E' di Arminio dei Cherusci il primo voltafaccia

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     É qui che Hermann-Arminio, eroe o traditore a seconda del punto di vista, si prende la sua rivincita su quegli altezzosi patrizi romani che non lo hanno mai preso sul serio anche se loro concittadino, barbaro com'è di origine. Un furibondo assalto sorprende le legioni in ordine di marcia. In un massacro senza fine e senza pietà, quindicimila i caduti, muore anche Varo certamente sopraffatto, oltre che dall'irruenza dei Cherusci e dei loro alleati che si avventavano urlando sulla lunga colonna romana, anche dalla consapevolezza che il suo uomo di fiducia, che pure ha dato tante prove di fedeltà, era in realtà il capo dei suoi nemici. Avevano dunque ragione gli uomini del suo stato maggiore che lo avevano avvertito invitandolo a non fidarsi del barbaro! Qualche giorno più tardi, quando la notizia giunge a Roma, ecco Augusto che si dispera aggirandosi nel suo palazzo: Varo, Varo, rendimi le mie legioni!... Poi ordina la rappresaglia, una spedizione punitiva che durerà sette anni al termine dei quali i romani rinunceranno a ogni espansione oltre il Reno: l'impresa di Arminio ha dunque fissato lungo il grande fiume il confine definitivo dell'impero.

Quanto al capo dei Cherusci ormai sacralizzato come Hermann, simbolo dell'identità nazionale germanica, sarà immortalato in una enorme statua di bronzo che contemplerà il teatro del suo trionfo levando la spada al cielo.

Arminio PonteFasi della costruzione del ponte sul Reno

     Ora il limes viene stabilizzato, lo oltrepassano frequenti scambi commerciali, a tratti c'è qualche confronto armato.

Alfredo Venturi
É nato a Bologna, vive in Toscana. Laurea in Scienze politiche. Giornalista (il Resto del Carlino, La Stampa, Corriere della Sera) attivo in Italia e all'estero. Ha trascorso in Germania il decennio che comprende la riunificazione. Editorialista del settimanale Azione di Lugano. É autore di numerosi saggi di ricerca e divulgazione storica.
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