A Est, a Ovest del muro

Tra il memoriale e un terabyte c’è l’esercito degli smemorati

La celebrazione dei trent’anni dalla caduta del Muro è un evento giusto. È giusto celebrare la rovina delle cose brutte. Ed è giusto celebrare perché facilmente si può dimenticarle.

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A  trent’anni dalla caduta del muro di Berlino occorre ribadire alcuni concetti. In un’Europa che pare faticare a mantenere solida la Memoria dei pochi decenni (caldi e fumanti) che ha alle spalle e con fazioni invadenti di destra estremista (presente in pressoché tutti gli Stati del vecchio continente), parole come diritti fondamentali, garanzie costituzionali e fratellanza tra i popoli perdono vitalità e aleggiano nell’aria solo come voci roche e gracchianti.

Chi è dolosamente smemorato è malvagio o estremamente superficiale, condizioni entrambe pericolose. C’è però una grande fetta di umanità colposamente smemorata e sulla quale urge far qualcosa.

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Nell’immaginario diffuso i nonni raccontano ai nipotini le favole della buonanotte e come adempiere al meglio all’obbligo dei compiti assegnati a scuola; ma esistono (non ancora per molto tempo) anche dei nonni speciali che hanno una memoria di ferro perché rafforzata dalle granate esplose, dai rastrellamenti del nemico e dai figli, genitori, vicini di casa e amici morti ammazzati. Questi nonni sono ex falegnami, ex dottori, ex maestri, ex contadini, ex operai, ex casalinghe... e sono diventati eroi e martiri della Resistenza.

È ancora tempo di far domande sugli avvenimenti che hanno preceduto il Trattato di Roma del 1951 e sarebbe fin troppo facile sfogliare un libro di storia per trovare le risposte, perché si correrebbe il rischio di ricavarne reiterate cantilene retoriche o (peggio) propaganda politica della peggior specie.

Oggi è ancora il tempo delle domande. Perché? Perché le risposte buone non si trovano quando la Memoria è ridotta a mera funzione psichica o a contenitore raccogli-ricordi. La Memoria non è una macchina per rimescolare immagini, sensazioni, emozioni, e non è soltanto il sostantivo femminile che sottolinea l’attività di apprendimento (più o meno fedele) di fatti e persone.

C’è stato bisogno di una metaforica pillola per aiutare a tenere in forza la Memoria, una pastiglia data non a chi sa bene ricordare ma a chi sa con facilità dimenticare, a chi è incapace di custodire il patrimonio di Libertà a caro prezzo conquistato. Perché c’è un’eredità da saper gestire, così come c’è una massa di negazionisti in giro per il globo terracqueo da sputtanare con le immagini e gli scritti delle donne e degli uomini che hanno vissuto gran parte del XX secolo, lottando per la pace e la creazione dei buoni valori universali.

Quel che è accaduto nel ‘900 è storia nota. O no? No, non lo è. Per tale assurda verità è essenziale estendere... anzi sublimare il significato di Memoria. Come? Lavorando, costantemente stimolando e persino imboccando, cucchiaino dopo cucchiaino, zollette di consapevolezza di ciò che oggi si è grazie a chi oggi non è più o sta per non esserlo. Perché non si è soltanto la professione che si svolge, il cellulare che si possiede, i programmi televisivi che si assorbono. Canzoni, vestiti, cibi, libri, amicizie, slang, scuola, ufficio, genitori... sono un piccolo mondo, ma tutti noi siamo anche quel passato che se dimenticassimo di portarci dietro, rischieremmo di trovarci al centro di un recinto di filo spinato attorno a un vuoto che è l’indifferenza per la storia e le pene altrui.

Storia… che non è solamente quella dell’Impero Romano o dei Sumeri, ma è la storia prossima, quindi nemmeno tanto remota, è quella dei nostri nonni che rischia di divenire vana avventura surreale e non dissimile da quei racconti sui pirati alla ricerca del tesoro nell’isola misteriosa.

Che cosa sta succedendo? Non siamo in grado di tramandare alle attuali generazioni le lotte combattute per spodestare l’orrore dittatoriale novecentesco? Ricordiamo il valore della caduta del Muro? Perché il Muro è stato eretto? E perché è stato abbattuto? Era solo un muro… quel Muro? No. No? E allora perché altre barriere (o recinzioni “protettive” dei confini) sorgono nel bel mezzo del continente europeo? Quanto è labile la Memoria Collettiva? In questa faccenda cos’hanno in comune la Germania e l’Italia?

La recente storia dell’umanità, quella circoscritta agli eventi bellici mondiali, assomma Italia e Germania nel peggior dramma della modernità e nel dovere di essere portatori sani di una Memoria a lungo termine. Sul problema in questione Germania e Italia non possono permettersi di soffrire del tipico deficit senile.

Grazie alla memoria conserviamo nel tempo i fatti appresi per recuperarli in base alle necessità pertinenti. Trattasi di un processo dinamico, inarrestabile, direi anche incontrollabile, che però implica l’inevitabile distorsione dell’oggettività. Tra suggestioni e malafede la gente spesso ricorda ciò che le fa comodo ricordare. Questo per quello che riguarda la memoria individuale. 

La Memoria Collettiva, invece, è più fragile, più vaporosa rispetto a quella individuale. L’individuo è padrone e custode dei propri ricordi; ma pur ammettendo che siamo tutti proprietari della Memoria Collettiva, chi è il custode “istituzionale” di questo importante tesoro? L’indeterminatezza di un soggetto-tutore della Memoria Collettiva ha reso indispensabile uno stratagemma; si è pensato bene di farla diventare tangibile, visibile, udibile, sensibile e sensoriale, come una nube passata allo stato liquido e poi a quello solido. E così che sono nati i Memoriali.

A cosa serve un Memoriale? Serve a tanto, anche a dare un significato visibile a parole come “odio”, “morte” e “rinascita”. Serve a non dimenticare, a far riflettere. E agli scopi in questione è importante l’allestimento scelto per imbastire il Memoriale, ma non per dare l’impressione di fare un giro museale, piuttosto per consentire al visitatore, occupato dalle mille e più o meno importanti faccende del quotidiano, di entrane a far parte di una dimensione inconsueta. I Memoriali sono delle vere e proprie macchine del tempo, azionate dall’energia derivante dalla riflessione profonda scaturita dalle impressioni emerse dalle testimonianze registrate.

Foto e filmati, oggetti e persino vagoni fanno comprendere quanto poco serva per annientare la dignità umana, quanto friabili siano alcune parole come “umanità” e “vita”. Coinvolgere, travolgere e sconvolgere sono le mire dei Memoriali, fino a provocare quel buon “silenzio pensoso” che incatena la lingua e annoda la gola. “Tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo”, diceva Primo Levi. Non serve aggiungere altro.

*Il terabyte un'unità di misura dell'informazione o della quantità di dati. Significa un’enorme quantità di memoria, non solo per uno smartphone ma anche per un PC.

 

Luca Manduca
È nato a Catania nel 1974. Maestro d'arte e grafico pubblicitario, laureato in giurisprudenza, tutor di diritto e economia, conciliatore. Attualmente vive a Milano, collabora col Centro Studi Berlin89 e scrive per la rivista Berlin889.
Autore del libro "Una sana ossessione - Tra gli eroi, i luoghi e gli incanti di Chiamami col tuo nome - (Cavinato Editore)
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