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E' l'eloquente titolo dell’articolo di Repubblica su uno studio che è stato a suo tempo pubblicato con grande dovizia di particolari tuttora utili per meglio capire come si è mossa e continua a muoversi la comunicazione di vaccinolandia.

Tutta nasce si spiega  fin dalle prime righe,  «dalle troppe informazioni e spesso in contrasto l'una con l'altra, pur se provenienti da fonti autorevoli ed accreditate. La percezione generale che sulla pandemia e sul coronavirus si sia assistito a un corto circuito nell'informazione è adesso confermata da un'indagine svolta da Reputation Science, società italiana che analizza dati usando modelli matematici per fornire e implementare strategie di comunicazione. Il gruppo di 80 esperti di Reputation Science ha passato al setaccio le dichiarazioni di virologi, medici ed esperti degli ultimi dieci mesi e ha concluso che soltanto sul web gli utenti sono entrati ogni giorno in contatto con oltre 230 contenuti generati dagli esperti di virologia, per un totale di oltre 70 mila contenuti.  Ma questo non ha diminuito il senso di incertezza, anzi».

Lo studio, che arriva non a caso a stilare delle vere e proprie classifiche dei virologi e degli epidemiologi che vanno per la maggiore, ha uno scopo preciso: richiamarli un po’ tutti all’ordine affinché ognuno di loro si preoccupi non della verità quanto piuttosto degli “effetti che le sue parole potranno sortire“.

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Aura Paolomba, presidente di Reputation Science, lo dice chiaro e tondo: «Il ruolo degli esperti dovrebbe essere di orientare cittadini e politici nelle decisioni necessarie ad arginare la pandemia» e invece, sottolinea il presidente , «Questo eccesso di voci continue, sovrapposte e contrapposte ha sortito l’effetto di disorientare ulteriormente. È chiaro che si tratta di una situazione inedita – osserva Palomba – però chiunque parli deve tenere conto degli effetti che le sue parole potranno sortire.» Il fondatore di Reputation avverte  che, «come cittadini abbiamo sentito che era nostro dovere analizzare quanto stava accadendo».

Naturalmente il richiamo ha uno scopo ben preciso: rendere la comunicazione ancor più a senso unico, evidenziando il “ruolo guida” degli esperti,  quanto basta per non mettere in discussione le misure prese dal governo.

Lo si capisce quando Auro Palomba afferma che, «dalle analisi emerge in modo molto chiaro come il flusso di comunicazione innescato dagli esperti sia stato eccessivo e incoerente e pertanto, ora più che mai è necessario comprendere in modo chiaro i meccanismi della comunicazione, il peso che singole parole e messaggi più articolati possono avere sulla percezione e sui livelli di ansia delle persone, già sottoposte a forti pressioni dal contesto attuale.». E qui arriva la mazzata del Presidente di   Reputation Science quando lamenta che, «Purtroppo, stiamo assistendo a molti singoli professionisti che stanno utilizzando la ribalta mediatica per promozione personale e ad un gruppo di esperti che sta progressivamente perdendo la propria capacità di svolgere un ruolo di guida. Una deriva acuita dai casi di reciproche accuse a cui abbiamo assistito. Purtroppo, un effetto negativo di questo trend riguarda il fatto che rischia di ledere l’importanza delle misure e dei comportamenti fondamentali per limitare la pandemia». 

Insomma, a quanto pare si è giunti agli “esperti” che vigilano sugli “esperti”, affinché la loro “esperienza” non li porti fuori strada rispetto alla verità ufficiale. Pertanto parlare di pensiero unico pandemico, non sembra affatto esagerato.

A questo punto l'articolo di Repubblica  illustra :

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spiega come sono stati raccolti i dati

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Alla fine si assegnano i voti. L'articolo di Repubblica  si  comclude con l'elenco dei Promossi e dei  Bocciati

scritto da Berlin89

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