Lavoratori italiani in Germania e turisti tedeschi in Italia

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     All'ondata degli italiani che cercano lavoro in Germania si contrappone plasticamente quella dei tedeschi che cercano svago in Italia. Nella direzione opposta a quella dei migranti che attraversano le Alpi verso nord si registra infatti un intenso flusso turistico, anche questo ormai sedimentato nel tempo: è cominciato infatti fin negli anni Cinquanta.

Lavoratori italiani in Germania, turisti tedeschi in Italia.

Le spiagge della penisola, le località montane, le città d'arte sono da sempre affollate di visitatori tedeschi. Costoro sono in qualche modo gli eredi del grand tour del Settecento e dell'Ottocento, quel turismo di élite che si è per così dire democratizzato dopo che le mutate condizioni di vita hanno esteso a vaste masse di cittadini la possibilità di muoversi e valicare le frontiere. L'Italia, dunque, meta obbligata perché come vuole un collaudato luogo comune, uno dei tanti che banalizzano i rapporti italo-germanici, i tedeschi amano il Belpaese anche se non altrettanto i suoi abitanti.

Le statistiche sul turismo straniero in Italia ci rivelano che l'apporto della componente tedesca è un fenomeno dalle dimensioni macroeconomiche e in costante crescita. Nel 2017 i visitatori germanici hanno speso nella terra dove fioriscono i limoni quasi sei miliardi di euro, la cifra aumenta regolarmente da anni ed è probabilmente destinata ad aumentare ancora.

L'italienische Reise è dunque diventata un'importante fonte di reddito per le esauste casse della repubblica, riguarda tutte le classi di età e prevalentemente le fasce più acculturate della società tedesca, tradizionalmente interessate al viaggio culturale. Del resto i contatti non si limitano certo al turismo: la Germania è il primo partner commerciale dell'Italia, che a sua volta occupa il sesto posto nell'interscambio tedesco. Rapporti economici strettissimi dunque, soprattutto dopo che la graduale integrazione europea ha reso i due paesi un po' meno stranieri.

Certo si sentono tutt'altro che stranieri in Italia, e senz'altro liberi dagli storici pregiudizi, quei tedeschi che scorrazzano per la penisola alla ricerca di case di vacanza nelle quali trascorrere ogni volta che sia possibile il loro tempo libero.

 
Negli anni Ottanta si parlava di Toskana Fraktion, un'espressione coniata da Klaus von Dohnanyi. all'epoca sindaco di Amburgo. Si riferiva a quei politici e intellettuali di sinistra che proprio in Toscana, o nelle altre regioni centrali, amavano riempire l'otium con eleganti occupazioni culturali e adeguate distrazioni gastronomiche.
Il termine era vagamente derisorio, qualcosa di simile al radical chic per usare la fortunata formula di Tom Wolfe, e identificava i componenti del gruppo come ex sessantottini approdati alle istituzioni.
Fra gli uomini della Toskana Fraktion, forse i più vicini allo spirito tradizionale del grand tour, figurano esponenti del partito socialdemocratico come Björn Engholm, Gerhard Schröder, Oskar Lafontaine, e del movimento verde come Joschka Fischer, Claudia Roth, Jürgen Trittin. Tutti animati da un affetto goethiano per il Belpaese, e forse dal sogno che prima o poi si realizzi un tempo nuovo in cui si parlerà non più di italiani e tedeschi, ma di europei di lingua italiana, europei di lingua tedesca.
Alfredo Venturi
É nato a Bologna, vive in Toscana. Laurea in Scienze politiche. Giornalista (il Resto del Carlino, La Stampa, Corriere della Sera) attivo in Italia e all'estero. Ha trascorso in Germania il decennio che comprende la riunificazione. Editorialista del settimanale Azione di Lugano. É autore di numerosi saggi di ricerca e divulgazione storica.
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