Ciao Berlin

Ingo Maurer, un tedesco illuminato

Le sue opere sono nella collezione del Museum of Modern Art di New York, a Parigi a San Pietroburgo, presenti stabilmente nella Metropolitana di Monaco di Baviera.

 

mauer2«Amo l’infinito e il mistero del mio lavoro che io chiamo “luce”. Sono nato su di un’isola nel Lago di Costanza, mio padre era un pescatore che poi è diventato inventore; i giochi e le riflessioni della luce mi hanno sempre affascinato». Parlare con Ingo Maurer, il decano coi suoi 86 anni dei designer europei, è sempre un privilegio per chi lo ascolta, incantato, narrare le avventure di chi ha saputo, sin da quando era un bambino curioso e speciale, dare del tu appunto alla luce. O alla lucentezza. 

 

La sua casa si trova a mezz’ora di distanza dall’aeroporto di Monaco di Baviera, è l’officina creativa dove Ingo disegna le lampade insieme alla figlia Claude e agli artigiani che forgiano i materiali in un tripudio di colori, melodia di suoni simile a una partitura dei più famosi compositori teutonici: «È il mio caos pieno di favole. Mi è riuscito di creare un team che considero un bouquet composto da molti fiori diversi — afferma con orgoglio Maurer —. Lavoriamo qui in Kaiserstrasse da 50 anni. La mia ditta è nata e cresciuta in questi spazi dove ci sono poche regole: siamo piuttosto italiani, direi, attratti dagli opposti. L’esempio più fulgido di questo nostro modo di essere è Bellissima brutta, una delle prime lampade a Led, in cui dimostro come ciò che comunemente viene riconosciuto come poco gradevole, può anche essere trasformato in qualcosa di esteticamente incantevole». 

 

Biotop Table Lamp 02Scegliere un oggetto tra i tanti che colpiscono l’immaginazione di chi ha il piacere di passeggiare tra queste creazioni luminose è difficile. Anche Ingo nicchia ma poi ammette una sua sentimentale predilezione: «Un oggetto per me emotivamente di grande importanza è la lampada prototipo (nella foto a sinistra)  creata con spugne naturali e modelli di farfalle realizzate a mano per il compleanno di Jenny Lau, mia moglie, che purtroppo è deceduta troppo presto. Ritengo fondamentale che si possa percepire l’anima di chi ha creato un oggetto. A Bulb, che oggi fa parte della collezione permanente del MoMA, sono legati i miei inizi: facevo il tipografo, mi trovavo a Venezia; dopo una cena con un piatto di spaghetti al nero di seppia e un buon vino rosso, sono tornato nella mia pensioncina e guardando a lungo la piccola lampadina che pendeva dal soffitto, ho cominciando a buttare giù alcuni schizzi. Da sempre mi piace lavorare con gli artigiani, sono super uomini. Del resto adoro gli attrezzi da lavoro, sono i miei compagni del quotidiano. Confesso di essere patito per i colini del te, tanto da avere creato una lampada, la Mozzkito, proprio da questo oggetto». 

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