novelle (Edizioni Croce)
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