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Kirill che portò Wagner alla Scala a Berlino è con Tchaikovsky

Il concerto dei Berliner Philarmoniker diretto da Kirill Petrenko (nella foto) si terrà nel grande auditorium della Philarmonie progettato da Hans Scharoun e realizzato subito dopo la seconda guerra mondiale a ridosso della Potsdamer Platz .

petrenkoIl 7, l’8 e il 9 marzo alla Philarmonie di Berlino si potrà assistere a un concerto di particolare rilievo: il programma (di cui diremo fra breve), la sala (sacro tempio della musica sinfonica), l’orchestra (considerata la migliore del mondo), il suo nuovo direttore russo (in odore di Nobel…) e la solista moldava (vera stella del firmamento musicale), tutto converge a far diventare questo concerto un evento memorabile.

Il concerto dei Berliner Philarmoniker si terrà nel grande auditorium della Philarmonie – dalla caratteristica forma di tenda, con l’interno irregolare a pianta centrale, progettato da Hans Scharoun e realizzato subito dopo la seconda guerra mondiale a ridosso della Potsdamer Platz – e prevede l’esecuzione del Concerto per Violino e Orchestra opera 36 di Arnold Schönberg (del 1936) e della Sinfonia numero 5 in mi minore opera 64 di Piotr Ilyich Tchaikovsky (del 1888). Sarà diretto da Kirill Petrenko che, come si sa, è l’erede di una lunga teoria di direttori stabili iniziata nel 1882 con von Brenner e proseguita con von Bülow, Nikisch (per 27 anni), Furtwängler (23 anni, fra le due guerre e durante la seconda), Celibidache, von Karajan (con il record di 35 anni), Abbado (13) e Rattle (16). Petrenko è stato chiamato dai Berliner l’anno scorso, quando aveva appena compiuto i quarantacinque anni collocandosi così fra i più giovani direttori stabili di quella straordinaria orchestra.

Petrenko è nato nel 1972 ad Omsk, nella profonda Russia orientale, ma già nel 1990 è andato a vivere in Austria, dove il padre suonava nell’Orchestra Sinfonica di Bregenz, e da allora il suo apprendimento e la sua vita si sono svolte fra Vienna e Berlino.

Noi lo conoscemmo alla Scala nel 2016, quando vi portò la Bayerisches Staatsorchester con un programma dedicato a Strauss e a Wagner e in quell’occasione Giovanni Gavazzeni scrisse “… questa volta al miracolo si deve gridare. È accaduto alla Scala per il concerto dell’Orchestra di Stato bavarese che ha rivelato nel maestro Kirill Petrenko una natura musicale e direttoriale da lasciare a bocca spalancata. Dopo Petrenko l’aria a Milano s’è fatta vibrata e il ritorno al quotidiano sarà più arduo…”.

Per il concerto di Schönberg, Petrenko ha chiamato la violinista moldava Patricia Kopatchinskaja, di cinque anni più giovane di lui, anch’essa figlia di un musicista e anch’essa spostatasi molto giovane in occidente, prima a Vienna e poi a Berna dove ora vive girando il mondo con strepitosi violini d’epoca. Ha l’abitudine di suonare scalza (sic!) e di lei The Strad ha scritto essere “…la più eccitante violinista del mondo…”

   Concerto per violino di Schönberg

Il Concerto per violino di Schönberg è famoso per la complessità e le difficoltà tecniche dell’esecuzione, tanto che il suo autore ebbe a dire scherzosamente ch’esso “…è destinato a un nuovo tipo di violino con 6 dita…”; dedicato al suo grande allievo Anton von Webern, il concerto è stato scritto negli Stati Uniti – dove Schönberg era emigrato a causa delle leggi razziali naziste – e si caratterizza non solo per la tecnica compositiva rigorosamente basata sulla serie dodecafonica, ma anche per l’orchestrazione molto corposa che si contrappone a una parte solistica decisamente brillante.

Giacomo Manzoni ha scritto che “il discorso denso si scioglie in ampie cadenze che mettono a dura prova l’abilità dell’esecutore“ e che “degne di menzione sono le curiose combinazioni timbriche che fanno di quest’opera una partitura di grande nervosità, ricca di effetti singolari e contrastanti”. Mentre la Kopatchinskaja, che è una specialista di quest’opera, dice a sua volta di essersi avvicinata a questo pezzo in modo insolito, attraverso il Pierrot Lunaire dello stesso Schönberg di cui ha studiato la parte della voce parlante scoprendo che molti di quegli elementi si trovano anche nel concerto per violino, come l’irsuta articolazione, il colore dei suoni, l’arguzia e la tenerezza, il costante cambiamento di umore. “Il linguaggio atonale del concerto è nuovo ed espressivo” dice “ma la forma è vecchia come un divano peluche sul quale puoi immaginare di sfuggire alle difficoltà della parte solistica come un Pierrot a sei dita lo farebbe in un sogno dodecafonico…“

   Quinta Sinfonia di Tchaikovsky

La Quinta Sinfonia di Tchaikovsky è una delle creazioni più popolari del grande compositore russo che – strano caso – diresse i Berliner proprio nello stesso anno in cui compose la Quinta. È la sinfonia più conosciuta ed amata di questo sfortunato autore che – nonostante abbia conosciuto fama ed onori – ha dovuto combattere tutta la vita con gravi tormenti interiori e con una conseguente perenne depressione. La Quinta rappresenta potentemente questo stato d’animo, tanto che Giacomo Manzoni di essa dice che rappresenta “l’ineluttabile sconfitta dell’uomo nella impari contesa con il fato”.

Il concerto metterà dunque insieme, e a confronto, due capolavori scritti a meno di mezzo secolo uno dall’altro rappresentativi della incredibile rivoluzione che ha caratterizzato quel breve periodo della storia della musica: dalla massima emotività espressa dalla musica tonale all’assoluto rigore della nuova scrittura dodecafonica.

Un concerto da non perdere, che ci piacerebbe fosse replicato da noi in occasione della prossima tournée dei Berliner.

Fonte: ArcipelagoMilano

  Tchaikovsky. Symphony No. 5 in E Minor. Guido Cantelli Conducting. La Scala Orchestra, Milan - Finale (Andante maestoso - Allegro vivace) Fonte: https://www.liberliber.it/online/

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