L'Italia con le sue meraviglie ma senza «la rettitudine tedesca»

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     Certo non mancano le ombre, fra le luci del ritrovato rapporto italo-germanico negli anni del Grand Tour. C'è l'Italia con le sue meraviglie, ma ci sono anche gli italiani e purtroppo non tutti sono degni di quello straordinario retaggio.
 
Goethe a VeneziaAl termine della sua seconda visita a Venezia, nel 1790, Goethe appare sconsolato e disilluso: l'entusiastica scoperta dell'Italia che ha potuto fare negli anni precedenti deve fare i conti con alcune realtà non proprio esaltanti.
Infatti nella terra dove fioriscono i limoni ci sono disordine e insicurezza, i viaggiatori rischiano di essere derubati e “non c'è traccia della rettitudine tedesca”.
 
     Questa insomma “non è più l'Italia che lasciai con dolore”. É piuttosto l'Italia che ventidue anni prima ha posto fine alla vita di Winckelmann appena cinquantenne.
La scena si colloca in una locanda di Trieste, dove l'archeologo sosta in attesa di imbarcarsi per Ancona. É di ritorno da una breve rimpatriata in Germania, ha fatto tappa a Vienna dove è stato ricevuto con grandi onori alla corte imperiale, ed è in viaggio verso Roma.
Ma un crudele destino è in agguato: assassinato per rapina nella sua camera d'albergo, non rivedrà più la città dei suoi miti.
5 - continua
 
 
Alfredo Venturi
É nato a Bologna, vive in Toscana. Laurea in Scienze politiche. Giornalista (il Resto del Carlino, La Stampa, Corriere della Sera) attivo in Italia e all'estero. Ha trascorso in Germania il decennio che comprende la riunificazione. Collabora al settimanale Azione di Lugano. É autore di numerosi saggi di ricerca e divulgazione storica.
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