Come mai agli intellettuali progressisti tedeschi piacque (tanto) Garibaldi - Italia e Germania hanno in comune l'avere raggiunto l'unità nella seconda metà del diciannovesimo secolo

Pagina 6 di 7: Italia e Germania hanno in comune l'avere raggiunto l'unità nella seconda metà del diciannovesimo secolo

     Fra i grandi paesi europei, Italia e Germania hanno in comune l'avere raggiunto l'unità soltanto nella seconda metà del diciannovesimo secolo, e l'averlo fatto a partire da entità statali destinate a guidare il processo, il Piemonte e la Prussia.

BCOtto von Bismarck (a sinistra) e Camillo Benso di CavourMa le due vicende sono state del tutto dissimili, così come profondamente diversi furono gli artefici dell'evento unitario, il principe Otto von Bismarck e il conte Camillo Benso di Cavour.

Autoritario il primo e insofferente del vincolo parlamentare, liberale il secondo e abilissimo nel confrontarsi con l'assemblea rappresentativa.

Da una parte l'obiettivo raggiunto durch Eisen und Blut, attraverso una guerra fortemente voluta, dall'altra un prodigio di abilità diplomatica accompagnato dal disinvolto sfruttamento del volontarismo garibaldino.

I due eventi unitari si realizzano il primo contro la Francia, il secondo grazie al contributo francese: eppure condividono il connotato anti-austriaco.

In una lettera del 1861, l'anno dell'unità d'Italia, al ministro degli esteri prussiano Albrecht von Bernstorff il futuro cancelliere imperiale, allora ambasciatore a San Pietroburgo, scriveva che “se non fosse già nato per conto suo, il regno d'Italia dovremmo inventarlo noi”.

L'unificazione influì sulla percezione tedesca dell'Italia
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Alfredo Venturi
É nato a Bologna, vive in Toscana. Laurea in Scienze politiche. Giornalista (il Resto del Carlino, La Stampa, Corriere della Sera) attivo in Italia e all'estero. Ha trascorso in Germania il decennio che comprende la riunificazione. Editorialista del settimanale Azione di Lugano. É autore di numerosi saggi di ricerca e divulgazione storica.
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