Tradimento, parola di largo consumo fra Germania e Italia - Kuby rovescia il luogo comune. Italiani traditori?

Pagina 2 di 4: Kuby rovescia il luogo comune. Italiani traditori?

Kuby rovescia dunque il luogo comune. Italiani traditori?

Questa etichetta venne applicata dopo gli eventi dell'estate-autunno 1943, culminati nell'armistizio dell'otto settembre e nella dichiarazione di guerra al Reich di poche settimane più tardi.

Ma Kuby non ci sta e corregge il punto di vista.
I tedeschi, o per essere precisi i ferventi nazisti raccolti attorno al loro Führer, non tradirono forse lo spirito e la lettera del patto d'acciaio che li legava a quello che ufficialmente consideravano il principale alleato?
Proprio così: lo fecero per esempio negando informazioni nevralgiche, comunicando a Roma iniziative come l'invasione della Polonia o l'operazione Barbarossa contro l'Unione Sovietica quando erano già in esecuzione.
O addirittura tenendo nascoste certe acquisizioni tecnologiche come il radar, che avrebbe potuto salvare molte navi e molte vite sul fronte mediterraneo. Non misero a parte gli alleati di quel supporto vitale nemmeno quando la regia marina era impegnata a rifornire in Africa settentrionale le forze dell'Asse, che vedevano schierati al fianco delle divisioni italiane i tedeschi dell'Afrikakorps.
 

stampa clandestina RSI     In quel turbinoso '43 le trasmissioni radiofoniche dalla Germania ascoltate dagli uomini della Wehrmacht dislocati in Italia distillavano una furente ostilità nei confronti dell'alleato che aveva gettato la spugna e cambiato campo.

Con l'eccezione, ovviamente, dei camerati fedeli a Mussolini e alla repubblica di Salò.

Nel 2008 da un incontro dei ministri degli esteri Frank-Walter Steinmeier e Franco Frattini scaturì una commissione italo-tedesca incaricata di elaborare quello scottante retaggio.

Nel rapporto pubblicato alcuni anni più tardi la commissione riferisce di quel clima di odio con abbondanza di particolari. Nelle lettere e nei diari dei militari tedeschi si bollavano gli italiani come “popolo di maiali” o “di straccioni”. Qualcuno, condizionato dalla propaganda a proposito della Judenfrage, arrivò a definirli “spregevoli quasi come gli ebrei”.
Il che è tutto dire, considerati i tempi e le circostanze.

Tutto questo fornì una motivazione supplementare agli esecutori di certi ordini, come le rappresaglie e le atrocità contro la popolazione civile, con cui si cercava di arginare la guerra partigiana.

La Triplice alleanza
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Alfredo Venturi
É nato a Bologna, vive in Toscana. Laurea in Scienze politiche. Giornalista (il Resto del Carlino, La Stampa, Corriere della Sera) attivo in Italia e all'estero. Ha trascorso in Germania il decennio che comprende la riunificazione. Editorialista del settimanale Azione di Lugano. É autore di numerosi saggi di ricerca e divulgazione storica.
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