Enzo di Svevia, ventinove anni da re e ventitré da prigioniero

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     Quando lo sventurato ostaggio dei guelfi muore, nel 1272, il sogno italo-germanico di Federico II è ormai in frantumi: sei anni prima l'altro suo figlio naturale Manfredi è caduto in battaglia a Benevento, poi il giovanissimo duca Corradino è stato giustiziato a Napoli dai francesi chiamati dal papa. Bologna tributa onori solenni al suo ospite forzato, il corpo imbalsamato viene sepolto nella basilica di San Domenico.

    La figura leggendaria, pre-umanistica e pre-romantica, del principe tedesco innamorato dell'Italia nonostante la lunga prigionia ispirerà scrittori, drammaturghi, poeti. Giovanni Pascoli gli dedicherà un racconto lirico rimasto incompiuto, le Canzoni di Re Enzio.

Nei primi anni del Novecento questo personaggio così intensamente drammatico sarà al centro di un'opera di Ottorino Respighi e di un film muto di Giuseppe De Liguoro.

A quasi otto secoli di distanza il suo fascino è intatto: Enzo impersona quell'intreccio fra vicende germaniche e italiane che punteggia la storia dei due Paesi, e spesso aiuta a capirla.

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Alfredo Venturi
É nato a Bologna, vive in Toscana. Laurea in Scienze politiche. Giornalista (il Resto del Carlino, La Stampa, Corriere della Sera) attivo in Italia e all'estero. Ha trascorso in Germania il decennio che comprende la riunificazione. Editorialista del settimanale Azione di Lugano. É autore di numerosi saggi di ricerca e divulgazione storica.
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