L'inquietante lezione dei Verdi tedeschi

Meglio investire nelle Forze armate tedesche che nell'ambiente. L'ha sostenuto, fin dall'inizio della sua campagna elettorale Annalena Baerbock la candidata dei Grünen alle elezioni del 26 settembre dalle quali sortirà il nome del nuovo Cancelliere dopo il ritiro dalla politica di Angela Merkel. Ma perché la leader dei Verdi tedeschi anche nell'ultimo confronto televisivo tra i tre candidati alla Cancelleria non si è soffermata più di tanto sull'ambiente, sul clima che dovrebbero rappresentare il suo core business? Qual è la vera posta in gioco?

Annalena   CopiaAnnalena Baerbock, la candidata dei Verdi alla Cancelleria.  Photo di Heinrich-Böll-Stiftung “Se l'Occidente non vuole lasciare il governo del mondo a Cina, Russia o Turchia, dobbiamo investire di più negli armamenti, perseverare con le missioni all'estero”; dobbiamo "rendere le Forze armate tedesche sempre più efficienti" e soprattutto, “non dobbiamo assolutamente indietreggiare", aveva risposto al quotidiano Tagesspiegel nell'autunno scorso, inaugurando così la sua campagna elettorale, Annalena Baerbock - 40 anni -  la candidata  dei Verdi alla elezioni del 26 settembre con le quali i tedeschi sceglieranno chi dovrà prendere il posto di Angela Merkel.  Soprendente dichiarazione della leader di un partito il nome del quale – i Grünen i Verdi -  subito ricollega il pensiero agli incendi dell’Amazzonia, alla calotta artica,  a gran parte del permafrost nell'estremo nord, a ovunque incomba la minaccia che possano essere superati i cosiddetti punti di ribaltamento (il punto di non ritorno). Sono scenari di vissuti angoscianti che scatenano nelle persone reazioni fulminee, potenti, che stimolano un forte desiderio di rifugio, raggiungibile - nell' immaginario collettivo - soltanto aggregandosi.

Infatti, Annalena Baeborbock  piuttosto che del clima, continua a preoccuparsi dei mille e uno fucili delle armate tedesche ai quali manca il dispositivo per “poter sparare di notte”, vuole incrementare le “lezioni di volo sugli aerei da combattimento”, rinsaldare i rapporti con il presidente francese Macron per stendere insieme  un calendario di “possenti esercitazioni militari a livello europeo”. Naturalmente la candidata Cancelliera non ha fatto nessun preventivo di spesa per questa corsa agli armamenti perchè, “prima  c'è il  riallineamento strategico e poi si parlerà di soldi”, ha dichiarato a tutto tondo alla  Süddeutsche Zeitung ".

E sulla questione ambientale? “Il prossimo governo è l’ultimo che potrà fare qualcosa”, per fermare la catastrofe del cambiamento climatico, “serve un governo a guida verde”, ha risposto, nel confronto televisivo di qualche giorno fa, tra i tre candidati alla Cancelleria, Non si è soffermata  sui dettagli, sebbene l'ambiente, il clima dovrebbero essere il suo core business.  Ha preferito rimanere sul generico come è in uso tra i membri del “Young Global Leaders” (YGL), che il “Bloomberg Businessweek” definisce la “rete sociale privata più esclusiva del mondo” , nella quale  la  candidata dei Grünen ha un posto di riguardo.

La “Young Global Leaders” è una fondazione costituita nel 2004 dal presidente del World Economic Forum, noto anche come il "Forum di Davos",  Klaus Schwab con lo scopo di abilitare team di giovani alla gestione delle popolazioni, a sfruttare al meglio i lavoratori. La parola d’ordine  del Forum di Davos è “preparare i leader a prendere decisioni sfumate”.

Lo spiega bene Valentin Zill nel suo articolo sul settimanale tedesco Unsere Zeit, il significato vero della parola chiave "sfumato", quando racconta che la vita degli studenti è scandita da “caffellatte fatto rigorosamente con latte di soia, con pause di meditazione e yoga”. Per far pratica con l’habitus della classe dirigente, gli Young Leader frequentano lezioni di varie discipline con  insegnanti di spicco, premi Nobel. Tra una lezione e l'altra  fanno “esercizi di leadership”,  gite in barca, i tornei di dibattito allestiti, dalla rinomata Oxford Union Society.

Per la cronaca, la “Young Global Leaders” si avvale della collaborazione della “Apolitical Academy Global”, la cui missione dichiarata è quella di “rivitalizzare la democrazia del 21° secolo attraverso la formazione di leader”.  Scopo del sodalizio è  infatti addestrare dei futuri leader determinati e capaci di tacitare i movimenti politici che incoraggiano la lotta di classe, o che rifiutino il globalismo. Questi giovanotti, si presentano su un sito web di ultima generazione e sui social, con un’immagine il più possibile trendy, accattivante, con un carnet zeppi di opportunità finanziarie, per stimolare le compagini piccolo-borghesi, a seguirli, a non perderli di vista fino a diventarne subalterni. Essi sono per lo più  dei giovani imprenditori, spesso delle imprenditrici, ai quali si aggiungono politici, attori e attrici nonché altre figure pubbliche, purché nati prima del 1983, Una volta superata la selezione, i prescelti fanno un praticantato di otto mesi, prima di essere ammessi a un programma di formazione politica che durerà cinque anni. E’ cominciata da qui la carriera politica di  Annalena Baerbock,  la leader dei Verdi tedeschi, un partito “giovane” con una storia molto tormentata

E’ dal 13 gennaio 1980, a Karlsruhe, una città nel sud-ovest della Germania, che si cominciò a parlare di Grünen, come primo partito ecologista della Germania divisa. Dieci anni dopo nella RDT gruppi e movimenti civili di opposizione davano vita a Bünd­nis 90/Die Grünen. Scismi, disaccordi, fratture saranno, per almeno un quarto di secolo, il marchio distintivo del nuovo movimento. Con un susseguirsi di svolte indispensabili a trasformare il “mucchio selvaggio” degli anni  Ottanta, nel partito pienamente integrato dell’attuale Germania. Un itinerario appunto,  fatto di rotture radicali, dolorose separazioni, rabbiosi distacchi ideologici e drammi esistenziali. A quarantun’anni dall’evento di Karlsruhe, l’anti partito è diventato una forza politica che vuole “gestire” lo Stato. Al Bundestag, la Camera bassa del parlamento tedesco, i Verdi di oggi si caratterizzano per i modi con cui padroneggiano i trucchi del potere politico e le regole della lotta parlamentare.

Ma in tempi così turbolenti può la maggiore potenza europea affidarsi a un partito puramente ecologista? Chiaro che no, se i Grünen non si sintonizzano con i nuovi tempi. Significa che per conquistare il cancellierato il partito dei Verdi deve garantire  lo Stato di diritto, la difesa della democrazia, il sostegno alla costruzione europea, la coesione economica nazionale e continentale. Non è più tempo di slogan del tipo, “vi è chi pensa alla Germania noi pensiamo al clima”. I Grünen devono convincere la piccola e media borghesia che raggruppano in massima parte, l'elettorato degli indecisi, che essi sanno andare oltre la difesa dell’ambiente e la vigilanza sul clima. Così operando  i Grünen a due settimane dal voto sono, secondo i sondaggi, al 16-17 % e vengono subito dopo Spd 25%  Cdu/Csu 21%.

Tuttavia, qualunque sia l'esito elettorale del 26 settembre 2021, la sterzata bellicista di Annalena, i suoi numerosi appelli a "stringere rapporti sempre più stretti con la nazione americana" rappresentano il nuovo passo della marcia Verde dentro le istituzioni tedesche, e per molti versi segnano la fine del sogno della rivoluzione ambientalista. Certamente è  una lezione di strategia politica new deal dagli esiti impensabili, comunque destinata a durare nel tempo, poichè essa è incoraggiata e sostenuta dalle grandi multinazionali per le quali la crisi climatica è l'ultimo dei problemi. Se non fosse così personalità del mondo della finanza, dell’alta borghesia non sarebbero uscite allo scoperto per esaltare le  capacità dell’aspirante cancelliera, plasmata nella "scuola" dei leader, finanziata dalle grandi lobby . Ne è un esempio Norbert Häring economista, uomo di business di lungo corso che nel suo blog si spella le mani in elogi della candidata, ne esalta la formazione al "Young Global Leader" del World Economic Forum, che le avrebbe permesso di collocarsi all'altezza dei migliori leader politici europei. Una ritratto questo di Häring, che rende la quarantenne, guerrafondaia, candidata Verde ancora più inquietante, a chi ha la voglia, il coraggio, l'onestà di esplorarlo da vicino, dentro fin nei meandri, e poi  di scriverne.

 

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Vincenzo Maddaloni
Vincenzo Maddaloni ha fondato e presiede il Centro Studi Berlin89, l'associazione nata nel 2018, che si propone di ripercorrere analizzandoli i grandi fatti del mondo prima e dopo la caduta del Muro di Berlino. Professionista dal 1961 (per un decennio e passa il più giovane giornalista italiano), come inviato speciale è stato testimone in molti luoghi che hanno fatto la storia del XX secolo. E’ stato corrispondente a Varsavia negli anni di Lech Wałęsa (leader di Solidarność) ed a Mosca durante l'èra di Michail Gorbačëv. Ha diretto il settimanale Il Borghese allontanandolo radicalmente dalle storiche posizioni di destra. Infatti, poco dopo è stato rimosso dalla direzione dello storico settimanale fondato da Leo Longanesi. È stato con Giulietto Chiesa tra i membri fondatori del World Political Forum presieduto da Michail Gorbačëv. È il direttore responsabile di Berlin89, rivista del Centro Studi Berlin89.
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