Berlino blocca il Pd: "No alla cittadinanza facile dello ius soli"

La poliedrica Lia Quartapelle, la deputata dem che si schiera dalla parte di Trump a fasi alterne, intervistata a Berlino dal quotidiano Die Welt, ha espresso le sua idea sullo ius soli, che non è contemplato in nessun stato europeo, scatenando il panico tra i tedeschi. Per saperne di più volentieri pubblichiamo l'articolo ben informato di Roberto Giardina, scrittore e corrispondente di lunga data da Berlino.

di Roberto Giardina

emigrantiSollievo a Berlino per il risultato in Emilia Romagna. In Germania non è mai caduto un governo per una sconfitta in un Land, ma si sa che in Italia è diverso. Una buona notizia che la Lega sia stata frenata, un Salvini primo ministro a Roma è un incubo non solo per Frau Angela. E rassicurante constatare che i grillini siano avviati sul viale del tramonto. Anche qui non si riesce a bloccare i populisti dell'AfD, e  il loro successo nel settembre scorso in tre regioni della ex Germania Est rende ancora impossibile formare una nuova coalizione, evitando un'ammucchiata che renderebbe problematico governare.

Ma, le dichiarazioni di alcuni politici del Pd, provocano già inquietudine. Si torna a parlare di ius soli, che non esiste in nessun paese d'Europa, tanto meno in Germania. Se l'Italia regala la cittadinanza, si osserva, i nuovi italiani diventano di fatto europei, e un'ora dopo possono liberamente arrivare a Berlino, o altrove. E restarci. «Ein EU-Pass für jeden, der in Italien geboren wird?», un passaporto europeo per chiunque nascerà in Italia è il titolo allarmato della Welt. Il quotidiano pubblica un'intervista con Lia Quartapelle, deputata del Pd, e compagna di Claudio Martelli (si sposeranno in primavera a Tel Aviv). «Non è ammissibile che un bambino nato in Italia, che sia andato a scuola, dice l'onorevole, debba attendere i 18 anni per poter diventare italiano». La legge sulla cittadinanza italiana deve essere riformata, e su questo punto ha certamente ragione, troppo burocratica. Ma lo ius soli non è una scorciatoia ragionevole secondo i politici tedeschi, di ogni partito.

Sempre meno bambini stranieri hanno ottenuto l'agognato passaporto con l'aquila tedesca. E ciò provoca statisticamente il calo degli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza, Furono 248 mila, vent'anni fa, nel 1999 quando era cancelliere il socialdemocratico Gerhard Scrhöder, sono stati appena 112 mila nel 2018, ultimo anno in cui si hanno dati precisi, con un leggero incremento rispetto agli anni precedenti. Erano stati 94 mila dieci anni fa, e 107 mila nel 2015. Colpa della conservatrice Frau Angela? Ma fu lei a non chiudere le frontiere nel settembre 2015,  lasciando entrare un milione e centomila profughi in quattro mesi.

Come si sa, alle cifre si può far dire quel che si vuole. I tedeschi non sono spietati e negano la cittadinanza ai bambini. Al contrario, i minorenni, abbiano un mese o 17 anni, non vengono conteggiati tra quanti hanno conclusa la procedura per ottenere la cittadinanza. Perché la ottengono automaticamente quando il passaporto viene dato ai genitori. Non perché siano nati in Baviera o in Prussia. È quanto si finge di non capire da noi, e che preoccupa i tedeschi. La cittadinanza non sarà limitata a chi supera la licenza elementare ma, come è giusto a genitori e fratelli, perché non si possono separare le famiglie. Chi è nato in Germania da due genitori senza cittadinanza, ma che siano integrati, può iniziare la procedura autonomamente quando compie 15 anni.

La legge sulla cittadinanza è stata cambiata nel 2000. E ha reso più facile la procedura. Ha diritto chi risiede da almeno 8 anni in Germania (prima, 15 anni), non abbia commesso reati gravi, abbia un lavoro e parli tedesco, sia pure a un livello elementare, e superi un test di 33 domande per dimostrare che conosce la Costituzione. Domande elementari: ad esempio, chi fa le leggi, il sindaco o il parlamento, oppure le donne hanno gli stessi diritti degli uomini?

Se ottiene il passaporto il capofamiglia, diventano tedeschi la moglie, e i figli. Vent'anni fa, i cittadini della Ue a ottenere il doppio passaporto furono 4.400, due anni fa 36 mila. Un terzo dei passaporti concessi agli stranieri. Sono i britannici i più numerosi, 6.300, spaventati dalla Brexit. A loro piace la Germania, e l'Europa. Seguono i polacchi con 6mila, e i romeni 4.300). Tra i non europei, come è scontato, al primo posto troviamo i turchi (16.700), i profughi dall'Iraq (4 mila) e dal Kosovo (3.800). Mancano, come sempre, i dati per gli italiani: i residenti in Germania sono circa 600 mila, ma sono poche migliaia, mi dicono, quanti hanno chiesto la cittadinanza tedesca. Non siamo nazionalisti sfegatati: in quanto cittadini europei con il doppio passaporto non si ottengono diritti particolari. Se lo chiedessi potrei votare per Frau Angela o contro, tutto qui.

Roberto Giardina

Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. È presente su Berlin89 con la rubrica Pizza con crauti.  
Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. 

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