Come mai agli intellettuali progressisti tedeschi piacque (tanto) Garibaldi

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     L'unificazione influì sulla percezione tedesca dell'Italia.

Il tumultuoso susseguirsi di avvenimenti, la miscela di intelligenza e di forza, l'abilità diplomatica di Cavour e l'impeto delle camicie rosse di Garibaldi, produssero una decisa revisione di preconcetti e pregiudizi.TeanoIncontro a Teano 1860 «Saluto il primo Re d'Italia ! »Nell'immaginario tedesco una nuova immagine sostituì almeno temporaneamente quella dell'italiano scansafatiche, tendenzialmente corrotto, inaffidabile, poco propenso a combattere.

Nel 1866, quando il regno d'Italia era già nato ma non ancora il Reich germanico, il giurista liberale Rudolf von Jhering confidava quanto avesse desiderato “un Cavour tedesco e un Garibaldi messia politico della Germania”, e come improvvisamente questa figura fosse finalmente comparsa “nella persona del bistrattato Bismarck”.

E ancor prima, nel '53, August Ludwig von Rochau, il celebre autore dei Grundsätze der Realpolitik, riferendosi all'attivismo diplomatico di Cavour citava l'”esempio del regno di Sardegna” come modello per puntare su obiettivi di riscatto nazionale.

     Davanti a una nazione sbriciolata in una quantità di stati, fra i quali una potenza egemone come la Prussia che già incarnava lo spirito dell'unità nazionale, almeno da quando il congresso di Vienna aveva unito al Brandeburgo luterano l'intera Renania cattolica, si svolgeva lo spettacolo di una nazione analogamente divisa e protesa verso la costruzione di un solo grande stato.

Tutto questo coinvolgeva anche emotivamente un'opinione pubblica che non si riconosceva nella frammentazione politica.

Gli eventi e i personaggi che stavano unificando l'Italia affascinavano la Germania. Non a caso Herwegh, il poeta amico del “terrorista” Orsini, l'autore dei Gedichte eines Lebendigen, travolto dall'entusiasmo per il leggendario eroe dei due mondi offrì ai suoi connazionali la traduzione tedesca dell'inno di Garibaldi: Die Gräben sind offen, die Toten erstanden... 

 

 || > Inno di Garibaldi

Alfredo Venturi
É nato a Bologna, vive in Toscana. Laurea in Scienze politiche. Giornalista (il Resto del Carlino, La Stampa, Corriere della Sera) attivo in Italia e all'estero. Ha trascorso in Germania il decennio che comprende la riunificazione. Editorialista del settimanale Azione di Lugano. É autore di numerosi saggi di ricerca e divulgazione storica.
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