Berlino 30 anni dopo il Muro continua ad avere due cuori

“La riunificazione ha avuto anche dei perdenti e il passato va ancora elaborato”, dichiara Sabine Bangen, responsabile culturale dei Verdi.  La Jubiläumwoche, le celebrazione della caduta del Muro dal 4 al 10 novembre.

murogiardina 1940Per un´intera settimana, la Jubiläumwoche, dal 4 al 10 novembre 2019, Berlino festeggerà i trent´anni della caduta del “muro”, che divise la metropoli per “soli” 28 anni. Per ricordare il suo percorso irregolare, spesso assurdo, è stata posta una striscia in sampietrini rossastri, l´unico colore possibile secondo il codice della strada, ma non ci si ricordava più esattamente dove porli, e si dovette ricorrere alle precise  foto dei satelliti. La memoria sembra svanire ma la cicatrice resta, seppure invisibile.

Cinque anni fa, per celebrare il quarto di secolo, lungo il muro scomparso furono lanciati ottomila palloncini luminosi, una barriera di luce. Un bell´effetto simbolico, ma il prossimo novembre l´intera città si trasformerà in una sorta di museo e nei punti storici i berlinesi e i turisti potranno rivivere quel periodo.

“Si guarda ancora con occhi diversi, da est e da ovest, a quell´anno che portò alla fine della DDR”, spiega Tom Sello, il responsabile per lo studio della dittatura rossa. “Nei luoghi dove si svolsero fatti decisivi si racconterà e si spiegherà quanto avvenne”. Alla Alexanderplatz, alla Porta di Brandeburgo, alla Potsdamerplaz, sotto le mura del Reichstag sfiorato dalla barriera di cemento. Per le celebrazioni, il municipio ha stanziato dieci milioni di euro.

Come era prevedibile non è stato possibile riunire urbanisticamente le due parti della città che per mezzo secolo erano cresciute separate, ancor prima che nell´agosto dell´1961 si cominciasse a erigere il muro di cemento. Un monumento del XX secolo, non soltanto tedesco, ma che sparì con fretta eccessiva, distrutto dai bulldozer, e dai cacciatori di souvenir.

Era cemento di cattiva qualità, e il tempo ha fatto il resto. Oggi sopravvive per pochi metri intorno al Martin Gropius Bau, il museo, e per un chilometro e mezzo, all´est, grazie ai murales dipinti da artisti di tutto il mondo, la Ostside Gallery, che non si è avuto il coraggio di abbattere. In realtà non era il “vero” muro tra le due Berlino, ma una prima barriera, nel settore orientale, prima di un terreno seminato di mine, sorvegliato da cani lupo, e diviso da filo spinato, fino alla Sprea, che si sarebbe dovuta superare a nuoto.

Nulla è come allora. La Potsdamer platz era una distesa di sabbia, e di fango in inverno. Oggi vi sorgono i mini grattacieli di Renzo Piano, e vi si svolge la Berlinale, il Festival del Cinema. Doveva diventare il cuore della nuova Berlino, ma attira soltanto i turisti, stranieri e i tedeschi della provincia. Berlino continua ad avere due cuori.  “La riunificazione ha avuto anche dei perdenti e”, dichiara Sabine Bangen, responsabile culturale dei Verdi, “il passato va ancora elaborato”. 

“Quando i miei nipoti mi chiederanno che cos´era la DDR, risponderò: una nota a piè di pagina in un libro di storia”, mi disse Lothar de Maiziére, l´ultimo premier nei pochi mesi tra la caduta del “muro”, la sera del 9 novembre del 1989 e la riunificazione nell´ottobre del 1990. De Maiziére non era comunista, apparteneva al partito cristianodemocratico orientale, tollerato per dare un alibi alla dittatura.

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Non si poteva cancellare mezzo secolo di storia, la società in cui vissero 17 milioni di “altri” tedeschi. A lungo, chi ha cercato di ricordare è stato accusato di essere un nostalgico rosso, compromesso con il regime. Ma la storia non si cancella con le ruspe.

Il Palast der Republik, simbolo della dittatura, ma amato dai tedeschi orientali, è stato raso al suolo con la scusa che fosse inquinato dall´amianto, e al suo posto hanno ricostruito il Castello dell´ultimo Kaiser, ma è un falso.  Come falso è il Checkpoint Charlie, unico passaggio del muro riservato agli stranieri, rifatto alla meglio per i turisti.

Ora si vuole “ricostruire” il Palast, almeno simbolicamente per pochi giorni, come progetta Thomas Oberender, l´intendente dei Berliner Festspiele, il festival annuale di musica, danza, teatro che ha la sua sede principale in un teatro, all´Ovest. Fu costruito nel 1963 e effettivamente ricorda sia pure alla lontana il Palast, inaugurato nel 1976. Dall´otto al dieci marzo verrà ricoperto con un velo dorato, per ricordare il Palast, una specie di maquillage  ci si potrà illudere di far rivivere il passato.

Roberto Giardina

Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. È presente su Berlin89 con la rubrica Pizza con crauti.  
Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. 

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