Ciao Berlin

La Berlino del Lumpenproletariat ridotta a uno spensierato eterno carnevale

di Tonia Mastrobuoni
Cosa resta dei luoghi della memoria del periodo più trasgressivo della capitale. La babilonica Berlin si rivela ancora, magari dietro una porta di ferro.
BERLINO. Negli anni dei borghesi dagli occhi porcini di George Grosz, dei cupi versi espressionisti del medico-poeta Gottfried Benn, a Berlino giravano una dozzina di nomignoli per le prostitute. Per il suo androgino "angelo azzurro" che faceva girare la testa agli anziani in cerca di umiliazioni,

Miss Van Gorditas 2 2014

Marlene Dietrich si ispirò ai travestiti che si esibivano alla Silhouette.
E nella sua stupenda autobiografia, Il mondo di ieri, Stefan Zweig descrive i "bar bui" di Kurfürstendamm, "dove sottosegretari e banchieri corteggiavano teneri marinai senza pudore".
In quella capitale sensualissima della Repubblica di Weimar, Klaus Mann scrisse: "Una volta vantavamo un ottimo esercito, adesso vantiamo straordinarie perversioni".

E ce ne sono stati davvero pochi, di periodi così liberi - forse negli anni Novanta della capitale ritrovata ed elettrizzante della Riunificazione. Babylon Berlin è un grande omaggio ai ruggenti Zwanziger, a quella breve parentesi che si incastrò euforica tra gli obbrobri della guerra guglielmina e l'abisso del dodicennio nazista come l'abusata orchestrina festante sul ponte inclinato del Titanic.  

Al 28 di Schiffbauerdamm, affacciato sulla Sprea, nei giorni di Natale del 1928 il Berliner Ensemble accolse una Berlino in smoking per la prima del suo enfant terrible, Bertolt Brecht.
L'opera da tre soldi del genio di Augusta scuoteva le coscienze dei tedeschi, li svegliava dall'intorpidimento aristotelico, li spoilerava con i cartelli, li curava dalla catarsi con i cambi a vista e le canzoni politiche e ricordava loro che "prima viene il mangiare, poi la morale".

E ai berlinesi vestiti a festa piaceva lasciarsi schiaffeggiare dall'inventore dello "spettatore fumante", dal cantore marxista del Lumpenproletariat e delle madri coraggio.

Gli autori di Babylon Berlin hanno trasferito nel Berliner Ensemble una delle più spericolate scene della serie:

quella dell'attentato, dove un assassino si nasconde addirittura nel lampadario, una sfida notevole per la troupe, come si legge nei resoconti del making of.
Il chiasso dei "soldati che abitano sui cannoni" e le odi alle prostitute hanno lasciato spazio alle più vorticose sequenze da film d'azione, molto coinvolgenti e poco straniate.  

L'omaggio ai locali più in voga del decennio di Josephine Baker e delle star en travesti celebrate dal capolavoro di Bob Fosse, Cabaret, non potevano mancare in un film ambientato negli anni della Repubblica di Weimar.

A pochi passi dal Berliner Ensemble, sotto l'arco del ponte della stazione della sopraelevata, Friedrichstrasse, dietro un'enorme porta di ferro senza insegne, si nasconde ancora oggi un locale ignoto ai più, il Bar Tausend.

Quando il commissario Gedeon Rath chiede a Charlotte, in Babylon Berlin, di portarla all'Hollaender, un indirizzo glamouroso - e inventato - dove gli omosessuali possono corteggiarsi indisturbati, vuol darle appuntamento alle nove di sera. Lei scoppia a ridere e gli ricorda che all'Hollaender non ci si presenta prima dell'una di notte. I due si incontreranno alla stazione della metro, si infileranno nella porta dell'odierno Bar Tausend, e finiranno per ballare un charleston nel locale stretto e lungo, accompagnati dalla voce vellutata di un travestito andaluso.  

Quel travestito rivelerà loro, aspirando voluttuosamente fumo di sigaretta da un lungo bocchino, il nascondiglio dei trotzkisti.

Negli anni weimariani degli scontri feroci tra sinistre, Babylon Berlin ambienta alcune sequenze fondamentali a Kreuzberg, il quartiere delle lotte operaie che negli anni Settanta si popolò soprattutto di turchi. Il primo maggio, Gedeon Rath si mescola in mezzo ai lavoratori che scendono cantando e sventolando le bandiere rosse a Hermannplatz, e si dirigono verso Oranienstrasse, dove trovano la polizia in assetto da combattimento.
Nei decenni dopo la Seconda guerra mondiale i leggendari scontri tra operai e polizia sono stati rimpiazzati via via da più teatrali botte da orbi tra punk, neonazisti e agenti in tenuta antisommossa, sempre più a uso e consumo dei turisti. Al giorno d'oggi, per la festa dei lavoratori, Oranienstrasse si veste di una lunga fila di bancarelle e palchi con orchestrine variegate.
Il primo maggio politico è definitivamente morto; l'ex operaia Kreuzberg ormai immersa in uno spensierato, eterno carnevale.
 
 Un locale che esisteva davvero negli anni Venti, all'angolo tra Friedrichstrasse e Leipziger Strasse, e vantava una spettacolare scala mobile con cui trasportava i clienti al secondo piano, in un fumoso teatro da revue, era il Moka Efti.
La protagonista di Babylon Berlin, Charlotte, si muove disinvolta tra i clienti ed è coccolata dai baristi. La misteriosa Severija intona qui Zu Asche, Zu Staub, la canzone portante, rigorosamente vestita da uomo, con voce profonda e sguardo tenebroso.
Il Moka Efti originale non esiste più; la serie ha deciso di ricostruirlo in un cinema popolarissimo di Pankow, il Delphi Lux.  

Sopravvive ad oggi, invece, nel municipio di Schöneberg del celebre "Ich bin ein Berliner" di John F. Kennedy, un locale che gli autori della serie hanno trasformato nella mensa del commissariato di polizia, ispirandosi al mitico ristorante Aschinger.

Molte scene di Babylon Berlin sono ambientate nel ristorante, fondato negli anni Venti da due fratelli svevi che offrivano ricette semplici: zuppe di piselli, birra e poco altro. Nella prussiana e frugale Berlino, che si concedeva gli eccessi solo dopo il tramonto, una ricetta infallibile per il successo.

Tonia Mastrobuoni

Ttonia3onia Mastrobuoni nata a Bruxelles da madre tedesca e padre italiano, è corrispondente da Berlino de La Repubblica dopo essere stata inviata de La Stampa. Ha una rubrica su Radio Radicale che si chiama Neureka. Ha lavorato per Reuters, Apcom, Il Riformista, Westdeutscher Rundfunk.

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